Meeting diritti umani, Rossi ai giovani: “Fatevi avanti, il futuro è vostro”

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FIRENZE – “Fatevi avanti che il futuro è vostro”. E’ con queste parole che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha concluso il suo saluto ai quasi diecimila studenti che da stamattina gremiscono il Palamandela per il diciottesimo meeting dei diritti umani. Un intervento con cui, in primo luogo, ha voluto salutare le delegazioni di studenti e insegnanti arrivati dall’Istria e dalla Normandia, per la prima edizione del meeting con una dimensione europea.

“Tre Regioni si sono messe insieme e hanno ottenuto un finanziamento dalla Commissione europea che consentirà di organizzare il meeting anche per i prossimi anni – ha ricordato il presidente – C’è anche un’Europa buona, insomma, quella degli Erasmus e degli incontri. L’Europa che ci ha dato 70 anni di pace e che ha consentito ai giovani di conoscersi. Poi abbiamo bisogno anche dell’Europa del lavoro”.

Pace, giustizia, accoglienza. E’ su questi grandi temi che si è soffermato il presidente, ricordando anche la frase biblica “Ama il prossimo tuo”. “Questa frase – ha sottolineato Rossi – non si riferisce a un prossimo astratto, ma al vicino che abbiamo. Il primo obbligo che abbiamo, allora, è stare in pace con chi arriva da lontano, in pace”.

E quindi l’agricoltura sempre più importante anche per il futuro della Toscana. “C’è una buona notizia, in agricoltura contiamo 10 mila posti di lavoro in più. E il governo regionale, insieme all’Unione europea, intende aiutare i giovani che vogliono tornare all’agricoltura. Questo è il nostro futuro, questo significa garantirci anche sicurezza, perché l’agricoltura non produce solo cibo, ci aiuta anche contro le alluvioni”.

Ed è in questo contesto che il presidente ha ricordato la decisione del governo toscano di impedire nuovo consumo di territorio. “I campi devono rimanere campi, non si deve più costruire dove non si è ancora costruire. Questa è la legge più importante che abbiamo fatto”.

Il meeting sui diritti umani toscano, il diciottesimo, inizia con un doppio inno: quello di Mameli e l’inno alla Gioia, cantato dai ragazzi e suonato dalla storica band della kermesse i “Canti erranti”. Inizia in un palazzetto dello sport, il Palamandela di Firenze, strapieno e gremito come non mai, in platea e sugli spalti: quasi diecimila ragazzi delle scuole superiori partiti di prima mattina da tutte e dieci le province toscane, posti a sedere tutti esauriti – già alle 10.45, quando alla stazione di Campo di Marte scendevano gli ultimi mille e duecento ragazzi -, altri in piedi o accomodati sui gradini.

Italia e Europa. E non per caso. Il meeting dei diritti umani della Toscana, dedicato quest’anno alla pace che si costruisce anche sullo sviluppo sostenibile, diventa infatti europeo, finanziato dall’Unione europea. A gennaio il format sarà esportato in Normandia e in Istria e dal 2015 si svolgerà in contemporanea nei tre paesi. Con ragazzi italiani che andranno in Francia – come alcuni studenti della della V D del liceo artistico Virgilio di Empoli o della IV B del Ceccherelli di Piombino, primi e secondi nel concorso bandito tra le scuole con i loro collage di video che sfilano sul grande schermo -, con ragazzi francesi che andranno in Croazia e croati, presenti stamani assieme ad un rappresentante della Normandia, in Italia.

Un motivo di orgoglio la dimensione europea assunta dal meeting, ma anche un modo per riaffermare qualcosa che dovrebbe essere scontato: ovvero che in un mondo globallizato, la sostenibilità prima di tutto è un obiettivo che per essere centrato ha bisogno di una dimensione globale.

