Rapinatori mai pentiti finiscono in manette: 5 arresti

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PISA – Nella mattinata odierna personale della Squadra Mobile di Pisa coadiuvato da operatori degli omologhi uffici di Roma ed Alessandria hanno dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare a carico di collaboratori di giustizia e loro familiari.
Le mosse della presente indagine hanno preso inizio e si sono sviluppate, in seguito alla rapina perpetrata nell’aprile scorso ai danni di una tabaccheria sedente in Pisa, messa in atto da due soggetti parzialmente travisati ed armati di pistola, che riuscivano ad asportare la somma di € 2.600. Le immediate attività investigative permettevano di recuperare a breve distanza da tale luogo l’auto utilizzata dai malviventi nell’occorso delitto, risultata provento di furto nel comprensorio pisano. Ulteriore e valido elemento per il proseguo dell’attività d’indagine derivava dall’analisi dei filmati del sistema di videosorveglianza presente nell’anzidetto esercizio commerciale, nonché le notizie fornite dai testimoni e dalla p.o. Gli elementi raccolti conducevano quest’ufficio a ritenere che nel caso in esame fossero coinvolti due soggetti conosciuti in qualità di collaboratori di giustizia. Venivano di conseguenza monitorati i movimenti di tali personaggi e delle persone a loro vicine, che consentivano nel proseguo di accertare le responsabilità di uno di questi in un ulteriore attività delittuosa del tipo rapina, avvenuta nel maggio scorso, perpetrata presso un supermercato della periferia pisana, utilizzando anche in questo caso un auto provento di furto. In tale evento risultavano altresì coinvolti alcuni soggetti legati per vincolo familiare ai precitati, tra cui due donne. L’azione predatoria veniva portata a termine utilizzando quale minaccia un coltello ed un taglierino e permetteva ai malviventi di asportare l’incasso giornaliero. Gli elementi raccolti in sede d’indagine sono risultati plurimi, univoci e concordanti nel ritenere i cinque soggetti responsabili delle condotte delittuose testé descritte, tanto da consentire alla Procura della Repubblica di Pisa di sposare in toto la tesi investigativa di quest’ufficio, così permettendo di ottenere le misure cautelari quest’oggi eseguite.
Il “modus operandi” è risultato essere sempre il medesimo, quasi a ripercorre una serialità nel colpire gli obiettivi prescelti. Si ritiene che proprio la circostanza che tra i soggetti coinvolti vi fossero due collaboratori di giustizia è l’elemento caratterizzante dei fatti reato in discussione e tale condizione, è stata da loro ingenuamente ritenuta una sorta di “scudo” per proteggersi da qualsivoglia forma di sospetto.

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