Ictus, pochi minuti valgono una vita: al via la campagna regionale

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FIRENZE – L’immagine di un cronometro, e al suo interno un cervello che si deteriora col passare dei minuti. Nella lotta all’ictus, il fattore tempo è determinante. Per questo la Regione Toscana, per la campagna sull’ictus realizzata in collaborazione con ALICE, l’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, ha scelto di puntare sul tempo, sia per l’immagine – quella, appunto, del cronometro – che per il messaggio, che dice “Ictus, pochi minuti valgono una vita”.
L’invito è quello a riconoscere subito i sintomi e chiamare immediatamente il 118. Come riconoscere i sintomi? Lo spiegano in maniera efficace le piccole icone che compaiono su manifesti, locandine, brochure: bocca storta, braccio debole, difficoltà a parlare, difficoltà nella vista.
La campagna, varata in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’ictus, che si celebra il 29 ottobre, è stata presentata stamani dall’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, assieme al responsabile del reparto Stroke Unit e Neurologia di Careggi Domenico Inzitari, al presidente di ALICE Firenze onlus Alessandro Viviani e al presidente di ALICE Toscana onlus Luigi Rossi.

La campagna “Ictus. Pochi minuti valgono una vita”

Prenderà il via il 29 ottobre, Giornata mondiale per la lotta all’ictus cerebrale. L’immagine del cronometro e le iconcine con i sintomi da tenere d’occhio compariranno su dépliant informativi che saranno distribuiti nelle strutture sanitarie e in altri luoghi ad alta frequentazione; su manifesti affissi in luoghi di grande visibilità; sulle fiancate dei bus; su promo informativi on line. E sul sito della Regione Toscana all’indirizzo www.regione.toscana.it/ictus. L’associazione ALICE, che ha collaborato alla realizzazione della campagna informativa regionale, collaborerà anche nella diffusione del materiale prodotto. “La strategia della Regione Toscana per la lotta all’ictus – dice l’assessore Luigi Marroni – prevede un’azione sinergica tra la campagna informativa e il modello organizzativo clinico-assistenziale di presa in carico del paziente. La Rete Ictus che stiamo istituendo in Toscana ha l’obiettivo di ridurre, fino ad annullarlo, il ritardo evitabile di presa in carico e trattamento del paziente dopo l’evento acuto”.

Il modello più efficace di gestione dell’ictus è basato su un sistema integrato di assistenza che prevede una precisa concatenazione di processi di cura, nel percorso che dalla prevenzione conduce alla riabilitazione e al reinserimento sociale della persona colpita da ictus. Nella cura dell’ictus, il fattore tempo è decisivo e i sintomi non vanno sottovalutati, ma devono essere riconosciuti e deve essere chiamato immediatamente il 118, perché più tempo si perde più il cervello si danneggia. Contrariamente a quanto accade per l’infarto, non c’è nell’ictus un dolore che mette in allarme. I sintomi compaiono improvvisamente.

Diffondere conoscenza sull’ictus è di primaria importanza per ridurre i costi personali e sociali di questa malattia. Prevenzione per ridurre l’incidenza dell’ictus, riconoscimento dei sintomi, attivazione del 118, insieme all’utilizzazione dei percorsi di cura più appropriati, secondo quanto suggerito dall’evidenza scientifica, sono misure che potrebbero portare in Toscana a un risparmio quantificabile in 30 milioni di euro, e soprattuttto avrebbero una ricaduta positiva sui costi e sulla sofferenza fisica e psicologica dei malati e delle loro famiglie.

Ictus: le dimensioni del problema, in Italia e in Toscana

L’ictus cerebrale è una delle malattie più frequenti e gravi in termini di mortalità ed esiti invalidanti. In Italia, i casi di ictus sono circa 200.000 l’anno, e le morti attribuibili alle malattie cerebrovascolari sono 69.000 ogni anno. 930.000 l’anno le persone che ne portano le conseguenze invalidanti, e l’handicap conseguente all’ictus è causa di costi elevati per le famiglie, il sistema sanitario e la società intera. Il numero di DALY (Disability Adjusted Life Year), un indicatore che valuta il numero di anni di vita attiva persi a causa di morte prematura e disabilità, è di 4 DALY persi per ictus ogni 1.000 abitanti, per un totale di 230.000 DALY persi ogni anno in Italia. La spesa annuale per l’assistenza all’ictus cerebrale in Italia è stimata intorno ai 3,5 miliardi di euro.

In Toscana, i casi di ictus sono circa 10.000 l’anno. Nei paesi industrializzati la spesa diretta per l’ictus equivale allo 0,27% del Pil. Considerando che il Pil della Toscana è di circa 104 miliardi di euro, la spesa a carico del Servizio sanitario nazionale per l’ictus ammonta a circa 280 milioni di euro l’anno. Nella nostra regione l’ictus è responsabile dell’1,8% di tutti i ricoveri ospedalieri e del 2,7% di tutte le giornate di degenza. L’ictus è il secondo Drg (Diagnosis related group) della medicina interna in Toscana e questo significa che la stragrande maggioranza di questi malati sono ricoverati in medicina interna: il 70% si ricovera in medicina interna, il 21% in neurologia, il 3% in terapia intensiva, il 2% in geriatria, il 2% in neurochirurgia.

La spesa complessiva per il SSR è di 110.529.000 di euro per i primi due anni dopo l’evento acuto. La spesa complessiva per il SSR è di 63.000.000 di euro l’anno per i circa 2.100 sopravvissuti con disabilità moderata grave. Se tutti i pazienti con ictus acuto venissero ricoverati in stroke unit, ogni anno in Toscana si eviterebbero 800-1.400 morti o disabili gravi (con un risparmio valutabile in circa 15 milioni di euro l’anno), e 300-500 ricoveri in istituto (con un risparmio valutabile in 4,5-7,5 milioni di euro l’anno).

Prevenzione e informazione

La prevenzione dell’ictus cerebrale è basata sulle conoscenze, ormai molto avanzate, di una serie di fattori che aumentano il rischio della malattia. Oltre ai fattori non modificabili, vi sono fattori acquisiti come ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia, obesità, fumo, aritmie cardiache, molti dei quali collegati a stili di vita poco corretti: fumo, droghe, abuso di alcolici, consumo eccessivo di zuccheri e grassi animali, scarsa attività fisica. Molte di queste abitudini cominciano in età giovanile, per questo sono fondamentali interventi educativi che coinvolgano la famiglia e la scuola.

Un’indagine svolta dal Censis, coordinata dal Dipartimento di scienze neurologiche e psichiatriche dell’Università di Firenze, ha dimostrato che i livelli di conoscenza e consapevolezza da parte della popolazione nei confronti dell’ictus sono attualmente molto bassi. Fondamentale, nella prevenzione, il ruolo dei medici di famiglia. Il progetto regionale Chronic Care Model prevede un’azione specifica per l’ictus, che coinvolge appunto i Mmg.

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