La Toscana scopre il luppolo. Nella regione culto dei grandi vini, è la birra la nuova frontiera

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La Toscana scopre il luppolo. Nella regione culto dei grandi vini, è la birra la nuova frontiera dell’agricoltura. Prodotta attraverso la lavorazione dell’orzo e gli altri cereali maltabili coltivati nei terreni aziendali, da qualche anno l’agri-birra è diventata qualcosa di più di un tentativo isolato da parte di alcuni produttori di esplorare un mercato nuovo dando al contempo sfogo ad una passione personale. In Toscana sono ancora i giovani imprenditori under 40 a sperimentare forme alternative di un’agricoltura al passo con i tempi e dei gusti del consumatore sempre più “attratto” dalle bionde e dal doppio malto. Una tendenza confermata dall’Istat secondo cui il 45,8% consuma birra, percentuale che sale vertiginosamente fino al 60,5% tra i giovani di età compresa tra 24-35 anni superando di 8 punti gli habitué del vino. Il consumo procapite è invece intorno ai 29 litri all’anno molto poco rispetto a paesi come la Repubblica Ceca con 144 litri pro capite, l’Austria 107,8, la Germania 105, l’Irlanda 85,6.

A dirlo è Coldiretti Toscana (info su www.toscana.coldiretti.it e pagine ufficiale Facebook) che, attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica, ha aperto le porte della distribuzione diretta alle piccole etichette dei birrifici agricoli nati grazie al decreto ministeriale 212/2010 che permette alle aziende produttrici la materia prima di creare una malteria o un birrificio aziendale e di considerare la produzione di questaamatissima bevanda attività agricola connessa. “Il nostro progetto – spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana – ha stimolato la nascita di una nuova imprenditorialità costruita con l’impiego dell’orzo aziendale in un contesto produttivo a ciclo chiuso garantito dallo stesso agricoltore. In questa situazione di grande dinamicità, a supporto della trasparenza dell’informazione dei consumatori, è però necessario qualificare le produzioni nazionali con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine, per evitare che vengano spacciati come Made in Italy produzioni straniere”.

Difficile fare una stima della coltivazione regionale di cereali orientati alla produzione esclusiva di malto: in Italia è complessivamente di circa 860.000 tonnellate di orzo nel 2014 su una superficie complessiva investita di circa 226.000 ettari. Ampliando il panorama, sono un’ottantina i microbirrifici artigianali in Toscana (fonte Microbirrifici.org), oltre 600 in Italia.

L’etichetta è la principale caratteristica distintiva delle piccole birre toscane che celebrano il territorio sfruttando il potete evocativo della “tuscanity”. A Firenze per esempio la prossima a nascere sarà la “Birra Firenze” che presto sarà presentata ufficialmente ai consumatori mentre tra le agri-birre pioniere c’è la “Birra Prato” prodotta dal Birrificio Granducato da Luca Squilloni a Prato. Le birre del Granducato richiamano gli Etruschi, “Camars” ed il territorio d’appartenenza, vedi la “Bisentina” dedicata al Bisenzio. Tra le neo nate in Toscana “La Diana”, la coraggiosa sfida di otto amici senesi (Artur Biagini, Costanza Bellini, Andrea Giangregorio, Michele Giangregorio, Andrea Guadagno, Francesco Mazzuoli, Francesco Mulinari e Christian Vagnoni) che si ispira a misteriose storie. “La Diana” è ottenuta principalmente con orzi distici coltivati nei terreni di Isola D’Arbia. Dentro la birra “La Diana”, che è anche il nome della Cooperativa, rivive la storia della città, di quel fiume sotterraneo semprecercato e mai trovato: citato da Dante nel XIII canto del Purgatorio e raccontato dai nonni come una delle leggende che anima la magia della città. La cooperativa agricola “La Diana” gestisce il primo birrificio agricolo di Siena in Via della Stufasecca, 1. Dal birrificio agricolo, alla birreria, dall’orzo alla birra alla spina ed in bottiglia tutto rigorosamente coltivato, lavorato e distribuito a Siena.

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