Povertà, il dossier della Caritas di Lucca

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LUCCA – Oggi è stato presentato presso la curia arcivescovile di Lucca, il rapporto Caritas sulle povertà e le risorse 2017, “Fragili beni”. Beni fragili sono le vite di chi è ascoltato, che spesso si vergogna di essere povero, di dover chiedere aiuto, ricorrere alle Istituzioni e che racconta la quotidiana fatica di risollevarsi da una situazione di povertà nella quale è scivolato velocemente, ma dalla quale è lento e difficile uscire. Beni fragili sono anche le relazioni di vicinato, il lavoro di inclusione, di costruzione di legami sociali solidi e solidali che accompagnino la fornitura di servizi e di risposte materiali e che appaiono l’unica risposta alla lunga efficace per permettere alle persone di
Alla presenza del Vescovo di Lucca, don Italo Castellani e del direttore di Caritas, Donatella Turri, la dott.ssa Elisa Matutini e la dott.ssa Marta Bonetti, curatrici insieme a Caritas del volume, hanno commentato i dati relativi alle persone incontrate nel 2016 dalla rete degli oltre 25 Centri di Ascolto Caritas, ai quali si aggiunge il Centro di Ascolto della Croce Rossa Italiana.
Dalla lettura delle pagine del dossier, si evidenzia come nel 2016 il fenomeno della povertà a Lucca si è consolidato il fenomeno della povertà. Il dato complessivo relativo al numero di persone incontrate, dopo una fase di stabilità, ha ripreso a salire, arrivando a 1669 individui e famiglie, oltre 200 in più rispetto al 2015. Povertà “persistenti” e ricorsive” che si sono consolidate nel tempo, se pensiamo che solo il 30% delle persone accolte è arrivato da Caritas nel 2016. In tutti gli altri casi si tratta invece di individui che sono stati colpiti da gravi processi di impoverimento negli anni precedenti, per lo più oltre due anni fa, e che ancora oggi continuano a sperimentare situazioni di deprivazione. In altre parole le strade per uscire dalla povertà sembrano essere in salita. Al contrario, la possibilità di scivolare nuovamente in una condizione di sofferenza economica, quando tale situazione è già stata vissuta in passato e poi superata, si dimostra elevata, soprattutto quando si prendono in considerazione i percorsi di vita dei cittadini stranieri. Quale l’identikit delle persone in povertà che le pagine del dossier caritas restituiscono? Sono uomini e donne (la percentuale è pressoché identica), italiani e stranieri (le percentuali si aggirano attorno al 50% rispettivamente) per lo più giovani, con 2 o più figli minori. La maggior parte delle persone ascoltate ha infatti un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, con un picco di numerosità nella classe 45-54 anni (28,81% del totale). Per la maggior parte di loro, il problema principale è il lavoro. Il 64,65% delle persone accolte presso i CdA non ha un’occupazione. Questo valore raggiunge il 66,98% nel caso di persone di sesso femminile, per le quali emerge spesso anche un problema di conciliazione. Il 12,16% degli accolti che lavora non riesce ad arrivare a fine mese con le risorse a sua disposizione a causa della bassa retribuzione e/o del numero contenuto di ore lavorate o perché il lavoro è saltuario o non garantito. I costi legati all’abitazione costituiscono la seconda macro area di criticità delle persone che dichiarano una situazione di povertà presso i CdA.

“Davanti alla situazione che osserviamo” commenta Donatella Turri, direttore Caritas Lucca “ci appare sempre più urgente costruire insieme alle Istituzioni e a tutta la società civile un modello di accompagnamento delle persone in povertà che parta da un lavoro comune, centrato sulla capacità di riscatto delle persone e sulle relazioni che le comunità riescono a tessere nell’accompagnarle”.
Nel 2016 i volontari dei Centri di Ascolto hanno attivato più di 3.500 interventi per far fronte alle situazioni di disagio individuate. Si tratta di azioni per la distribuzione di beni di prima necessità, come cibo (31,68%) e vestiario (8,25%). Notevole è anche l’incidenza degli aiuti forniti per il pagamento di beni e servizi (ad esempio la rata di un’utenza, l’abbonamento per i mezzi di trasporto ecc.) e per far fronte a spese sanitarie: 15,96%. Occorre specificare che i trasferimenti di natura economica, come ad esempio il pagamento di un abbonamento all’autobus, in molti casi vengono realizzati direttamente dagli operatori e sono rivolti, oltre che a tamponare la situazione di emergenza, a sviluppare il più possibile margini di autonomia individuale, in modo da aumentare le risorse soggettive per contrastare i meccanismi di impoverimento. I volontari in alcuni casi sono impegnati anche in azioni di sostegno per la ricerca del lavoro (5,29%), come ad esempio mediante l’individuazione di opportunità occupazionali e corsi di formazione. Importanti appaiono anche le azioni di sostegno in ambito scolastico, mediante la fornitura di materiali utili per la frequenza della scuola da parte dei giovani e giovanissimi. La povertà in molti casi è associata a un graduale scivolamento verso la solitudine e la messa ai margini del contesto sociale dei soggetti più fragili. Anche questa condizione di isolamento può contribuire in maniera significativa ad alimentare la spirale verso l’impoverimento. Per questa ragione presso i CdA tra le attività di sostegno realizzate viene attribuita molta importanza alla funzione di ascolto e orientamento delle persone accolte.
“La povertà delle famiglie e dei bambini, l’emergenza lavoro, la solitudine e la disperazione sono i drammi che anche quest’anno raccontiamo” ha affermato il vescovo Italo. “Affidiamo questo lavoro di lettura non solo alle comunità cristiane, ma alla città tutta, perché diventi prioritario un impegno comune, creativo e urgente per individuare modalità adeguate di risposta a questo quadro di disperazione diffusa e spesso silenziosa”. Il rapporto contiene anche una prima indagine sull’andamento della misura di Sostegno all’Inclusione Attiva promossa dallo scorso anno dal Governo su base nazionale, riflettendo sulle sue potenzialità e i suoi punti deboli.
Caritas Lucca, P.le Arrigoni, 2 – 55100 Lucca Tel. 0583/430938 Fax. 0583/430939 caritas@diocesilucca.it; www.caritaslucca.org

