Kefiah e occhiali a un corteo a Lucca: manifestante viareggina condannata a pagare 45.500 euro

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LUCCA  – “I decreti penali di condanna sono uno strumento odioso con il quale si cerca di rubare soldi a studenti, lavoratori e precari emettendo condanne pecuniarie senza che vi sia stato un vero e proprio giudizio. Alla faccia dei diritti costituzionali, in nome dei profitti, si cerca di rastrellare soldi saltando il dibattimento”. A scriverlo sul sito Osservatorio su Repressione e Carcere “Daniele Francesconi” è il Coordinamento Anticapitalista Versiliese.

“Il dibattimento processuale – prosegue la nota – è il luogo dove difesa e accusa si confrontano. Il decreto penale è invece uno strumento sbrigativo che cancella ogni spazio alla difesa. Repressione e stupidità fanno sempre di più il paio e non dobbiamo meravigliarci di quanto è avvenuto e di quanto avverrà nei prossimi anni. Dobbiamo avere, però, la prontezza di denunciare ogni azione repressiva. Con questo spirito, rendiamo noto che il 24 luglio 2014 è stato emesso un decreto penale di condanna per fatti risalenti ad una manifestazione del 19 dicembre 2012 a Lucca”.

Ad essere stati condannati sono un giovane studente di Capezzano Pianore e una ragazza di Viareggio. Il giovane è stato accusato di avere acceso e lanciato un fumogeno contro le forze dell’ordine e per questo è condannato alla pena di 2.500 eruo di ammenda in sostituzione di 15 giorni di reclusione. “Alla compagna – precisano gli Anticapitalisti – vorrebbero sottrarre una cifra ancora più considerevole. Accusata di travisamento del volto per portare una kefiah e un paio di occhiali è stata condannata a 45.000,00 euro in sostituzione di sei mesi di reclusione più altre 500,00 di ammenda per un totale di 45.500,00 Per entrambi la pena è stata sospesa con la condizionale il che significa che per il momento non sono obbligati a dare niente allo stato ma appena dovesse subentrare un altra condanna dovranno sborsare l’intera cifra. I due condannati hanno quindici giorni di tempo per presentare ricorso. Si tratta di un’azione repressiva che ha un duplice scopo quello di intimidire chi partecipa alle manifestazioni e quello di rastrellare soldi per tappare gli enormi buchi che la giustizia italiana ha accumulato in decenni di mal gestione. Ai condannati va la nostra convinta solidarietà crediamo che serva ben altro per scoraggiare chi vuole partecipare a cortei, manifestazioni o proteste”.

1 comment

  1. Antonella Ricchi 3 agosto, 2014 at 18:07 Rispondi

    Ci vogliono silenti, tutti quanti buoni davanti alla Tv, senza rompere le scatole ai palazzi. La gente che manifesta nelle piazze ha sempre fatto paura alle istituzioni, per questo tirano fuori queste assurde condanne.Solidarietà ai ragazzi

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