Latitante da Catania: il boss ergastolano Concetto Bonaccorsi ‘u carateddu arrestato nel pistoiese

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PISTOIA – Latitante, colpito da ordine di esecuzione emesso a settembre 2016 dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Milano, dovendo espiare la pena dell’ergastolo per il reato di omicidio aggravato, associazione per delinquere di stampo mafioso ed associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, Concetto Bonaccorsi, già recluso presso il Penitenziario di Napoli “Secondigliano”, dopo avere beneficiato di un permesso premio di 3 giorni – dal 23 al 26 settembre 2016 – da fruire nella città di Napoli, esattamente presso l’Opera “Don Guastella”, non vi faceva rientro rendendosi irreperibile. Vista la caratura criminale del soggetto, ritenendo plausibile che la latitanza potesse essere collegata alla volontà di riprendere in mano le redini del gruppo mafioso, la Squadra Mobile di Catania aveva avviato immediatamente le indagini finalizzate alla sua cattura. Le investigazioni lasciavano intuire che il latitante potesse avere trovato rifugio lontano da Catania ove tuttavia rientrava facendovi brevi e fugaci sortite.

In effetti, a distanza di alcuni mesi le attività investigative si concentravano nella zona di Montecatini, nota località toscana dove Bonaccorsi poteva avere trovato rifugio. Ciò stante, il personale della Squadra Mobile di Catania, dieci giorni orsono si era trasferito nella cittadina toscana per proseguire le investigazioni. Sul posto, insieme al personale della Squadra Mobile di Pistoia, realizzavano una innumerevole serie di servizi che consentivano di individuare in un agglomerato di case della frazione del comune di Massa e Cozzile – Traversagna – il presumibile covo del latitante.  Gli investigatori nel pomeriggio di ieri, dopo un estenuante servizio di osservazione, notavano una donna – corrispondente alla fattezze fisiche della moglie di Bonaccorsi – affacciarsi al balcone di un appartamento sito al primo piano di una palazzina su due elevazioni ubicata in via Deledda. Trascorsa un’ora circa, notavano sul medesimo balcone la presenza di un uomo che si apprestava a preparare un barbecue. Avuta la certezza che quell’uomo fosse il latitante, gli uomini della Polizia di Stato circondavano l’immobile per impedire ogni possibile fuga.

All’atto dell’irruzione Bonaccorsi, trovato in compagnia della moglie, non opponeva alcuna resistenza. All’interno dell’abitazione sono state rinvenute e sequestrate una carta d’identità ed una patente di guida intestate ad un soggetto catanese abitante nel rione di San Berillo Nuovo. Espletate le formalità di rito, Bonaccorsi è stato associato presso la casa circondariale di Prato.

Concetto Bonaccorsi, insieme al fratello Ignazio (cl.1957), detenuto, è lo storico capo bastone dell’omonima famiglia, intesa “Carateddi”, dell’organizzazione Cappello – Bonaccorsi, e vanta un curriculum criminale di assoluto valore, annoverando pregiudizi penali per associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidi, distruzione di cadavere, reati in materia di stupefacenti ed armi, reati contro il patrimonio (rapine) ed altro.

Questo il profilo criminale di Concetto Bonaccorsi:

In data 11 luglio 1991, venne tratto in arresto, da latitante, presso il municipio di Valverde (CT) dove si era recato per contrarre matrimonio. Era ricercato perchè il 21 febbraio dello stesso anno aveva assassinato nel torinese due ladri d’auto colpevoli di avergli rubato qualche giorno prima una Fiat Uno turbo. I cadaveri dei due giovani vennero trovati in una discarica di Robassomero (Torino) con ferite d’arma da fuoco alla testa.

Nel febbraio 1993, nell’ambito dell’operazione “Pegaso”, riuscì a sottrarsi al provvedimento restrittivo, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di n.79 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso – clan Cursoti – omicidi, estorsioni ed altri reati, rendendosi latitante.

Il 21 aprile 1993, venne arrestato in flagranza di reato perché responsabile dell’omicidio di De Zorzi Marco commesso a Cassolnovo (Pavia). La vittima venne assassinata dentro l’ascensore dello stabile di via Toti n.3 e Bonaccorsi, all’epoca latitante, rimasto bloccato all’interno venne arrestato. In data 19.1.1995 con sentenza della Corte di Assise di Appello di Milano, per il citato delitto Bonaccorsi venne condannato alla pena di anni 23, mesi 9 e giorni 15 di reclusione.

Nel maggio del 1996, nell’ambito dell’operazione “Cuspide” venne raggiunto da o.c.c.c., emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania a carico di n.56 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio ed altri reati.  In data 18.2.2000, con sentenza della Corte di Assise d’Appello di Catania, venne condannato alla pena dell’ergastolo in ordine ai reati di omicidio e detenzione e porto illegale di armi da fuoco (commessi il 18.1.1991). Bonaccorsi era imputato, insieme al noto Miano Luigi inteso “Jimmy” e Caldariera Carmelo “Melo mezzalingua”, di avere cagionato, il 18 gennaio 1991, la morte di Barbera Angelo, all’epoca responsabile dei Cursoti, e compiuto atti idonei diretti a cagionare la morte di Palici Gaetano e Angiolini Mario, contro i quali venivano esplosi vari colpi d’arma da fuoco con fucili mitragliatori (marca Uzi) ed a pompa e con una pistola cal.357.

In  data 22.2.1997 venne condannato dalla Corte di Assise d’Appello di Catania alla pena di anni 8 di reclusione perché ritenuto colpevole dei reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

In data 6.2.2001, con sentenza della Corte di Assise d’Appello di Milano, è stato condannato alla pena di anni 30 di reclusione per omicidio in concorso, commesso a Milano il 18 dicembre 1990 in pregiudizio  di Maccarrone Angelo.

In data 23.10.2009,  Concetto Bonaccorsi è stato tratto in arresto dalla Squadra Mobile, di Catania nell’ambito dell’operazione “Revenge”, in esecuzione ad o.c.c.c nei confronti di n.49 appartenenti all’organizzazione Cappello – Bonaccorsi, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, estorsioni ed altro.

 

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