Da Papa Francesco a Toro Seduto
Lo scrivono anche i ragazzi, sui lenzuoli colorati stesi dalla balaustre che diventano nuvole di pensieri. Citano papa Francesco: “Dio perdona sempre, l’uomo in parte e la Natura mai”. Usano le parole di Toro Seduto, il capo indiano che ci ricorda che il cattivo uso delle risorse naturali non è un’invenzione del Novecento. “Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo animale ucciso si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato in campo” diceva il capo dei Sioux. Hanno anche qualche soluzione. “Se io sono me più il mio ambiente, la condivisione è l’unica via di uscita”. Condivisione con gli altri e con il futuro, anche.

Una poesia per tutti
Arrivano sul palco i presentatori, introdotti dal padrone di casa Massimo Gramigni: lo storico ‘maestro’ e cantante Roberto Vecchioni, da quattro anni amico del meeting, e la new entry Camilla Raznovich, conduttrice sulla Rai della nuova edizione de “Alla falde del Kilimangiaro” ed altri programmi. C’è spazio anche per per la poesia, quella eterna e senza confini: una parentesi suggestiva, con Vecchioni che intona Pablo Neruda in un palazzetto al buio illuminato da migliaia di piccole luci. Un canto alla pace e una parola per tutti, un inno all’amore per il grano e i morti del Vajont, e una speranza: “che il sangue non torni ad inzuppare il pane”. Poi, sulle note anch’esse senza tempo di “Blowing in the wind” di Bob Dylan, il meeting ha inizio.

Il mea culpa di una generazione e l’invito a sprigionare le proprie energie, facendo ognuno la propria parte e le proprie scelte. Che iniziano proprio quando si è adolescenti.

Sul palco del Mandelaforum il sindaco di Firenze Dario Nardella, in vista dell’Expo 2015, invita a non parlare solo di consumismo e turismo ma a riflettere sulle diseguaglianze nel mondo, per fare qualcosa. “Sprechiamo 1 milione e 300 mila tonnellate di cibo, che è quattro volte quello che servirebbe a sconfiggere la fame nel mondo”. Che invece cresce, assieme ai poveri (e i miliardari). Come i profughi, con una famiglia che ogni minuto, anche oggi, viene sfollata dalla Siria.

“Vi abbiamo tradito – dice il professor Joseph H. H. Weiler dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, da quattordici mesi in Italia -. Vi abbiamo tradito inquinando e usando in modo irresponsabile l’energia del mondo, pensando solo al nostro benessere. E non ci sono scuse per questo”. Questo mondo si può però cambiare: “assumendo ciascuno un impegno a favore degli altri e lasciandosi coinvolgere dalla politica, senza lasciarla ad altri”.

Parole simili a quelle del professor Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale al Sant’Anna di Pisa, anche lui amico del meeting, che ricorda che “lo sviluppo sostenibile è possibile solo se lo sviluppo è uguale per tutti i paesi” e se una generazione evita di sprecare risorse “a danno di quelle successive, rubandogli opportunità”. “Rinunciando anche a qualcosa per sé”, se necessario.

Cibo giusto, cibo buono e pulito, cibo per tutti. E’ su questo tema – così centrale per la giustizia e la convivenza nel mondo – che sul palcoscenico del Palamandela questa mattina si sono succeduti interventi e testimonianze. Altrettante finestre su un modo che ancora non ha saputo affrontare e risolvere la questione della fame, nonostante lo sradicamento di questa piaga fosse l’obiettivo che la comunità internazionale si era proposta di raggiungere entro il 2015.

“Spesso si pensa che la fame sia un problema di chi nasce e muore povero – ha ricordato Vichi de Marchi del Programma alimentare mondiale – Questa è solo una parte della verità. La fame può essere anche il destino di chi non è povero, ma viene colpito da una guerra o da un terremoto, come in Siria o in Nicaragua”. E se Vichi De Marchi conclude con una citazione di Mandela – “L’istruzione è l’arma più potente che avete per cambiare il mondo” –, Francesco Mele di Slow Food propone l’evidenza delle cifre. “Al mondo siamo sette miliardi e mezzo e produciamo cibo per 12 miliardi persone, eppure una persona su sette soffre la fame. Ma la contraddizione più grande è che, secondo i dati della Fao, spendiamo 300 miliardi di dollari per disfarsi del cibo in discarica, otto volte di più di quanto spenderemmo per nutrire tutti”. “Non bisogna salvare il mondo, ma avere un’idea del mondo. E questo significa cibo buono e pulito per tutti. Significa riconoscere il valore del lavoro dei contadini”, conclude Mele.

