La serrata nel settore lapideo? La Cgil: “Un atto inaudito”

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Duro attacco quello della Cgil della provincia di Lucca in merito alla serrata degli imprenditori del settore lapideo di Lucca.

“Gli imprenditori del settore lapideo di Lucca e Massa Carrara – si legge nella nota – hanno proclamato la serrata per i giorni del 30 giugno ed 1 luglio 2014, in opposizione al Piano Paesaggistico della Regione Toscana. Un atto del genere è di inaudita gravità nel metodo e nel merito e la CGIL di Lucca lo condanna con fermezza. La serrata è un atto che comporta la sospensione dell’attività produttiva, senza retribuzione per i lavoratori. Il ricorso delle imprese a questo strumento, in contrasto con la Costituzione italiana e lo Statuto dei lavoratori, non avveniva che dagli anni che precedettero il fascismo. E’un atto che pregiudica ogni possibile confronto democratico, disprezza il sistema delle relazioni sindacali e contrattuali, priva ingiustamente i lavoratori di salario e di diritti. Se le imprese manterranno questa scelta, la CGIL di Lucca si opporrà con tutti gli strumenti sindacali e di tutela che la legge rende disponibili.Nel metodo è un atto sproporzionato e dirompente, degno del peggior populismo, sorprendente in quanto estraneo al sistema relazionale consolidato fra sindacato ed imprese nella nostra Provincia, una atto che evita il confronto sul merito, evocando strumentalmente scenari disastrosi di chiusura di aziende e licenziamenti.Il Piano paesaggistico, nato da un confronto comune fra istituzioni, parti sociali e giunta regionale, non contiene questi ingredienti, bisogna dirlo con chiarezza anche ai lavoratori.  Chiarezza sul merito e d’obbligo, da anni, prima nei confronti contrattuali, poi al tavolo del Distretto lapideo, si è sostenuto con la condivisione di tutti, imprese incluse, dotare di una disciplina organica il comparto lapideo, per lo sviluppo futuro dello stesso, valorizzandone la filiera attraverso una più diffusa lavorazione del materiale estratto, nelle aziende del territorio. Coniugando l’attività produttiva con il rispetto per l’ambiente, evitando il ripetersi di catastrofi ambientali, come quelle accaduta a Carrara alcuni anni fa. Il territorio, nella sua rappresentanza politica e sociale, non è stato in grado di produrre uno strumento organico che disciplinasse questa situazione, lo ha fatto la Regione Toscana, con un Piano che tiene conto delle varie esigenze, industriali, sociali, ambientali.Fare una serrata per respingerlo è oltrechè inaudito incomprensibile, a meno che non si preferisca preservare la condizione attuale, con evidenti contraddizioni e limiti in materia di regole nell’attività estrattiva e di trasformazione del marmo.Se è così lo si dica con chiarezza, non strumentalizzando il Piano ed i lavoratori, con affermazioni in buona misura gratuite. La situazione in atto sollecita ad avanzare proposte. Poniamo noi alle imprese argomenti sui quali sarebbe necessario riprendere una discussione da tempo interrotta:Il piano è sbagliato? Sappiamo tutti che c’è tutto il tempo ed il modo per ridiscuterlo. Ma non basta discutere del Piano, dobbiamo affrontare in profondità l’esame sul sistema economico del marmo, perchè esiste fra le 2 questioni un nesso imprescindibile. Quanta ricchezza e con quali modalità, viene prodotta dal sistema lapideo distrettuale? Quantifichiamola dato che sarà tutta tracciabile e certificata. Quanta di questa viene distribuita ai gestori ed ai proprietari delle cave e delle aziende di trasformazione e quanta alla comunità? Quanta ritorna sotto forma di occupazione stabile e qualificata? Quanta è impiegata in investimenti nella sicurezza dei luoghi di lavoro? Quale sistema s’intende adottare per la filiera, la vendita di materiale escavato ai migliori offerenti o quella della valorizzazione delle imprese locali, degli artigiani e dei lavoratori dotati di alta professionalità che rischia di perdersi per sempre se non recuperata e diffusa con piani industriali di filiera? La serrata è sbagliata, vigileremo sui diritti dei lavoratori, affinchè non siano strumentalmente coinvolti contro uno strumento che li tutela, come il Piano paesaggistico regionale. Proponiamo alle imprese, alle istituzioni, alle categorie economiche, alle forze politiche, l’apertura del confronto costruttivo e a tutto campo sul sistema lapideo, nelle sedi ritenute opportune, nel merito e nella chiarezza, di cui si avverte una grande necessità soprattutto fra i lavoratori”.

cgilLapideo

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