Fumi al campo Coni

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LUCCA – “Ieri, ci hanno inviato queste 2 foto scattate la sera dell’11 novembre 2015 verso le 17, al campo Coni. Come potete vedere, il campo è ancora frequentato da decine di giovani che vengono avvolti dai fumi, provenienti da quello che ormai potremmo definire, l’inceneritore di via delle tagliate o del campo Coni, inceneritore senza permessi, ma attivo da anni”. E’ Paolo Pescucci, attivista del Movimento 5 stelle a scrivere: ” Strano destino quello del campo Coni, dovrebbe essere un luogo dove i giovani, i bambini lucchesi respirano aria buona, all’aperto, praticando sport.
Ci domandiamo, interessa al sindaco Tambellini, ai suoi assessori e consiglieri comunali di maggioranza la salute dei giovani lucchesi? Potrebbero in teoria esserci anche i loro figli. Ogni tanto, forze di polizia, politici intervengono al campo nomadi, ogni volta sono segnalati mucchi di rifiuti e rottami. Ma il Sindaco, responsabile della salute pubblica è mai intervenuto concretamente? L’ASL, l’ARPAT, i volontari così solleciti ad elevare multe per i sacchetti di immondizia in altre parti della città, qua non passano. Questi materiali vengono spesso bruciati, in condizioni di assoluta insicurezza, per poterli rivendere sul mercato (ad esempio, ripulendo il rame dalla plastica e vernici) o per disfarsene evitando i costi di smaltimento. Con la possibilità che nubi tossiche, contenenti cosa? Vadano a finire nei polmoni dei nostri giovani atleti. Poi facciamo le campagne antifumo, poi vorremmo insegnargli cosa devono mangiare nelle mense scolastiche. Dire che su questo tema il Comune latita, è una costatazione di fatto, fatto che finisce col legittimare un’illegalità diffusa sotto gli occhi, e il naso, di tutti. Ma il discorso si potrebbe allargare anche al diffuso senso di insicurezza che ormai comincia ad avvolgere la città, ai continui furti nelle abitazioni.  Abbiamo un governo che con le leggi svuota carceri ha reso l’Italia polo di attrazione per i delinquenti che nel loro paese avrebbero vita dura. Ma qua, leggi permissive costringono i giudici a liberare o condannare alle cosiddette pene alternative, mariuoli che altrove si farebbero anni e anni di carcere duro. Almeno se non sanno affrontare i problemi avessero la buona creanza di togliere il disturbo”

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