Gli antichi mestieri? Non si imparano sui banchi della scuola

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MASSA CARRARA – I mestieri della tradizione non si imparano a scuola. Se ancora ci fossero dei dubbi sul luogo di apprendimento di mestieri come l’agricoltore, l’ornista, il sarto, l’intrecciatore di paglia o l’artigiano del marmo, a chiudere una volta per tutte il dibattito è l’interessante rapporto “Costruire il futuro sulle trame del passato” elaborato dall’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa Carrara e dall’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia di Massa Carrara e presentato in occasione del convegno che si è tenuto all’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e la Ristorazione “G. Minuto” (info su www.isr-ms.ite www.ms.camcom.gov.it). Il 50% degli imprenditori è autodidatta e ha appreso il mestiere sul campo, il 37% è invece figlio d’arte e ha quindi appreso il mestiere nell’azienda di famiglia. Solo il 4%, quindi una parte veramente minima del campione, si è formata in un percorso scolastico. E’ esattamente da questi dati, evidenziati dal rapporto, che il territorio dovrà ripartire per dare risposta occupazionali ai giovani: “lo scollegamento tra scuola e impresa – analizza Vincenzo Tongiani, Presidente Isr – è un punto di debolezza ormai strutturale che non ci possiamo più permettere; gli antichi mestieri, i mestieri della tradizione, possono essere una possibile strada per dare risposte al tema occupazionale ed un volano per i giovani costretti a scappare dal nostro paese perché senza alternative”.

Tradizione, creatività, abilità tecnica, capacità imprenditoriale: sono queste le doti dei “maestri artigiani” che non possiamo permetterci di perdere anche alla luce del sempre meno scontato ricambio generazionale che ha interessato, negli ultimi cinque anni, il 12% delle imprese (il 4% in quelle gestite dagli under 50). C’è poi un altro fattore non trascurabile: nei prossimi il 17% delle imprese (20% nelle over 50) dovrà affrontare la successione: il 63% passerà il testimone all’interno della famiglia ma quasi 4 imprese su 10 non hanno ancora pianificato il loro futuro con il rischio concreto di smarrire altre tradizioni, saperi e manualità uniche. A preoccupare è inoltre un altro dato: il 19% degli imprenditori con più di 50 anni ha intenzione di chiudere l’attività nei prossimi anni.

L’indagine ha fotografato anche le principali caratteristiche aziendali: il 54% delle attività campionate nasce dopo il 2000, il 72% ed ha mediamente 3 addetti rappresentanti da 2 titolari-collaboratori famigliari e 1 dipendente. Circa 8 imprese su 10 fatturano meno di 100mila euro. 1 titolare su 3 è donna ma nelle imprese gestite da under 50 il tasso di femminilizzazione raggiunge il 44%. 1 su 4 è laureato (1 su 3 tra gli under 50), il 63% diplomato. L’indagine esorta il territorio a trovare soluzioni per il futuro “cercando nelle salde radici del passato”. E’ lì, tra i mestieri considerati erroneamente “poveri”, che possono arrivare risposte interessanti per il territorio partendo dall’attivazione di circuiti di tutoraggio e dalla costituzione di una rete di scuole degli antichi mestieri. “Le lavorazioni tipiche – spiega Dino Sodini, Presidente della Camera di Commercio di Massa Carrara – sono un vero e proprio attrattore turistico perché valorizzano la sinergia tra artigianato, creatività, agricoltura e turismo. E’ chiara la necessità di ricostruire un’identità nello sviluppo dell’economia di qualità ancorata alle esperienze più significative del nostro territorio”.

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