Falascaia, quattro condanne

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LUCCA – Quattro condanne, quelle del giudice monocratico del Tribunale di Lucca Valeria Marino, per i quattro responsabili, a vario titolo, dell’impianto di incenerimento di Falascaia. Scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione, reato questo previsto e punito dall’articolo 674 del Codice Penale, è stato il capo di accusa per gli imputati Pierre Marie Thierry Hubert, Enrico Fritz, Marco Albertosi e Stefano Danieli, condannati anche per il superamento del limite consentito per il rame, finito nelle acque superficiali e nel torrente Baccatoio. La pena, sospesa, è stata di sei mesi di reclusione e di 15 mila euro di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali. Risarcimento danni riconosciuto agli enti e alle associazioni che si sono costituiti parte civile,  Regione Toscana, la Provincia di Lucca, il Comune di Pietrasanta, il Consorzio di Bonifica Versilia Massaciuccoli, il WWF, da liquidarsi in diversa sede.  Gli imputati sono stati invece assolti per i reati di smaltimento di rifiuti pericolosi e il deterioramento delle acque del Baccatoio.

unnamed“La vera pena è la chiusura dell’impianto”, il commento del pm Lucia Rugani. L’inceneritore, sequestrato nel luglio del 2010, non è stato infatti più riaperto ed è ormai escluso dal piano regionale dei rifiuti e dalla pianificazione dell’Ambito territoriale (Ato Toscana Costa). Ultimo atto, oggi, in primo grado della vicenda relativa al’inceneritore di Falascia a Pietrasanta, messo sotto sequestro nel 2010 da parte della Procura di Lucca in seguito alla denuncia dei comitati ambientalisti riguardo i livelli di inquinamento emessi. Nel 2008 furono rilevati da Arpat una serie di sforamenti di diossina nell’ambiente ad opera dell’impianto di Tev,  oggi acquisito dalla multinazionale francese Veolia.

“E’ stata smontata l’ipotesi del delitto” il commento dell’avvocato Roberto Losengo, legale di Danieli,  che ha già annunciato di ricorrere alla Corte di Appello.

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