Criminalità e sicurezza: luci e ombre per la provincia lucchese

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LUCCA – «La percezione della sicurezza dei cittadini toscani  è uno dei capitoli principali su cui si gioca la scommessa della lista Popolo Toscano. L’obbiettivo: migliorare il lavoro in termini di implementazione della sicurezza svolto fino a questo momento dal Consiglio. Oggi però è necessario un maggiore contributo da parte della Regione Toscana nella lotta alla microcriminalità nella provincia di Lucca. Nel 2014 la classifica realizzata dal Sole 24 Ore che misura la vivibilità delle 107 province italiane vedeva il territorio lucchese al 102esimo posto (cinque posizioni sopra l’ultima in classifica) per valore di furti in casa registrati ogni 100.000 abitanti. Lo stesso dato che nel 2013 vede Lucca in fondo alla classifica». Lo dichiara il consigliere regionale Gian Luca Lazzeri membro della IV commissione Politiche Sociali che oggi fa parte del raggruppamento dei consiglieri regionali che aderiscono al progetto Il Popolo Toscano.

«I traguardi da raggiungere nel lucchese – sottolinea – sono ancora molti. A dirlo sono i numeri. Gli indicatori registrano infatti un peggioramento relativo alla voce scippi, borseggi e rapine, qui la provincia di Lucca si piazza nel 2013 al 95esimo posto e nel 2014 alla 96esima posizione. Tutto questo a fronte di una posizione invariata per quanto riguarda la qualità della vita, dove Lucca si è confermata a metà classifica. In poche parole a far cadere in basso le quotazioni della provincia lucchese sono i dati della criminalità. Tutto questo non può essere affrontato con una logica da sceriffi ma attraverso una presenza costante delle istituzioni all’interno delle situazioni di disagio che danno origini a reati e furti predatori.

A partire dal 2001 la Regione Toscana ha dato vita a una legge sulla sicurezza per promuovere la crescita della cultura della legalità, la formazione delle forze di polizia locale ma anche la promozione di bandi per l’installazione di sistemi di videosorveglianza nel territorio regionale. In altre parole gli strumenti legislativi per far fronte a questa emergenza esistono già: si tratta di utilizzarli e dare seguito con atti concreti al lavoro svolto fino a questo momento dal Consiglio Regionale».

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