Il Natale secondo il Vescovo: “Cristo come emblema delle periferie esistenziali”

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LUCCA – Queste righe, a firma del Vescovo Italo Castellani, per condividere con tutti qualche pensiero sul Natale ormai alle porte e per tentare di ricercarne, oltre quello teologico e pastorale, un senso attuale, immediato, frutto di quella necessità di aprire gli occhi ed il cuore sui “segni di speranza” di una storia che segna un profondo cambiamento del mondo e che ci sta dando una forte scossa.

“Il Natale, l’evento che ricorda la nascita di Gesù, ci riporta al mistero del Verbo di Dio che si è fatto carne, anzi che “si fa carne” per rivelare all’uomo di oggi il “chi è” di Dio, la sua verità fatta di eternità ed amore.

Ma come fare a raccontare all’uomo di oggi questa “Verità”? Come creare l’emozione dell’evento Incarnazione (Dio che si fa uomo!) in un tempo ed in una terra, a cominciare dalla nostra Europa, dove vorticosamente si ruota attorno all’economia (il profitto) e si è dimenticata della centralità, della sacralità della persona? Come aprire gli occhi –e non solo quelli del cuore, ma proprio quelli della vista– su un Dio che si fa “bambino”, “piccolo” e nasce nella periferia della città di Gerusalemme, emblema di tutte le “periferie esistenziali” della nostra epoca?

Allora, come ci suggerisce papa Francesco, proviamo a partire da qui per trovare un percorso che conduca all’incontro con il Signore Gesù, al senso attuale della Incarnazione. Sono proprio le “periferie esistenziali” segnalate da papa Francesco che ci orientano verso quei volti e quelle situazioni che ci inquietano, ci provocano, ci destabilizzano nelle nostre sicurezze, anche di fede…

È verso il mondo della sofferenza dei malati nel corpo, nella mente, nello spirito, nell’anima…; è verso l’ormai rilevante numero di coloro che la società considera “scarti”: i prigionieri, gli immigrati, coloro che sono preda delle infinite dipendenze ed abusi, coloro che vivono la drammatica povertà materiale, senza cibo, acqua, vestito, casa, disoccupati…;è allargando l’orizzonte verso le “periferie geografiche”, il Nord-Sud, l’Est-Ovest del mondo, le immense periferie delle grandi città (ma anche delle piccole); è incontrando anche il tema della salvaguardia dell’ambiente e dell’aver cura delle risorse della Terra…che scopriamo, aprendo gli occhi, un dato che ci aiuta in questo percorso, forse un po’ ruvido ma necessario.

Quando pensiamo al nostro tempo, alla sua condizione; quando proviamo ad aprire gli occhi su questo sterminato mondo di periferie senza l’illusione o l’allucinazione dei miti del progresso o delle mediazioni politiche, ci appare una situazione che è tale e quale quella del tempo di Gesù (e forse come lo è stata ogni epoca prima e dopo Cristo), cioè quella di una umanità che non ha ancora raggiunto il suo stato di “umanità” ma che resta invischiata e travolta da una tragica “disumanità”: è disumana la sofferenza subita e provocata, il conflitto, la guerra, la violenza, il disprezzo dell’altro, l’ingiustizia, l’idolatria del denaro e del piacere…; sono disumani gli stili di vita che impongono di consumare più di quanto abbiamo a disposizione e che negano a gran parte dell’umanità il necessario per vivere… e l’elenco potrebbe continuare chissà fino dove!

Pensando a Gesù, proprio in merito al suo agire, è facile riconoscere, nelle persone che Lui va a cercare e incontra, quali sono le “periferie esistenziali” oggi; viene anche spontaneo riconoscere che le azioni che lui fa mostrano e realizzano chi è il Cristo. Egli è il compimento di ogni attesa dell’uomo, della realizzazione di una piena umanità, di un uomo finalmente restituito a se stesso nella sua integrità interna ed esterna: il lebbroso è mondato, lo zoppo cammina, la mano pietrificata si apre, cessa il dominio del male, della malattia e della morte, c’è un pane misterioso che nutre una vita nuova, guarendo orecchio, lingua e occhio, perché l’uomo ascolti, comunichi e veda.

Nonostante la Redenzione che ci ha liberato e riscattato dalla nostra “disumanità”, restiamo –per scelta– ancora una società ed un mondo “disumani”: il sogno di Dio, di una umanità fatta di fratelli e sorelle, che si riconoscono tali e agiscono come tali, che rivolgono lo sguardo al Padre comune, rimane il sogno di Dio ma anche la concretezza del progetto del Regno, che è vedere e conoscere l’uomo e la storia con gli occhi di Dio.
L’Incarnazione è vedere l’umanità dal punto di vista di Dio e non dal nostro!

Come fare? Che strumenti utilizzare? Come agire? Sono domande complesse e la cui risposta è ancora più complessa. Tra le mille risposte possibili intravedo, come strumento e segno, la Chiesa che sogna Papa Francesco, che è quello che ha sognato e vissuto Gesù.

Una “Chiesa in uscita”, come quella dei primi cristiani; una Chiesa capace di prossimità, capace di manifestare la differenza rispetto ai popoli, una Chiesa povera, accogliente le diversità, senza potere, soldi,… che favorisca l’accettazione sociale e umana; una Chiesa umile, espressione di mitezza, dolcezza che guarda con simpatia al mondo e sa valorizzare tutto e tutti.

Una Chiesa che si fa carico anche della trasmissione alle giovani generazioni di questa visione del mondo, con la consapevolezza di quanto ciò sia difficile e al tempo stesso necessario. Questo mi sta particolarmente e profondamente a cuore per i giovani e le ragazze della nostra terra di lucchesia!

Nella condivisione fraterna di queste riflessioni natalizie, in unità di preghiera e di reciproca stima, auguro un Natale Santo a ciascuno di Voi personalmente, alle Vostre familiare e alla nostra Comunità Civile, alla nostra Città.

Vi benedico, con un abbraccio fraterno in particolare a quanti sono provati nel corpo e nello spirito”

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