E che questo non valga solo per terre lontane, ma sia una battaglia che investe tutti in prima persona, lo racconta Franco Diana, di Libera Terra. Un intervento, il suo, in rappresentanza di coloro che in Campania si stanno battendo contro gli avvelenamenti nella Terra dei Fuochi così come contro ogni pregiudizio. “Appartengo a una terra stuprata da patti scellerati con la criminalità organizzata, inquinata dai rifiuti di industrie di altre terre. Abbiamo imparato la forza della consapevolezza e della partecipazione e ora vi chiedo: non fatevi risucchiare dai luoghi comuni. Se rinascessi mille volte per mille volte vorrei appartenere alla mia terra, però sentirmi meno solo”.

Infine Roberto Barbieri di Ofxam, che ha richiamato l’importanza dell’informazione nella battaglia per il cibo e illustrato la campagna “Behind the brands”, sul ruolo delle più importanti multinazionali del cibo. “Pensate solo che le coltivazioni di zucchero coprono 31 milioni di ettari, una superficie grande quanto l’Italia. Sono terreni sottratti alla produzione di cibo, solo per bevande gassate che contengono ognuna sei cucchiaini di zucchero. In realtà però siete voi a scegliere. E a volte le nostre scelte non solo impediscono ad altri di scegliere, ma anche di godere dei loro diritti. E si può scegliere davvero solo se informati”.

– E’ toccato a Rossano Ercolini di Zerowaste Italy aprire la terza ed ultima parte del Meeting sui diritti umani, dedicata a cibo e rifiuti.

Ercolini ha detto che i numeri rivelano che se tutti gli abitanti della terra consumassero quanto gli statunitensi le risorse non basterebbero e servirebbero 4 pianeti, mentre se tutti consumassero come gli europei di pianeti ne occorrerebbero due e mezzo. Da qui la sua invettiva contro l’inciviltà dell’usa e getta e l’invito a ridurre i rifiuti e a non utilizzare imballaggi che non siano compostabili o riciclabili.

“Meno competizione e più condivisione – è stato il suo appello finale – perché il vento deve tornare a fischiare e tutti insieme ce la possiamo fare a far sì che questo sogno diventi realtà”.

Sonia Massari, del Gustolab institute, ha parlato di una doppia possibilità di scelta e di una presenza al Meeting di 50.000 0 70.000 e non “soltanto” 10.000 giovani, visto che ognuno dei presenti era collegato via web con numerosi amici. E ha invitato gli studenti a diventare attivi perché “il mondo è malato di cibo e occorre far fronte allo spreco alimentare recuperando e redistribuendo lungo tutta la filiera alimentare. Siate insomma dei nativi sostenibili”.

Chiara Marzaduri di Alce nero, che pratica l’agricoltura biologica, ha detto che il cibo lo si deve produrre per nutrire i popoli in modo corretto e ha citato l’esempio delle cooperative peruviane che stanno dismettendo le piantagioni di cocaina per produrre zucchero di canna biologico. “Per questo è importante – ha spiegato agli studenti – che voi chiediate chi ha fatto il vostro cibo e da dove viene”.

L’appuntamento al prossimo anno lo ha dato, in veste di presentatore, Roberto Vecchioni. “Il prossimo 10 dicembre – ha detto – avrò 72 anni, ma mi sembra di averne ancora quaranta”. Poi ha salutato tutti cantando la sua applaudissima “Sogna ragazzo, sogna” in cui tra l’altro confessa di conoscere poeti che spostano i fiumi con il pensiero. Un bell’invito e uno straordinario augurio ai diecimila presenti e festanti.

Il Meeting 2015 si farà in tre: è previsto infatti in contemporanea a Firenze, a Pola in Istria e a Caen in Normandia.


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