Piano paesaggistico: “Nuovi rischi per le aziende agricole”

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FIRENZE – Nuova retromarcia del Pd sul Piano del Paesaggio, e ritornano i rischi per le aziende agricole toscane. Nella seduta della commissione Attività produttive di stamani i consiglieri di maggioranza hanno respinto alcuni emendamenti di Forza Italia mirati a chiarire che le criticità contenute nel Piano paesaggistico (come ad esempio i vivai di Pistoia e i vigneti estensivi) “costituiscono valutazioni scientifiche non vincolanti a cui gli enti territoriali non sono tenuti a fare riferimento nell’elaborazione degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica”. Proposte, quelle di Forza Italia, che recepivano le osservazioni presentate dall’intero mondo agricolo.

Solo pochi giorni fa i componenti Pd della stessa commissione si erano espressi favorevolmente, seppur sospendendo il voto finale. Oggi, dopo l’intervento a nome della Giunta dell’assessore Marson – che ha affermato di ritenere “non necessario” il chiarimento, ed esprimendosi quindi negativamente sugli emendamenti – i commissari dem hanno cambiato idea, votando contro ciò che pochi giorni fa avevano ritenuto opportuno.

«Le criticità potranno dunque essere interpretate Una decisione che rischia di far entrare condizionamenti della politica nelle scelte imprenditoriali delle singole aziende agricole», attaccano i consiglieri di Forza Italia Nicola Nascosti e Claudio Marignani (vicepresidenti rispettivamente delle commissioni Attività Produttive e Agricoltura) che, dopo la presa di posizione del centrosinistra hanno fatto richiesta all’assessore Marson e ai dirigenti della Giunta presenti di emanare almeno una circolare esplicativa ai comuni per specificare quanto contenuto nell’emendamento non accolto. Richiesta a cui non è stata data risposta.

«Il paradosso – ricordano i consiglieri azzurri – è che ad essere minacciati sono, solo per fare alcuni esempi, i vivai del pistoiese e i vigneti del Chianti , fiori all’occhiello della Toscana nel mondo e settori trainanti per l’economia regionale, e le colture della Val d’Orcia, che fanno parte di un contesto riconosciuto patrimonio mondiale dall’Unesco. Vince il congelamento del territorio voluto dagli ultra ambientalisti a discapito di un comparto che conta circa 90mila aziende e qualche centinaia di migliaia di lavoratori e professionisti. In un momento in cui è forte la richiesta di semplificazione è inaccettabile che la Regione vari norme che al contrario complicano la vita e generano problemi a chi lavora. Inoltre, la scelta di non chiarire espone i comuni ad un contenzioso senza fine, qualunque scelta essi prendano», concludono Nascosti e Marignani.

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