Dalla lettura delle pagine che seguono emerge un’immagine che mostra il 2016 come un periodo nel quale, nei percorsi di vita delle persone che si sono affacciate ai CdA negli anni passati, si consolida il fenomeno della povertà. Il dato complessivo relativo al numero di persone incontrate, dopo una fase di stabilità, ha ripreso a salire, arrivando a 1669 individui. Le persone accolte per la prima volta nell’ultimo anno costituisce poco più del 30%. In tutti gli altri casi si tratta di individui che sono stati colpiti da gravi processi di impoverimento negli anni precedenti e che ancora oggi continuano a sperimentare situazioni di deprivazione. In altre parole le strade per uscire dalla povertà sembrano essere in salita. Al contrario, la possibilità di scivolare nuovamente in una condizione di sofferenza economica, quando tale situazione è già stata vissuta in passato e poi superata, si dimostra elevata, soprattutto quando si prendono in considerazione i percorsi di vita dei cittadini stranieri. La grande maggioranza delle persone accolte non possono essere paragonate a delle “isole”, ovvero non vivono da soli, ma sono strettamente legati a contesti familiari con i quali condividono la situazione di sofferenza. In molti casi, vista la giovane età delle persone accolte, i volontari hanno potuto vedere gli effetti della povertà sui figli delle persone ascoltate, frequentemente bambini. Come abbiamo già sottolineato in passato, far sperimentare la povertà ai bambini è doloroso per il tipo di vita in cui questi sono destinati a vivere qui e ora, ma è dannoso anche in termini longitudinali, per la comunità tutta, in quanto i bambini poveri di oggi sono destinati, in buona parte, a diventare gli adulti poveri di domani. Per la lotta alla povertà e per la conservazione della dignità dei più poveri appare centrale la riflessione sul tema del lavoro. La disoccupazione costituisce una delle principali cause di deprivazione materiale delle persone accolte presso i CdA. Il lavoro, anche quando è presente, in molti casi non permette di far fronte alle esigenze basilari della famiglia. Una sola entrata economica, ad esempio, può non bastare. Questo epilogo sembra essere legato ad una pluralità di fattori che tendono a coesistere e si legano l’uno all’altro, intrappolando la persona in una situazione di disagio economico. Tra le più importanti possiamo ricordare:  la domanda di lavoro contenuta;  un numero rilevante di situazioni in cui il lavoro è malpagato, oppure insufficiente dal punto di vista delle ore di attività svolte al mese;  l’aumento del costo della vita, con riferimento ai beni e ai servizi di prima necessità;  la carenza di politiche di conciliazione del carico di lavoro all’interno della famiglia e nel contesto lavorativo esterno, sopratutto con riferimento al ruolo della donna. Quest’ultima in molti casi si vede costretta a rimanere ai margini del mercato del lavoro o addirittura a dover rinunciare alla possibilità di svolgere un lavoro fuori dalle mura domestiche. Tale situazione si lega in molti casi ad una povertà di servizi, come, ad esempio, quelli scolastici ed educativi. Il loro potenziamento rappresenterebbe un aumento delle possibilità occupazionali delle donne e, al tempo stesso, un miglioramento delle opportunità di vita dei minori, sopratutto di coloro che vivono in un contesto sociale ed economico sfavorevole;  i trasferimenti alle famiglie per la prevenzione e il contrasto della povertà in alcuni casi sono limitati in termini di importo e di estensione, non riuscendo a coprire in maniera adeguata le fasce più fragili. L’informazione relativa all’età delle persone incontrate è particolarmente importante perchè contribuisce a delineare alcuni tratti fondamentali delle persone che si trovano in condizione di disagio economico. L’utenza dei CdA è prevalentemente giovane. I soggetti con più di 65 anni, e quindi ormai prossimi all’espulsione dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età, sono poco più del 10% e nella grande maggioranza dei casi si tratta di cittadini italiani. Allo stesso modo appare contenuto anche il numero dei giovanissimi. Le persone con meno di 24 anni sono meno del 5%. La maggior parte delle persone ha un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, con un picco di numerosità nella classe 45-54 anni (28,81% del totale).

