L’accoglienza dei profughi che funziona e integra

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FIRENZE. Sarà un racconto inedito dell’emergenza immigrazione e dell’accoglienza quello che si terrà a Palazzo Panciatichi a Firenze il 19 dicembre prossimo. “Oltre l’emergenza. Dall’accoglienza all’integrazione: il modello Toscano per l’Italia” è il titolo dell’iniziativa che il Consiglio Regionale della Toscana ha organizzato insieme al Cnec (Centro Nazionale Economi di Comunità) e al Centro Nazionale per il Volontariato in occasione della Festa della Toscana 2015. Un convegno che si tiene nella Regione che ha meglio risposto all’emergenza profughi. Una giornata per conoscere i numeri dell’accoglienza in Italia, approfondirne i problemi, diffondere con esperienze vissute della vita quotidiana l’integrazione dei migranti nella nostra società e le buone pratiche che terzo settore e amministrazioni locali portano avanti insieme. Fra gli ospiti il sottosegretario agli Interni con delega all’immigrazione Domenico Manzione.

Il programma dell’iniziativa

Si svolgerà nella Sala Gonfalone e Sala Gigli del Consiglio regionale Toscana e sarà condotto da Giovanni Anversa, giornalista e capostruttura Rai Tre. Tanti gli ospiti che animeranno i talk durante la giornata. Ad aprire saranno Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Mons. Vasco Giuliani dell’Arcidiocesi di Firenze, Padre Antonio Di Marcantonio, presidente del Cnec e Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale per il Volontariato.

La prima sessione, dal titolo “Il problema e la visione vedrà l’intervento di Mons. Mario Meini, vicepresidente Conferenza Episcopale Italiana, di Maurizio Ambrosini, dell’Università Statale di Milano, di Gennaro Migliore, parlamentare e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e Maria Grazia Giuffrida, segretario generale Cnec.

Nel pomeriggio la seconda sessione sulle esperienze e le buone pratiche introdotta dall’assessore all’immigrazione della Regione Toscana Vittorio Bugli. Interverranno amministratori locali e esponenti di cooperative che gestiscono insieme innovativi progetti sull’accoglienza. Fra le amministrazioni comunali toscane coinvolte i comuni di San Casciano in Val di Pesa, Dicomano e Villa Basilica. L’ultima sessione è intitolata “Oltre l’accoglienza” con l’intervento di Domenico Manzione, sottosegretario al Ministero degli Interni e autore del romanzo “In fuga” dedicato proprio ai temi dell’immigrazione. In conclusione, alle 17.30, nel cortile di Palazzo Panciatichi l’accensione delle Luci dell’Albero di Natale della Speranza.

Le storie di accoglienza che funziona e integra

Nel corso del convegno “Oltre l’emergenza. Dall’accoglienza all’integrazione: il modello Toscano per l’Italia” verranno presentate dagli amministratori locali toscani e dal terzo settore anche tre fra le tante buone pratiche di accoglienza del territorio regionale. Ecco le storie.

