Disturbi del linguaggio: ogni anno in Toscana 5mila nuovi casi, tra cui molti di dislessia e balbuzie

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FIRENZE (di Marta Del Nero) – Sono stati oltre mille i delegati provenienti da tutto il mondo che lo scorso 7 maggio hanno raggiunto il capoluogo toscano per la partecipazione al XI Congresso Nazionale della Federazione Italiana dei Logopedisti (FLI), protrattosi fino al 9 maggio in contemporanea col nono Congresso CPLOL (quello dei logopedisti europei).

Tre giorni di incontri dai quali è emerso quanto il consueto atto del parlare possa rivelarsi, per molti, una pratica difficile da acquisire. Sono, infatti, 700.000 (5000 solo in Toscana) i bambini colpiti ogni anno da un disturbo del linguaggio, tra cui spiccano dislessia e balbuzie. Una realtà che accomuna italiani e figli di immigrati, per i quali sarebbe ancora più doverosa la creazione di una rete di collaborazione tra famiglia e scuola.

Secondo Tiziana Rossetto, presidente della FLI, “al centro di tutto c’è l’efficacia di un intervento precoce per ridurre gli effetti cumulativi del ritardo del linguaggio, che può influire sullo sviluppo emotivo e sul comportamento del bambino”.

Sul fronte terapeutico l’imperativo da seguire è quello di non ricorrere a farmaci, la cura sarebbe, invece, rappresentata dal gioco. Differenti tipologie di gioco per differenti fasce d’età (1-3; 3-5), tra le quali si ricordano “le imitazioni”, in cui il bambino imita ciò che il logopedista o pupazzi dicono e il “far finta”, con la simulazione di situazioni e dialoghi di routine.

Non sono, però, solo i bambini a soffrire di disturbi del linguaggio,i dati rilevano, Infatti, che il 5% della popolazione italiana ed europea ne sia affetta, con numeri significativi tra gli anziani.

Sempre la Rossetto afferma che il problema sia dovuto all’aumento delle malattie neurovegetative, causate dall’allungarsi della vita media. Ciò comporterebbe disturbi di linguaggio ma anche disfagia, e altre patologie correlate che richiedono l’intervento logopedico, così come la riabilitazione dopo ictus o incidenti stradali.

Terminato l’excursus clinico, la presidente si sofferma su tematiche concernenti la professione, ricordando che il percorso per l’approvazione degli ordini professionali, con un pregresso di fatica e lavoro lungo 20 anni, non sia ancora concluso.

Altro elemento di spicco è quello relativo alla laurea. Ora è sufficiente una triennale, ma la FLI chiede che si arrivi a un percorso unico di 5 anni, evitando così che i logopedisti italiani rimangano esclusi dalla direttiva europea (in vigore dal 2016) che permetterà la libera circolazione dei professionisti della sanità. Se la situazione dovesse rimanere tale, per gli italiani non ci sarà possibilità di lavorare all’estero, mentre gli stranieri saranno abilitati ad esercitare la professione nella Penisola.

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