All’interno dei territori della Diocesi le difficoltà legate alla ricerca e al mantenimento nel tempo di un’occupazione costituiscono un elemento centrale. Il 64,65% delle persone accolte presso i CdA non ha un lavoro. Questo valore raggiunge il 66,98% nel caso di persone di sesso femminile. Rispetto agli anni passati si riduce il numero delle persone in stato di bisogno che hanno un’occupazione. I soggetti in questa condizione continuano comunque ad essere un numero non irrilevante e rappresentano il 12,16% delle persone accolte. Nella grande maggioranza di casi si tratta di cittadini che non riescono ad arrivare alla fine del mese con le risorse a loro disposizione a causa della bassa retribuzione e/o del numero contenuto di ore lavorate. Una tipo di sofferenza economica simile è sperimentato dalla popolazione anziana, che incontra serie difficoltà nel coprire le spese legate alla propria sussistenza (utenze, affitto, cibo e vestiario). Tale condizione peggiora ulteriormente nel caso in cui subentrino delle problematiche di salute che rendono necessario l’impiego di ulteriori risorse economiche.

Come ogni anno i dati ci mostrano che le persone straniere affrontano maggiori difficoltà rispetto a quelle italiane nella ricerca dell’occupazione. Tra gli italiani risulta maggiore il numero di persone inabili al lavoro e quelle in pensione. Tra le persone straniere, come si ricordava in precedenza, il numero di individui con più di 65 anni è molto contenuto.

I costi legati all’abitazione costituiscono la seconda macro area di criticità delle persone che dichiarano una situazione di povertà presso i CdA. Come negli anni passati si rileva una forte incidenza del numero delle persone costrette a ricorrere al pagamento di un canone di locazione (44,22%). Possedere un’abitazione è una cosa molto rara per le persone ascoltate e interessa circa l’8% del totale. I canoni di locazione in numerose aree della Diocesi sono molto costosi e frequentemente finiscono per essere causa di indebitamento, dal quale con il passare del tempo può conseguire situazioni di sfratto.
Nel 2016 i volontari dei CdA hanno attivato quasi 3.500 interventi per far fronte alle situazioni di disagio individuate. Occorre specificare che si tratta di un numero indicativo e non puntuale in quanto, gli operatori dei CdA in più occasioni hanno evidenziato che, una volta avviato il percorso di aiuto, il processo di accompagnamento si sviluppa attraverso una pluralità di momenti di incontro e di attività di sostegno in parte non registrati all’interno del programma per la raccolta dati.
Soffermandoci a leggere i dati dei singoli tipi di intervento si osserva un forte impegno nella distribuzione di beni di prima necessità, come cibo (31,68%) e vestiario (8,25%). Notevole è anche
l’incidenza degli aiuti forniti per il pagamento di beni e servizi (ad esempio la rata di un’utenza, l’abbonamento per i mezzi di trasporto ecc.) e per far fronte a spese sanitarie: 15,96%. Occorre specificare che i trasferimenti di natura economica, come ad esempio il pagamento di un abbonamento all’autobus, in molti casi vengono realizzati direttamente dagli operatori e sono rivolti, oltre che a tamponare la situazione di emergenza, a sviluppare il più possibile margini di autonomia individuale, in modo da aumentare le risorse soggettive per contrastare i meccanismi di impoverimento. I volontari in alcuni casi sono impegnati anche in azioni di sostegno per la ricerca del lavoro (5,29%), come ad esempio mediante l’individuazione di opportunità occupazionali e corsi di formazione. Importanti appaiono anche le azioni di sostegno in ambito scolastico, mediante la fornitura di materiali utili per la frequenza della scuola da parte dei giovani e giovanissimi.
La povertà in molti casi è associata a un graduale scivolamento verso la solitudine e la messa ai margini del contesto sociale dei soggetti più fragili. Anche questa condizione di isolamento può contribuire in maniera significativa ad alimentare la spirale verso l’impoverimento. Per questa ragione presso i CdA tra le attività di sostegno realizzate viene attribuita molta importanza alla funzione di ascolto e orientamento delle persone accolte.
La seconda parte del Dossier, tradizionalmente dedicata ad un approfondimento qualitativo, questo anno contiene una presentazione della sperimentazione del SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) all’interno della zona di Lucca. Obiettivo è quello di fare il punto su quanto è stato realizzato fino ad adesso, il lavoro svolto dai diversi soggetti che si sono attivati, tra i quali la Caritas, chi sono stati i beneficiari. Con riferimento a quest’ultimo aspetto si è cercato di capire l’utilità dello strumento, ascoltando anche il vissuto delle persone che hanno usufruito della misura.

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