Ex Farmoplant, Arpat illustra il procedimento di bonifica dell’area

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MASSA CARRARA – Durante la visita in Toscana della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate, sono state illustrate da ARPAT la storia e l’iter di uno dei quattro procedimenti di bonifica del SIN di Massa e Carrara

Il procedimento di bonifica dell'area ex Farmoplant In occasione della visita, nel mese di febbraio 2017, della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate, ARPAT ha illustrato lo stato dell’arte dei 4 procedimenti di bonifica del SIN di Massa Carrara.

Dopo aver trattato il caso dell’area Syndial Spa, affrontiamo qui il procedimento relativo all’area ex Farmoplant, un’azienda nota, anche a livello nazionale, sia per il rischio industriale rappresentato, per il quale si effettuò anche un referendum consultivo tra la popolazione che si espresse per la sua chiusura, sia per la bonifica del sito.

Lo stabilimento, che ha avuto varie denominazioni (Apuania Azoto, Dipa Azoto, Montedison Diag, Farmoplant, Cersam), al momento della chiusura nel 1988 aveva circa 400 dipendenti diretti e 200 nell’indotto e si estendeva su di un’area di circa 550.000 m2 di cui 230.000 m2 occupati da impianti produttivi.

Le produzioni nell’area dello stabilimento sono state di due tipi:

  • dal 1939 al 1972 lo stabilimento produceva principalmente fertilizzanti e prodotti inorganici (es. Ammoniaca, Acido solforico, etc..) e, in minore quantità, vari composti organici;
  • nel 1972 la proprietà ha riconvertito le attività a seguito di lotte sindacali e pressioni politiche che ne hanno evitato la chiusura: tra il 1972 ed il 1975 lo stabilimento è stato quindi completamente ricostruito e dal 1975 al 1988 ha prodotto principalmente fitofarmaci.

Nel 1988, a seguito dell’esplosione di un serbatoio all’impianto di formulazione fitofarmaci, il Sindaco di Massa emise un’ordinanza di cessazione definitiva di ogni attività produttiva e di messa in sicurezza degli impianti; l’Azienda attivò conseguentemente le procedure per la bonifica dell’area.

Come previsto dal piano di bonifica degli impianti, le sostanze non altrimenti smaltibili furono incenerite nell’efficiente impianto di termodistruzione interno all’azienda, costituito da due forni verticali per l’incenerimento dei reflui liquidi e gassosi e da un forno rotativo per l’incenerimento dei solidi, da una sezione recupero calore, da una sezione depurazione fumi e dal camino per l’evacuazione dei fumi.

Nei vari progetti di bonifica elaborati da Farmoplant (che nel frattempo aveva cambiato ragione sociale in Cersam Srl), furono poi presentate le analisi del suolo e le proposte di bonifica degli inquinanti per i problemi individuati. Farmoplant eseguì a tal proposito circa 250 analisi di campioni prelevati da circa 100 carotaggi.

In assenza di normativa nazionale sugli interventi di bonifica, in un primo tempo (1992) furono presi come limiti di soglia gli standard della normativa olandese del 1983. Sulla base dell’esperienza di Massa Carrara furono quindi predisposte la Legge regionale 29/93 e la Delibera 167/93 in cui entrano per la prima volta in vigore dei limiti ufficiali di riferimento per le bonifiche.

Lo stabilimento fu suddiviso in aree funzionali, in qualche modo riconducibili ad aree di inquinamento omogeneo.

Dalle analisi della Farmoplant effettuate in contraddittorio con l’organo di controllo, emerse che, su un totale di 259 campioni esaminati, 38 presentavano concentrazioni superiori ai limiti tabellari regionali nelle seguenti aree: Gasometro, Impianti, Monte, Resine, Discarica.

A seguito di queste indagini fu riscontrata la presenza di inquinanti di due tipi:

  • organici (fenoli), circoscritti all’area Gasometro;
  • metalli pesanti nel resto dello stabilimento ed in forti concentrazioni nei magazzini dell’area Resine.

Furono quindi previste una serie di azioni per la bonifica del suolo e del sottosuolo:

  • biorisanamento destinato ad eliminare i fenoli presenti nell’area gasometro;
  • nelle aree dei magazzini inquinate da metalli pesanti, pulizia superficiale approfondita per le costruzioni con pavimenti in cemento e rimozione dello strato inquinato per i pavimenti in terra battuta;
  • protezione dagli agenti atmosferici per i “sassi blu”, ossia le masse desolforanti emergenti in alcuni punti della scarpata delle aree ex-resine e discarica;
  • procedure di vincolo di uso per alcune aree del sito in modo da evitare escavazioni e movimentazioni di terreno e da proteggere il sottosuolo (es. strade, parcheggi…).

Relativamente alle acque di falda, dal 1984 (quando lo stabilimento era ancora in pieno esercizio) è attiva una barriera idraulica, attualmente costituita da 6 pozzi/piezometri ubicati in diversi punti: 1 in area dell’impianto di depurazione GAIA S.p.a., 3 in area di proprietà Laminplast e 2 in area di proprietà Sila.

Le acque sotterranee estratte sono convogliate, tramite tubazioni, ad un serbatoio di miscelazione con conseguente scarico nel torrente Lavello mediante un sistema di troppo pieno; lo scarico delle acque è autorizzato dalla Provincia di Massa Carrara e sottoposto a controlli analitici periodici per valutarne le caratteristiche chimico-fisiche e le concentrazioni delle sostanze presenti sulla base degli inquinanti riscontrati.

Le attività di bonifica intraprese a partire dalla fine degli anni ’80 furono controllate da uno specifico Collegio di Collaudo e dai servizi USL dell’epoca; al termine di queste attività, la Regione Toscana, con Delibera 3785/1995, certificò l’avvenuta bonifica dell’area industriale dismessa ex Farmoplant di proprietà Cersam Srl, con alcune prescrizioni e vincoli d’uso di alcune parti del sito.

I controlli ambientali sono poi proseguiti nel corso degli ultimi 21 anni in funzione del frazionamento, lottizzazione e vendita di singoli lotti di terreni a soggetti privati per il riutilizzo industriale; inoltre, quando nel corso dei lavori di movimentazione e scavi del suolo e sottosuolo sono state rinvenute aree sospette, sono state compiute ulteriori indagini e risanamenti in circa 11 sub-aree.

Attualmente tutta l’area ex Farmoplant è ricompresa all’interno del perimetro del Sito di Interesse Nazionale di Massa e Carrara ed è stato oggetto di varie istruttorie nel corso delle varie Conferenze dei Servizi che hanno formulato varie osservazioni e prescrizioni. Di seguito riportiamo alcune richieste formulate nel corso delle ultime Conferenze del 3/12/15 e 20/07/16:

  • ai titolari delle aree riportate in un elenco è stato chiesto di attivare misure di prevenzione/messa in sicurezza eventualmente necessarie per la tutela sanitaria dei fruitori dell’area e di impedire la diffusione della contaminazione;
  • ad ARPAT è stato chiesto di presenziare agli scavi che saranno effettuati e di analizzare i campioni prelevati;
  • al Comune di Massa ed alla Provincia nell’ambito dell’art. 244 del DLgs 152/06 è stato chiesto di verificare ed aggiornare l’ubicazione, la ragione sociale e le attività delle aziende ricadenti nell’area ex Farmoplant, comunicando al Ministero dell’Ambiente eventuali variazioni per le notifiche di competenza.

Ultimamente sono state inoltre effettuate nuove caratterizzazioni di lotti di terreno di 5 proprietari diversi.

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