Dicomano, l’accoglienza è un metodo

Il centro di accoglienza e di ascolto “Sacro Cuore” di Dicomano è nato con una equipe completamente nuova: per tutti gli operatori lavorare a Dicomano sarebbe stata una esperienza di servizio verso le persone e verso l’altro in senso più profondo. Si trova in un convento di suore, con un’atmosfera di carità che aiuta gli operatori a scegliere di focalizzare il proprio operato sul bene dell’altro. Così nascono strategie educative e di accoglienza dove il rispetto umano e la fiducia sono le colonne, con un approccio circolare finalizzato all’integrazione. Si parte dalle sofferenze dei ragazzi, i profughi, le loro paure, i loro traumi, le loro risorse, e la loro diversità. Il primo obiettivo è l’integrazione interna dei diversi popoli presenti nel centro: bengalesi, maliani, gambiani, senegalesi. Poi l’integrazione con l’esterno, gli abitanti di Dicomano. L’organizzazione interna permette di vivere tutti insieme dignitosamente: pulizia dei luoghi comuni, cucina, spesa. Iniziano le riunioni interne e si arriva anche a votare per trovarsi d’accordo. Ad ognuno viene assegnato un turno per la pulizia, la cucina, i piatti e tutti gli aspetti della vita comune. Poi il tentativo di trovare un lavoro: prima con laboratori interni per strutturarsi in caso di incontro con il mondo lavorativo: la conversazione per imparare la lingua per i colloqui, enfatizzando la parte legata alla conversazione, eliminando la parte grammaticale e di scrittura. È un rinforzo alla scuola di italiano che i ragazzi già frequentano. Quello di cucina è orientato anche all’igiene e alla differenziazione dei rifiuti. La creatività è sollecitata grazie al laboratorio di disegno, culminato con opere realizzate su tela. Non manca il giardinaggio con l’orto che valorizza le radici dei paesi di origine dei ragazzi. Tra i laboratori più pratici quello di falegnameria dove vecchi mobili usati vengono restaurati, permettendo di usare vernici, strumenti per il carteggio e utensili per montaggio. Infine sono i ragazzi stessi ad occuparsi della prima accoglienza dei nuovi ospiti. Gli operatori svolgono frequenti riunioni con i ragazzi in gruppo e in plenaria e ognuno di loro ha un colloquio individuale con gli educatori una volta ogni 15 giorni. Le attività e le relazioni del Centro vengono condivise con il territorio di Dicomano: come la festa medievale e le attività di volontariato con le associazioni e il Comune.

Oxfam in Toscana, le storie dei ragazzi

Oxfam Italia, in collaborazione con Prefetture ed Enti Locali, sta accogliendo nel territorio toscano 125 migranti richiedenti asilo provenienti da Mali, Nigeria, Eritrea, Gambia, Sudan, Pakistan, Guinea Bissau, Guinea e Ghana, e che stanno intraprendendo le pratiche per la domanda dello status di rifugiato. Una pratica di “accoglienza integrata”, che mira a garantire misure di assistenza e protezione della singola persona e a favorirne il percorso verso la richiesta di asilo e la conquista della propria autonomia. Oltre a vitto e alloggio, queste persone beneficiano di servizi d’informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, all’interno di specifici percorsi individuali. La maggior parte dei migranti (63 persone) risiede in alcuni appartamenti dei comuni di Arezzo, Subbiano e Castiglion Fibocchi, in provincia di Firenze; in provincia di Firenze invece 32 migranti sono alloggiati in un ex-albergo a San Casciano Val di Pesa e altri 30 sono distribuiti in appartamenti nei comuni di Vicchio e Firenze.

Demba Doukara (qua la sua video testimonianza: https://www.youtube.com/watch?v=zs7vIDjJVKM) pensa sempre alla Mauritania: è lì che la sua compagna e sua figlia si sono rifugiate mentre cercavano di raggiungere le coste del Mediterraneo. Erano partiti insieme dal Mali, dopo che la famiglia di Demba era stata sterminata dai ribelli Tuareg, e si sono persi di vista mentre fuggivano attraverso il deserto. Demba ha continuato il suo viaggio, insieme alle due sorelline che erano rimaste insieme a lui: entrambe sono morte durante il cammino per mancanza di acqua e cibo. Rimasto solo, Demba ha raggiunto la Libia e, dove dopo un anno trascorso tra carcere e segregazione per il solo fatto di essere un migrante, è riuscito a imbarcarsi verso l’Italia. E’ approdato a Siracusa ed è stato poi trasferito nelle strutture di Oxfam nel comune di San Casciano. Qui studia l’italiano e spera di trovare un lavoro che gli consenta di restare in Italia: un’oasi di pace e tranquillità per Demba, finalmente libero dalla paura e dalla violenza, che spera un giorno di poter riabbracciare la sua famiglia.

