Moria di pesci a Lucca, il sopralluogo di Arpat

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LUCCA – Giovedì 25 settembre 2014 è stata segnalata una moria di pesci nel canale che corre lungo Via del Fosso (cosiddetto Condotto Pubblico) a Lucca.

Le morie di pesci rappresentano un evento sempre più frequente che può essere determinato da vari fattori: ambientali, infettivi, antropici. Per poter formulare una diagnosi che permetta di ridurre il fenomeno e controllarne le cause sono necessari tempestività di azione, personale qualificato ed integrazione tra i vari enti chiamati ad intervenire.

In un’ottica di gestione integrata è indispensabile che tutti i soggetti a vario titolo interessati operino in modo coordinato condividendo obiettivi e risultati ed evitando azioni scollegate che spesso hanno, come unica conseguenza, uno spreco di energie e di risorse. Per questo la Regione Toscana nel 2009 ha stabilito uno specifico protocollo di intervento per coordinare i contributi dei vari enti:

  • la Polizia provinciale a cui spetta l’effettuazione degli accertamenti preliminari e la valutazione delle possibili cause, in relazione alle quali coinvolgere altri enti: Servizio veterinario ASL, Comune, Laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico ed ARPAT.

attività e ruoli dei vari enti in caso di moria di pesci

In seguito alla richiesta della Polizia provinciale, operatori del Dipartimento ARPAT di Lucca, nella tarda mattinata del 25 hanno effettuato un sopralluogo verificando preliminarmente – verso le ora 11,30 – lungo Via del Fosso, presso la sortita sotto il Baluardo San Colombano, che il canale mostrava un livello bassissimo di acqua corrente (circa 5 cm) di colorazione giallo-bruna, con rare formazioni di schiuma.

I tecnici ARPAT hanno risalito il Condotto Pubblico lungo Via del Fosso, dove riscontravamo verso le ore 11,45 la presenza di alcuni pesci morti, per lo più di lunghezza compresa tra 10 e 25-30 cm, adagiati sul fondo del canale (stante il ridottissimo flusso di acqua insufficiente a trasportarli e/o a sommergerli). Procedevano, in corrispondenza della moria, a prelevare all’altezza del nr. civico 100 di Via del Fosso, un campione di acqua superficiale e ad eseguire misure di alcuni parametri, riscontrando presenza di ossigeno disciolto con tasso di saturazione superiore al 100%.

All’altezza di Piazza Varanini, dove il condotto pubblico mostrava un battente acqua di circa mezzo metro, i tecnici riscontravano presenza di numerosi pesci vivi, di dimensioni analoghe o superiori a quelli rinvenuti morti, concentrati appunto dove l’acqua aveva maggiore profondità; i pesci mostravano segni di sofferenza boccheggiando a pelo d’acqua, come pure concentrandosi lungo il flusso di arrivo di acqua fresca. Era presente schiuma che si dissolveva dopo pochi metri lungo il corso d’acqua.

Poiché oltre Piazza Varanini il Condotto Pubblico scorre interrato per attraversare le mura urbane e Via Buiamonti, non era possibile condurre in quei luoghi più precise osservazioni, al fine di verificare la presenza di immissioni nel canale; era comunque possibile riscontrare lo scroscio dell’acqua, plausibilmente dovuto ad un improvviso dislivello lungo il corso interrato del canale, al quale potrebbe essere imputata la formazione di schiuma.

Oltre le mura urbane, all’altezza dell’incrocio con il Viale Marti, le acque del condotto pubblico mostravano le stesse caratteristiche visive osservate lungo Via del Fosso, con valori di Ossigeno disciolto leggermente inferiori (86,6 % di saturazione) , mentre il battente di acqua risultava di una ventina di centimetri ed era riscontrabile la presenza di pesci vivi e di un paio di esemplari morti, trattenuti dalla vegetazione.

Risalendo il corso del Condotto Pubblico in direzione di San Pietro a Vico, in Via delle Ville all’angolo con Via Salicchi, in Via dell’Acquacalda presso l’ingresso della Ditta Gaddi S.p.A. ed in loc. Le Cateratte osservavano una situazione analoga a quella verificata a valle, senza riscontrare presenza di pesci morti.

In loc. San Pietro a Vico, presso l’ingresso della Cartiere Modesto Cardella S.p.A., le acque del condotto pubblico (che presentava ancora una modestissima portata) erano limpide ed incolori con concentrazioni di ossigeno leggermente inferiori (76,8 % di saturazione). Veniva prelevato un campione di acque superficiali.

Gli operatori ARPAT effettuavano una verifica all’interno dello stabilimento della Cartiera, verificando che lo scarico delle acque reflue di processo nel canale era attivo, che le acque scaricate erano leggermente gialle e che non formavano schiuma nel corpo ricettore.

Gli accertamenti condotti fanno supporre che la moria, che per quanto verificato non avrebbe riguardato comunque un numero elevato di esemplari, sia dovuta al basso livello delle acque e che la presenza nel canale di scarichi di acque reflue (sia industriali, sia verosimilmente domestiche, nel tratto più prossimo al centro urbano), in assenza della usuale diluizione, possa determinare, anche solo localmente e temporaneamente, un ulteriore peggioramento dell’habitat acquatico. Ulteriori considerazioni potranno essere fatte all’esito degli esami analitici.

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