Disturbi alimentari: ogni anno 9000 nuovi casi. Ecco come risponde la Toscana

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FIRENZE (di Marta Del Nero) – Secondo l’organizzazione mondiale della sanità ogni anno, in Italia, 9000 persone si ammalano di un disturbo del comportamento alimentare (DCA) e 1 su 10 muore. L’emergenza pare essere stata recepita dalla Regione Toscana che, da circa un decennio, ha dichiarato guerra al fenomeno con interventi mirati a promuovere percorsi assistenziali accessibili per la prevenzione e la cura.

Ne è un esempio la deliberazione del consiglio regionale del luglio 2008, concernente linee guida per la realizzazione di una rete integrata di servizi sul territorio e metodologie per una più proficua formazione professionale. Più recente la delibera presentata dalla vicepresidente toscana Stefania Saccardi e approvata dalla giunta il dicembre scorso, intitolata “le strutture residenziali psichiatriche e l’abitare supportato”, con l’obiettivo di promuovere percorsi residenziali per favorire processi di recupero dell’autonomia e delle abilità personali. Risorse pari ad un budget di 230.000 € sono, infatti, state messe a disposizione dalla regione per permettere alle Asl locali di presentare progetti di sostegno abitativo rivolte a individui con problemi di salute mentale, tra i quali si collocano quelli affette da DCA.

Interessante notare come quest’utlimo prospetto si ponga in linea con una recente dichiarazione dell’Aidap (Associazione italiana disturbi alimentazione e peso), che ha evidenziato la necessità di un maggiore e migliore utilizzo delle risorse finanziarie e l’esigenza di un approccio medico che non si limiti al ricovero ospedaliero. Sempre dall’Aidap provengono i dati relativi le percentuali di guarigione completa che si collocano al 50% per l’Anoressia nervosa e al 70% per la Bulimia.

Uscire dal vortice dei disordini alimentari è dunque possibile, ma data l’età sempre più bassa nella quale ci si incorre (12 anni) nonché l’estrema facilità, è opportuno servirsi di equipe specializzate e multidisciplinari che sappiano mettersi in contatto con bambini e adolescenti. E’ quanto si impegna a fare il settore di psichiatria dello sviluppo della Fondazione Stella Maris (Pisa), sorta nel 1958 come istituto Pedagogico e poi sviluppatasi nel più grande ospedale italiano di neuropsichiatria infantile, con una percentuale di ricoveri extra regionali del 30% circa.
“La giovane età dei nostri pazienti- spiega Sandra Maestro neuropsichiatra infantile, referente della sezione per la diagnosi e la cura dei DCA della Stella Maris- ci porta ad utilizzare un approccio diverso e più delicato, prediligendo in tutti gli stadi il contatto con le famiglie. Per accedere al centro – prosegue – è necessaria l’impegnativa del pediatra o del medico di base. Il percorso prevede una prima visita ambulatoriale da cui si avviano diverse soluzioni (ambulatoriale, day hospital o ricovero) a seconda della gravità”.

La dott.ssa Maestro sottolinea, inoltre, quanto sia importante, oltre all’approccio clinico, una campagna di sensibilizzazione. A tal riguardo merita menzione l’associazione “la vita oltre lo specchio”, nata a Pisa il 15 marzo scorso (giornata nazionale contro i DCA) col fine di “squarciare il velo di indifferenza che spesso avvolge questa malattia e le sue vittime”. L’unico modo per evitare che sempre più giovani soli si imbattano in siti ad alto rischio inneggianti le filosofie pro-ana (anoressia) e pro-mia (bulimia), camuffando le loro vere identità dietro la misura di altezza e peso: “vorrei svegliarmi dentro un corpo piccolissimo. Tornare indietro ed avere di nuovo 5 anni. Vorrei essere la cosa più piccola nelle braccia di qualcuno.”(1.73; 39kg)

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