Nautica Toscana, quale futuro?

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FIRENZE – “A seguito della chiusura dei grandi saloni della nautica registriamo alcuni dati complessivi di minimo incremento di fatturato, ma che non possiamo assolutamente valutare come una condizione di ripresa del settore. La nautica in Italia complessivamente fatturava circa 6 miliardi, oggi neanche la metà e anche gli ordinativi si sono dimezzati, con tutte le gravi ripercussioni che ha comportato sull’occupazione. In Toscana si stima di aver perso almeno 7000 dei 12000 posti di lavoro”. La riflessione, che riportiamo integrale, è del segretario regionale della Fiom, Massimo Braccini.  “Non pensiamo che sarà mai possibile tornare ai livelli dell’ante crisi, non solo perchè vi è stato un periodo “drogato”, ma anche perchè la globalizzazione è arrivata ad interessare questo settore, e quindi tutto è cambiato. La reazione alla crisi da parte di tante imprese c’è stata, molte sono le nuove gamme di imbarcazioni presentate ai saloni. Vi sono aziende che continuano ad investire e sono emerse nuove compagini societarie che hanno risentito anche dell’ingresso di soci stranieri. Gli yacht di grandi dimensioni stanno tenendo, lo confermano le 3 grandi commesse da 100 metri di Azimut Benetti, anche se poi andrà verificata la continuità degli ordinativi, così come altri cantieri stanno rivendicando spazi a Viareggio per poter produrre, mentre alcune aziende hanno capannoni vuoti. Questo pone seri interrogativi riguardo gli spazi e le aree a disposizione, nonché lo stesso rilascio delle concessioni. Ci vuole un’idea chiara di quale possa essere lo sviluppo futuro della nautica in Toscana, in un’ottica di sguardo al mediterraneo, e vanno fissate regole precise. La richiesta di frazionamento della Polo nautico di Viareggio, fatta attraverso il ricorso al Tar, che a quanto pare arriverà a sentenza entro la fine dell’anno, rischia di mettere in discussione le potenzialità di poter continuare a produrre imbarcazioni di una certa dimensione negli anni a venire, con tutte le conseguenze negative che ne conseguiranno. Sarebbe bene che il Sindaco di Viareggio, indipendentemente dalla situazione di dissesto, convocasse un Consiglio comunale straordinario per deliberare sulla tenuta dell’unitarietà della concessione nell’interesse del futuro del bene più prezioso che ha in mano Viareggio e che sta alla base di qualsiasi ripresa di sviluppo della città. Questa situazione mette in evidenza che sempre più le imbarcazioni omogenee non vi saranno. La differenza per avere un futuro si giocherà’ in termini di qualità’ del prodotto, nell’essere un gradino più’ in alto nell’innovazione, e quindi sulla qualità dell’occupazione. Il vecchio modello fondato spesso sull’appalto selvaggio e sulla riduzione del costo del lavoro è fallito. Ecco perchè, nonostante gli importanti investimenti, la situazione del cantiere Tecnomar di Carrara che ha rilevato NCA, non ci convince e deve risentire di attente verifiche sulle prospettive. Vi è’ quindi la necessità’ di costruire reti di imprese degli appalti, non imprese a rete, veramente autonome e svincolate dal rapporto subordinato con i cantieri committenti, dove il sindacato sarà decisivo nel poter definire programmi, nell’ottica di far usufruire dei finanziamenti Ue per le stesse imprese che intendano crescere e svilupparsi, in un rapporto sindacale contrattuale”.

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