La ricetta di Rossi per uscire dalla crisi: “coraggio, meno austerità e lotta al sommerso”

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Il rapporto Irpet e Unioncamere sullo stato dell’economia toscana, presentato ieri, ha raccontato di una crisi i cui effetti hanno pesantemente influito anche sul 2013, ma non mancano le basi solide sulle quali poggiarsi per rialzarsi. Vertiginoso il crollo degli investimenti, con 30 miliardi tra pubblico e privato persi per strada dal 2009 ad oggi, corrispondenti ad un anno e mezzo che oramai è perso; a pagare il dazio più pesante è stata certamente l’industria, dove un posto di lavoro su cinque è andato perso. Una crisi con effetti devastanti sul mercato del lavoro: 158 mila disoccupati, di cui 45 mila tra i giovani.

Enrico Rossi, governatore della Toscana, dopo aver visionato il rapporto non ha dubbi sulla ricetta per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia: un passo più deciso con l’aiuto anche delle categorie economiche, contro il sommerso e l’economia illegale, “che mangia l’economia sana”, e un allentamento delle politiche pubbliche di rigore e austerità volute dall’Europa e “che nel medio periodo non hanno pagato”, definite da Rossi “giuste sulla spesa corrente, ma non sugli investimenti”.

“L’economia sommersa che è un autentico cancro va assolutamente alzato il tiro. Lo dobbiamo fare tutti insieme – ha spiegato – ma non meno impegno va messo per cercare di risolvere quel dramma che rischia di affondarci e che è la disoccupazione giovanile. Anche con il coraggio di battere sentieri nuovi”.

“Tre anni fa ad ottobre, quando la crisi ha ripreso a correre e pesante si è fatto il taglio sulle risorse pubbliche, ho pensato che la Toscana rischiava di non farcela” aveva confessato poco prima Rossi dal palco dell’auditorium del Consiglio regionale a Firenze, all’inizio del suo intervento. “Ma ci siamo messi a testa bassa – ha proseguito – abbiamo cambiato tanti atteggiamenti, abbiamo rimesso in discussione tante scelte e dopo tre anni possiamo dire che la Toscana è in piedi e tiene”. “Adesso però – ammette – siamo ad un punto limite. Che alla pubblica amministrazione sia concesso di spendere un po’ di più: per ultimare le opere infrastrutturali che mancano, per potenziare il trasporto ferroviario o realizzare le terza corsie in autostrada dove servono”. Tutte opere bloccate o rallentate dal patto di stabilità e dalla spending review, ma a volte anche da “un eccesso di burocrazia”. Opere da mezzo miliardo che renderebbero la Toscana più competitiva e che “peserebbero con un mutuo solo per 40 o 50 milioni l’anno sui bilanci regionali”, dice Rossi. Come dire, si può fare. Basterebbe poco.

Intanto la Regione ha deciso di anticipare 80 milioni dal proprio bilancio per far partire subito i bandi dei fondi comunitari dei prossimi sette anni. “Soldi – ha spiegato Rossi – che daremo alle aziende che possono spenderli e sono in grado di farlo subito, per favorire nuovi investimenti”.

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