Grandi opere, blitz dei Ros: 4 arresti e 50 denunce

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FIRENZE – Un bliz, quello dei Carabinieri del Ros, coordinati dalla Procura di Firenze, che ha portato a 4 arresti e 50 indagati. Nel mirino degli inquirenti la gestione illecita degli appalti delle grandi opere, con reati contestati che vanno dalla corruzione alla induzione indebita e alla turbata liberta’ degli incanti.  Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite a Roma e a Milano, e l’inchiesta ha messo in luce un “articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici,imprese aggiudicatarie degli appalti ed esecutrici”.  Tra i 4 arrestati, come riporta l’Ansa. c’è il super-dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici (ora consulente esterno) Ercole Incalza, gli altri sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Agli indagati vengono contestati i reati di corruzione induzione indebita, turbata liberta’ degli incanti ed altri delitti contro la Pa. Tutte le principali Grandi opere – in particolare gli appalti relativi alla Tav ed anche alcuni riguardanti l’Expo, ma non solo – sarebbero state oggetto dell’ “articolato sistema corruttivo” messo in piedi dalle persone arrestate ed indagate dalla procura di Firenze e dai carabinieri del Ros. E’ quanto apprende l’ANSA da fonti vicine all’inchiesta. Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dalle prime ore di questa mattina a Roma e a Milano da parte del Ros, che contestualmente sta effettuando in diverse regioni perquisizioni di uffici pubblici e sedi societarie riconducibili agli indagati.  Sempre secondo quanto apprende l’Ansa anche dei politici figurano tra gli oltre 50 indagati. Secondo fonti vicine alle indagini non si tratterebbe tuttavia di politici “di primissimo piano”.

“La giornata del 16 marzo 2015 – si legge nella nota stampa del Comitato No Tunnel TAV Firenze- sta mostrando una Italia schizofrenica: mentre a Torino si sta celebrando un processo allo scrittore Erri De Luca per “istigazione al sabotaggio”, a Firenze l’inchiesta partita dalle indagini sul “Passante TAV di Firenze” sta mostrando, ancora una volta, il vero volto delle grandi opere inutili, cioè un enorme verminaio di  corruzione e pessima economia che sta contribuendo in maniera sostanziale al disastro sociale ed economico italiano. Le/i cittadine/i non possono che ringraziare la magistratura per aver sollevato il velo che copre il corpo in decomposizione del mondo delle infrastrutture. Le inchieste non fanno altro che confermare le denunce della cittadinanza attiva, in tutta Italia, che da più di un decennio sta indicando le gravissime anomalie del mondo delle grandi opere. Ovviamente dovremo aspettare di leggere le motivazioni dei provvedimenti da parte della magistratura, ma il quadro che ormai abbiamo sotto gli occhi è abbastanza chiaro: qui non si tratta di qualche mela marcia – come si affanneranno presto a dire molti esponenti politici – ma di una finestra spalancata su un sistema complessivo di malaffare. Ercole Incalza non è un dirigente qualunque: capo della Struttura di Missione del Ministero delle Infrastrutture sotto governi di tutti i colori, primo amministratore delegato di TAV S.p.A. che ha introdotto il sistema criminogeno del “general contractor all’italiana” e la spartizione del primo enorme regalo al sistema di grandi imprese parassitarie. Incalza ha presenziato a tutto il sistema delle grandi opere inutili che hanno parassitato parecchie centinaia di miliardi di euro agli Italiani.
Se, come pare, nessun politico è coinvolto nell’inchiesta, è tutta la politica nazionale e locale ad essere chiamata in causa. La magistratura ha svolto il suo compito, quello di scoprire reati commessi; al governo e al parlamento spetterebbe il compito di legiferare perché il sistema criminogeno che è stato messo in opera venisse smantellato.
Il Ministero del Tesoro dovrebbe cominciare a guardare cosa succede dentro le Ferrovie dello Stato, visto che ne controlla il 100% delle azioni: l’amministratore delegato Michele Mario Elia, di fronte alla denuncia del comitato fiorentino dell’esplosione dei costi del Passante, non ha trovato di meglio che minimizzare e affermare il falso dicendo che i cantieri fiorentini sono fermi. I lavori vanno avanti in maniera molto rallentata, ma i costi stanno volando alle stelle in maniera incontrollata davanti alla colpevole cecità della politica locale, nazionale e delle stesse FS. Il Governo del premier più querulo della storia repubblicana si spera trovi non solo battute di spirito, ma strumenti per smantellare completamente il sistema criminogeno delle infrastrutture e lo stesso decreto sblocca-Italia che è nella scia della “legge obiettivo”, uno dei più fallimentari provvedimenti degli ultimi decenni: le opere concluse sono solo l’8%, mentre il flusso di denaro verso il sistema politico-economico-mafioso si è mantenuto costante e generoso.  Ormai è chiaro a tutti: il sistema di deregulation delle grandi opere non è finalizzato ad una più efficiente realizzazione delle stesse, ma a garantire un generoso finanziamento del sistema parassitario che le gestisce. Ad una politica seria resterebbe solo una cosa da fare: sabotare questo vergognoso malaffare”.

“Prevedere il sequestro dei beni, il ritiro della cittadinanza e l’esilio per chi si macchia di gravi reati di corruzione”. A proporlo è il candidato a governatore per la Toscana Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, alla luce degli arresti di cui si è appreso oggi nell’ambito degli appalti per le grandi opere. “Non è accettabile che mentre la gente fatica ad arrivare a fine mese, a pagare tasse e bollette, lo Stato getti al vento miliardi di euro in corruzione – aggiunge Donzelli – per questi personaggi non deve esserci pietà, è giusto prevedere l’espulsione dall’Italia per chi commette un reato così grave: le norme della legge Severino non possono certo bastare”. “Per anni abbiamo tenuto in esilio i discendenti dei Savoia per un’assurda norma costituzionale – conclude Donzelli – non credo che qualcuno piangerà, se non i diretti interessati, se i corrotti non potranno più mettere piede in Italia”. 

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