Abu Chamb (qua la sua video testimonianza: https://www.youtube.com/watch?v=QhlegVkGCKk) è venuto in Italia nel tentativo di curare la sua gamba. Soffre dal 1992 di osteomielite, un’infezione che colpisce le ossa e le cavità midollari limitando fortemente le capacità motorie. Ha abbandonato il suo paese, il Gambia, dove aveva tentato inutilmente di farsi curare in ospedale, e si è imbarcato in Libia su una nave diretta verso l’Italia. Un interminabile viaggio della speranza su un’imbarcazione troppo piccola per contenere tutti i suoi passeggeri: tanti, meno fortunati di Abu, hanno perso la vita durante il tragitto in mare. Dopo che la barca è stata intercettata dalla Marina Italia, Abu è stato accolto ad Arezzo da Oxfam: segue varie terapie e le sue condizioni sono costantemente monitorate dagli operatori di Oxfam. Abu non è ancora guarito, ma ringrazia comunque tutti coloro che lo stanno aiutando in questo difficile cammino verso una vita priva di difficoltà e sofferenze.

Mohammad Qaader (qua la sua video testimonianza: https://www.youtube.com/watch?v=csu3uo1WLT0) ha 52 anni e viene dal Kashmir, la regione pachistana al confine con l’India che da troppo tempo è teatro di duri scontri fra i due paesi. Ha abbandonato il Pakistan quando suo fratello è rimasto ucciso in un bombardamento, e ha trovato rifugio in Libia. Ma la speranza di una vita “normale” durerà poco per Qaader, che nel 2014 è costretto a partire di nuovo a causa della guerra che sconvolgerà ancora una volta il Paese Nord africano. Un drammatico viaggio della speranza per mare verso l’Italia e, alla fine, l’approdo in Sicilia. Qaader è ora assistito nelle strutture di Oxfam Italia a San Casciano, in provincia di Firenze. Sta imparando la lingua e cerca attivamente lavoro. E, nel frattempo, spera di poter un giorno riabbracciare i suoi familiari che sono rimasti in Pakistan.

Nosa Samson (qua la sua video testimonianza: https://www.youtube.com/watch?v=rjMCnJ8eMLQ) ha perso tutto mentre cercava di raggiungere per mare le coste siciliane. Ha lasciato Abuja, in Nigeria, per sfuggire al conflitto che infiamma ancora il paese. E’ partito con la moglie, al tempo incinta di sei mesi, e insieme si sono imbarcati in Libia su un gommone diretto in Italia. La nave è naufragata pochi minuti dopo la partenza. Nosa è riuscito a salvarsi nuotando per oltre due ore: sua moglie, con il figlio che portava in grembo, non è stata altrettanto fortunata. Adesso Nosa vive ad Arezzo, all’interno delle strutture gestite da Oxfam per l’accoglienza dei migranti. Studia la lingua, cerca lavoro e spera di ritrovare in Italia una vita normale. In Nigeria sono rimasti ancora due figli, con cui non parla da ormai troppo tempo. “Prego il Signore che li possa un giorno rivedere: è l’unica cosa che potrebbe aiutarmi in questa situazione”, ci racconta.

Villa Basilica e i terreni recuperati

Dall’emergenza Nordafrica arrivano a Boveglio, un paesino di cento anime nel Comune di Villa Basilica in provincia di Lucca, otto profughi. Si integrano molto bene, instaurando un rapporto di collaborazione e servizio con gli abitanti e riprendendo in mano le coltivazioni tipiche. L’esperienza degli “Orti di Boveglio” si realizza grazie all’intraprendenza della comunità di profughi fuggiti dalla Libia ed ospitati proprio a Villa Basilica e grazie alla collaborazione del Comune, al programma della Regione Toscana, ai locali parrocchiali messi a disposizione dalla Diocesi di Lucca e al coordinamento della Cooperativa Odissea. Gli otto ospiti, sette dei quali di origine pakistana e uno indiano, chiedono ad alcuni proprietari abitanti di Boveglio, con la mediazione della cooperativa che segue il progetto, di poter recuperare tutta una serie di terreni lasciati incolti da anni, per realizzarci delle coltivazioni. In maniera del tutto spontanea è dunque nata una collaborazione tra la comunità “straniera” e quella locale, che risulta esemplare di come si possa realizzare un dialogo, concretamente, tra culture anche molto distanti tra loro. Oggi i profughi abitano in altre zone e continuano a lavorare nel campo dell’agricoltura e della ristorazione. Si è evoluta così una storia positiva di accoglienza e integrazione.

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