Luca Pedrali e gli Speleo Mannari conquistano il record italiano di immersione in profondità

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MINUCCIANO – Sono tornati dall’abisso. Vincitori. Sabato 7 dicembre intorno alle 14 lo speleosub di fama nazionale Luca Pedrali, accompagnato da altri 17 Speleo Mannari tra cui la moglie Nadia Bocchi (detentrice del record italiano femminile di profondità in immersione in grotta) ha conquistato il record italiano di immersione in profondità raggiungendo i meno 1360 metri di dislivello, al sifone finale dell’abisso Paolo Roversi, sulle Alpi Apuane, nell’alta Toscana.

Ecco chi sono le 18 “creature abissali” (come si definiscono sulla pagina Facebook) facenti parte degli “Speleo Mannari”, gruppo informale che raccoglie sportivi da tutta Italia e dall’estero: Luca Pedrali e Nadia Bocchi (Brescia), Gianmarco Innocenti (Lucca), Thomas Pasquini (Lucca), Riccardo ‘Zairo’ Nucciotti (Viareggio), Filippo Dobrilla (Firenze), Sandro Sorzè (Friuli Venezia Giulia), Filippo Felici (Friuli Venezia Giulia), Rubens Martino (Campania), Matteo Ingrassia (Piemonte), Stefano Calleris (Piemonte), Fabio Bollini (Repubblica di San Marino), Jorge Del Campo Adeva (Madrid – Spagna), Pascal Vacca (Toscana), Floriano Martinaglia (Locarno – Svizzera), Ivano Predari (Lombardia), Giuseppe Paolini (Orvieto), Mauro Regolini (Trentino Alto Adige).

I 18, hanno avuto assistenza in superficie da Cristiano ‘Naitis’ Corti (Reggio Emilia), dal medico e speleologo Remo Rossi (Viareggio) e dall’addetta alle comunicazioni Anna Benedetto (Lucca).

Il record è stato stabilito intorno alle 14 di sabato 7 dicembre, ma la prima delle tre squadre nelle quali era suddiviso il gruppo era entrata venerdì, per preparare il campo. È allora che i Mannari hanno dovuto constatare che qualcuno si era nel frattempo introdotto nell’abisso per togliere corde, piastrine e maglie rapide che erano state appositamente da loro piazzate durante precedenti visite all’abisso Roversi e durante il tentativo dell’11 ottobre, quando una bomba d’acqua li fermò a meno 1190 metri.

“Abbiamo conquistato il record – ha dichiarato Luca Pedrali all’uscita, la sera dell’8 dicembre – perché abbiamo lavorato tutti insieme, dividendoci i compiti, e in modo molto affiatato, nonostante il fatto che qualcuno abbia tolto le corde tra i -200 e i -700 metri, rallentandoci nella progressione dal momento che abbiamo dovuto riarmare il percorso scoperto”.

Ma quello che conta, è aver raggiunto l’obietto ed essere riemersi tutti, vincitori.

Ora il Monte Tambura non ha più segreti: l’abisso Paolo Roversi, che si estende per 1350 metri di dislivello, è conosciuto anche per gli ultimi 10 metri sommersi dall’acqua: un sifone “piccolo – come lo descrive Pedrali -, che scende e risale con un andamento ‘a Y’: infatti, sviluppandosi per 30 metri di lunghezza, a metà della discesa presenta la risalita, e nel punto più profondo, 10 metri appunto, una piccola sala. La fessura nella roccia che si trova all’uscita, è impraticabile. Quindi, un collegamento con altri abissi, di cui la zona è ricca, rimane solo un’ipotesi”.

Gli Speleo Mannari hanno lasciato sul fondo dell’abisso Roversi una scultura dell’artista fiorentino e speleo Filippo Dobrilla, e una scritta fatta con il carburo (di nessun impatto ambientale), per segnare l’evento. Così, a 460 metri sul livello del mare, oggi conosciamo grazie a loro un nuovo sifone, il “Sifone Mannaro”, appunto (in speleologia, la tradizione vuole che un luogo venga battezzato da chi lo scopre).

Gli Speleo Mannari ringraziano il Comune di Minucciano, e in particolare Giovanni Casotti, per la collaborazione, e il bar “Marina” di Gramolazzo, per il sostegno. Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!

 

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