Lucca, una città a prova di infarto

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LUCCA – E’ il momento degli anniversari per la Cardiologia lucchese e i numeri positivi confermano la sua leadership nel trattamento delle sindromi coronariche acute, con 900 casi assistiti ogni anno in ospedale, che si sommano alle altre numerose gravi problematiche cardiovascolari, come lo scompenso cardiaco avanzato, le minacciose aritmie, le temibili sindromi aortiche acute, le crescenti cardiopatie congenite e strutturali, che permettono di assicurare ben oltre i mille ricoveri all’anno.

Questi importanti risultati, che rendono Lucca compiutamente cardioprotetta, sono stati ottenuti dal gruppo di lavoro diretto da Francesco Bovenzi e composto da Mauro Lazzari, responsabile dell’Emodinamica, Andrea Azzarelli, Andrea Boni, Daria Brogi, Marco Cabib, Lauro Cortigiani, Cristina Gemignani, Davide Giorgi, Elena Gronchi, Eleonora Lami, Cristiano Lisi, Alessandra Mazzoni, Roberto Lorenzoni, Daniele Nosari, Cesare Volterrani.

“La nostra Cardiologia di Lucca – evidenzia Francesco Bovenzi – costituisce oggi un patrimonio culturale scientifico e organizzativo di assistenza ai cardiopatici di cui essere orgogliosi e che pone Lucca come sicuro punto di riferimento nella costituenda Azienda Toscana Nord Ovest.

I dati del 2014, infatti, mostrano che la mortalità ospedaliera per i pazienti con infarto miocardico più a rischio, ricoverati nell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) dell’Ospedale San Luca, è pari al 6,3 %. Una percentuale che scende al 6,1% nei primi sei mesi del 2015, ben al di sotto della media nazionale dell’8%. Sono risultati straordinari, testimoniati da una svolta tangibile dei recenti positivi numeri, che premiano anni di ricerca clinica, di impegno e di passione: La crescita degli ultimi anni è stata non solo formativa e professionale, ma anche di profonda umanizzazione e di riorganizzazione e responsabilizzazione del gruppo di lavoro”.

“Questo successo assistenziale – aggiunge Mauro Lazzari – è da ricondursi innanzi tutto ad un altro primato lucchese, che è quello della tempestività dell’intervento terapeutico: infatti nel 2014 oltre l’80% degli infarti più gravi è stato trattato in Emodinamica con angioplastica coronarica entro le prime 24 ore dal momento del ricovero, ma ancor più, nei primi 6 mesi del 2015 tale percentuale sale all’85%, ben al di sopra della media nazionale, proiettandosi verso gli standard internazionali di eccellenza.

Le tappe del progresso scientifico a Lucca sono scandite da momenti che vale la pena ricordare. Ben 45 anni fa, era il 1970, al vecchio Ospedale Campo di Marte di Lucca fu aperta, tra le prime in Italia, l’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica. L’infarto miocardico acuto e le aritmie cardiache conseguenti, spesso causa di morte, trovarono finalmente un luogo dove poter essere osservate e curate al meglio con farmaci, defibrillatori e pacemaker tanto che la mortalità per infarto, che a quel tempo era oltre il 30%, si ridusse drasticamente al 15%, più del doppio dei nostri giorni a Lucca.

Trent’anni fa in Cardiologia a Lucca si iniziò a curare l’infarto acuto con particolari farmaci efficaci per via endovenosa nello sciogliere il trombo e in pochi anni la mortalità passò dal 15% al 10%, dimostrando che la riapertura precoce della coronaria occlusa era essenziale per limitare i danni e, di conseguenza, ridurre la mortalità.

Ma forse l’anniversario – il decimo – che più di tutti non solo i medici, ma i cittadini di Lucca festeggiano per i tangibili risultati e le positive ricadute in termini di vite salvate, è quello dell’apertura nel 2005 dell’Emodinamica presso la Cardiologia di Lucca, opportunamente inserita nella rete di assistenza territoriale che unisce gli Ospedali della Piana e della Valle del Serchio.

Dieci anni durante i quali a Lucca sono state eseguite 11.000 coronarografie e 6.000 angioplastiche coronariche, molte delle quali in emergenza, necessarie per disostruire meccanicamente le coronarie occluse nella fase più pericolosa dell’infarto, cioè nelle primissime ore, quando ancora c’è cuore da salvare. Un anniversario onorato anche dall’acquisizione di nuove strumentazioni che garantiscono una svolta nella qualità del lavoro, conferendo maggior efficacia e appropriatezza agli interventi di diagnosi e di terapia delle coronaropatie.

Infatti, oltre alle nuove attrezzature radiologiche con cui nel 2014 è stata allestito il Laboratorio di Emodinamica del nuovo Ospedale San Luca, nel corso del 2015 la struttura è stata dotata di strumenti che consentono di guardare e studiare le coronarie dall’interno. Tra questi il sofisticato OCT (Optical Coherence Tomography) che utilizza raggi infrarossi e consente di visualizzare ogni minimo dettaglio della parete delle arterie e l’IVUS (IntraVascular UltraSound), un sistema di ecografia endovascolare che permette di misurare con grande precisione, sia l’estensione che le caratteristiche delle lesioni coronariche.

Infine, è stata aggiornata la tecnologia che consente una misurazione funzionale dell’effettivo flusso di sangue a valle di un determinato restringimento coronarico, chiamata FFR (Riserva di Flusso Coronarico). Con tale misurazione è possibile decidere con maggiore appropriatezza l’esecuzione di un’angioplastica”.

“Questi preziosi aggiornamenti tecnologici – conclude Mauro Lazzari – determinano misurazioni ancora più affidabili ed una grande tranquillità degli operatori durante gli interventi sulle coronarie e, combinandosi con la tempestività dell’intervento, rappresentano una garanzia sempre maggiore per i cittadini”.

 

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