Gdf in azione, Piccadylly sotto sequestro

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Nei giorni scorsi la Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica – Aliquota Guardia di Finanza – ha posto sotto sequestro preventivo l’Hotel Piccadilly di Firenze in esecuzione del relativo decreto emesso dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari in accoglimento della richiesta del pubblico ministero Vincenzo Ferrigno del pool specializzato coordinato dal Procuratore Aggiunto dottor Giuliano Giambartolomei, sequestro disposto per evitare l’aggravarsi delle conseguenze del reato di circonvenzione di persone incapaci.

Il sequestro ha interessato sia l’immobile che l’azienda ed il complesso dei beni organizzati per l’esercizio d’impresa, compresi i conti correnti, con contestuale nomina di un professionista come custode dell’immobile ed amministratore giudiziario dell’azienda, per non pregiudicare l’operatività della struttura alberghiera.

Le indagini svolte, partite nel novembre del 2013, indicano che un’anziana signora, M.B. ottantanovenne, vedova dal 1990 e senza figli, unica proprietaria di un albergo del centro cittadino ad insegna “Hotel Piccadilly”, situato nella zona di San Lorenzo e prospicente piazza Indipendenza, per diversi anni sarebbe stata ingannata, facendole credere di essere proprietaria della struttura anche dopo averla venduta, ed indotta dagli indagati a firmare svariati negozi giuridici, circa una decina, del tutto contrari ai suoi interessi così consentendo alle persone coinvolte a vario titolo nella vicenda di sottrarle la proprietà dell’albergo e la gestione dell’azienda a prezzi assolutamente irrisori rispetto sia al valore dichiarato in atti, di circa € 1.700.000,00, che ai valori di mercato verosimilmente maggiori, con un complesso intreccio tra compravendite, contestuali affitti “a compensazione di prezzo” delle stesse stanze che aveva appena venduto ed accordi di riduzioni di prezzo realizzati per cause dichiarate falsamente non conosciute dai beneficiari. Tutto ciò nonostante la donna, come si legge anche nel Decreto di sequestro preventivo, in base alle informazioni testimoniali assunte dalla Polizia Giudiziaria, all’analisi degli atti giuridici inerenti l’albergo nonché
all’esame testimoniale della signora, fosse “del tutto incapace di rendersi conto delle conseguenze degli atti che sottoscrive” per la “stoltezza degli atti giuridici della stessa compiuti in riferimento all’albergo, inteso sia come azienda che come struttura muraria”.
Il G.I.P. rileva che per la persona offesa si tratta di una condizione esistente almeno dal 2005 e tutte le indagini condotte indicano come il suo patrimonio sia stato spolpato o lo sia in ciò che ne resta.
Tra i cinque indagati rientra l’amministratore e socio di maggioranza della società di ristrutturazione edile costituita ad hoc per l’operazione immobiliare di acquisizione dell’albergo, che era riuscito anche a farsi rilasciare la delega per operare sui conti correnti della signora, la socia di minoranza della srl un albergatore ed il suo commercialista che sono riusciti ad ottenere l’affitto dell’azienda anche in questo caso con un minimo sforzo economico e sempre sfruttando le debolezze della controparte.
Questi, in cambio del suo patrimonio, hanno lasciato alla donna solo la possibilità di vivere in due piccole stanze dell’immobile, in compagnia di un cagnolino.

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