Lapideo, Fillea Cgil: “Le prossime settimane saranno importanti per decidere il futuro”

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LUCCA – MASSA CARRARA – Le prossime settimane saranno sicuramente importanti per decidere il futuro del settore del marmo nel nostro distretto lapideo di Lucca e MassaCarrara. L’adozione da parte del Consiglio regionale del PIT e della nuova legge 78/98 per disciplinare l’escavazione del marmo possono veramente diventare il volano per incrementare la lavorazione della filiera del marmo è incrementare l’estremo bisogno dei posti di lavoro nei laboratori e nelle segherie.
“Pertanto – si legge nella nota di Leonardo Quadrelli della Cgil Fillea – invitiamo la Regione Toscana a tener duro ed anzi a migliorare quella parte della futura legislazione ora in discussione che favorisce e premia quelle cave che si impegnano a lavorare almeno il 50% dei blocchi sul territorio. Questo obbiettivo, da raggiungere il prima possibile, non può essere disatteso o  ridimensionato. Naturalmente dovrà essere verificato da un sistema di controllo terzo di tracciabilità dei blocchi estratti. Credo sia questa ultima cosa, il controllo, che molti proprietari delle concessioni di cava , attuali e futuri,  non vogliano proprio avere.
Infatti si legge in questi giorni sulla stampa locale da parte di datori di lavoro e loro associazioni modifiche proposte ed aspre critiche alla legislazione regionale da adottare che hanno la pretesa, secondo me, di chiudere il “mercato” delle cave. Cercando di conservare lo status quo che ha portato in questi anni alla perdita di oltre 2000 lavoratori addetti alla trasformazione nella provincia di MS e 1000 in quella di Lucca. Sulla proposta avanzata dai datori di allungare nel periodo transitorio sulla riassegnazione delle cave niente di male. A patto che si impegnino, da subito, a lavorare in loco una percentuale di blocchi che deve essere definita e controllata da ente terzo che dovrà anche rendere rendere alla luce del sole e ai cittadini del territorio il risultato. Inoltre siamo contrari alla proposta di richiedere ancora 7 anni e più la concessione senza nessun vincolo di filiera. Perché in sette anni con le tecnologie moderne si rischia di escavare così tanti blocchi da invadere e saturare il mercato estero con danni ancor maggiori ai laboratori locali. Per quanto concerne la novità  dell’arrivo della holding Cpc della Famiglia Bin Laden sulle cave anche noi salutiamo positivamente la cosa e siamo ben felici di sentire i progetti di filiera sul territorio. Ma anche in questo caso si deve passare dalle parole ai fatti. Troppe volte si ascoltano  progetti faraonici mai poi all’ultimo momento rimangono sulla carta dei giornali. Quel che è certo , che la holding cpc è diventata proprietaria di tante concessioni di cava e di tanti blocchi di marmo. Blocchi  che può immediatamente e anche nel futuro,  se non si mettono regole esportare interi per lavorarli in Medio Oriente dove, aziende meccaniche del territorio hanno venduto ed impiantato moderni lavoratori di marmo. Quale meglio garanzia per tutti sarebbe mettere le regole che in ogni caso il 50% dei blocchi si lavorano sul territorio se si vogliono continuare a mantenere le concessioni? Pertanto invitiamo il governatore Enrico Rossi ad agire in tal senso con determinazione”.

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