Maxi evasione di 6 milioni di euro: i soci denunciati

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LUCCA – La Guardia di Finanza di Lucca, nell’ambito dell’attività di istituto volta alla prevenzione e repressione delle violazioni tributarie, con particolare riferimento al fenomeno dell’evasione fiscale a carattere internazionale, ha scoperto una rilevante evasione di imposte realizzata da due società residenti in Italia e nel Nord-Africa. Oggetto dell’indagine sono stati molteplici rapporti commerciali intrattenuti fra una società tunisina, facente capo ad un soggetto italiano iscritto all’AIRE e una società residente in provincia di Lucca, esercente attività manifatturiera. I primi sospetti sono nati dalla constatazione di un rilevante numero di prelevamenti per contanti eseguiti dall’amministratore della società tunisina da un conto corrente aperto in Italia e a quest’ultima riconducibile, le cui provviste erano assicurate da un considerevole numero di bonifici eseguiti dalla società lucchese in pagamento di importazioni effettuate dal territorio africano.

gdfNel corso delle indagini sono state eseguite due rogatorie giudiziarie con le corrispondenti Autorità Giudiziarie del Portogallo e della Svizzera, dalle quali è emerso che i soci della società italiana, avvalendosi di società fiduciarie elvetiche, avevano costituito nei predetti paesi rilevanti disponibilità finanziarie derivanti dai risparmi di imposta scaturiti dall’attività criminosa messa in atto anche attraverso la creazione nelle Seychelles, in Nuova Zelanda e negli USA di società a loro riconducibili, risultate emittenti di fatture ritenute oggettivamente false. L’attività ispettiva ha portato alla constatazione nei confronti della società lucchese di una maggiore base imponibile ai fini delle imposte sui redditi per circa 6 milioni di euro, nonché di 240 mila euro di base imponibile IRAP. I soci amministratori dell’azienda nazionale sono stati denunciati alla locale Procura della Repubblica per violazione all’art. 2 del D.Lgs. nr. 74/2000 per aver utilizzato fatture, relative a prestazioni di servizio in tutto e/o in parte inesistenti, emesse dalla società tunisina. I rilievi formulati alla società italiana hanno avuto riflessi sulle posizioni fiscali personali dei soci, ai quali sono stati constatati redditi di capitali ex art. 47 T.U.I.R. non dichiarati, derivanti dalla percezione di utili extracontabili generati dalla società, nonché alla constatazione della violazione, prevista dall’art. 5, co. 2, del D.L. n. 167/1990 (il cosidetto monitoraggio fiscale), relativa alla omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi di attività finanziarie detenute all’estero. In particolare nei confronti di ciascun socio è stato constatato un maggior reddito di circa  1.500.000 di euro oltreché l’omessa compilazione del quadro RW per € 850.000. Di oltre 3,5 milioni di euro è, invece, il reddito sottratto a tassazione dal cittadino italiano iscritto all’AIRE generato dall’attività illecita di emissione di fatture in tutto e/o in parte inesistenti, annotate dalla società lucchese. Le Fiamme Gialle, da ultimo, su disposizione dell’Autorità giudiziaria procedente, hanno infine eseguito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di 50 immobili (terreni e fabbricati), per un valore di oltre  2.500.000 euro, riconducibili ai soci ed amministratori della società lucchese.

Il sistema, come spiegato dal comandante provinciale colonnello Gianluca Filippi durante la conferenza stampa, consisteva in società fantasma,  fiduciarie e false fatturazioni con lo scopo di nascondere al fisco i proventi delle esportazioni all’estero, risparmiando in questo modo anche sulla tassazione per importazioni in Italia. L’azienda lucchese, del settore manifatturier, era perciò finita in una sorta di rete internazionale che ripuliva il denaro provento dell’evasione e consentiva guadagni che dire da capogiro è un eufemismo. Chiusa l’indagine il pubblico ministero Aldo Ingangi è vicino a a chiedere il rinvio a giudizio.

 

 

 

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