Rapine in banca, sgominata la banda

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PISA – I militari del Comando Provinciale Carabinieri di Pisa, con il supporto dei Reparti Volo dell’Arma, sono  statiimpegnati dall’alba di oggi per dare esecuzione a 3 provvedimenti di cattura emessi dal Tribunale di Pisa, su richiesta della locale Procura della Repubblica a carico di tre fratelli, di origine napoletana, residenti da tempo nel livornese, ritenuti responsabili di far parte di una banda dedita alle rapine negli istituti di credito. E’ l’epilogo di un’articolata e rapida indagine che aveva portato all’arresto il 29 agosto scorso di due componenti della banda, sorpresi durante una rapina in un istituto “fidelizzato”, già colpito a giugno. Oltre 50mila euro il bottino delle rapine. Impressionante la violenza esercitata dai rapinatori sui dipendenti di banca, attraverso veri e propri pestaggi, bottigliate infrante sui volti e, in un caso, morsi al braccio di una donna per costringerla ad aprire la cassaforte a tempo.

Sei gli episodi delittuosi contestati agli arrestati, nel periodo compreso tra giugno e agosto di quest’anno, tre dei quali commessi in Cascina, ai danni della Banca di credito cooperativo di Pisa e Fornacette,  istituto considerato dai rapinatori “il bancomat di famiglia”, così riassunti: 28.4.2014, rapina commessa in Pisa, frazione di Tirrenia, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette (bottino oltre 17mila euro); 22.5.2014, tentata rapina commessa in Crespina, frazione di Lavoria, ai danni della Banca Popolare di Lajatico; 18.6.2014, tentata rapina commessa in Pisa, frazione di Marina di Pisa, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Cascina; 27.6.2014, rapina commessa in Cascina, frazione di Sant’Anna di Navacchio, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette (bottino circa 30mila euro); 27.8.2014, tentata rapina commessa in Sant’Anna di Navacchio, frazione di Cascina, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette e 29.8.2014, rapina commessa in Cascina, frazione di Sant’Anna di Navacchio, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette.

Sono i numeri conclusivi di una complessa e rapida attività d’indagine, diretta dal pm Sisto Restuccia e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pisa, che aveva già portato lo scorso 29 agosto all’arresto in flagranza di due rapinatori, sorpresi in Cascina, frazione di Navacchio,  nell’atto di rapinare la “banca di famiglia”. L’indagine prende le mosse da una serie di rapine commesse a partire dal mese dall’aprile di quest’anno, caratterizzate dall’ingresso in banca di una coppia di soggetti, che si alternavano di volta in volta tra gli odierni indagati; dall’utilizzo sistematico di taglierini per esercitare le minacce e di fascette di costrizione per immobilizzare i dipendenti di banca, poi rinchiusi nei locali adibiti a servizi igienici; dall’uso di veri e propri pestaggi in danno dei bancari, strumentali, evidentemente, non solo ad assicurarsi il profitto del reato (in questo caso i soldi), ma anche per impedirne ogni possibile iniziativa di difesa o loro reazione. Raccapriccianti a tal punto le immagini estratte dai sistemi di videosorveglianza presenti nelle banche, oltreché le testimonianze dei malcapitati: basti pensare che, come accaduto a Tirrenia, il dipendente è stato preso a bottigliate in testa tanto che la bottiglia si infrangeva con rischio di provocargli lesioni per più importanti di quelle poi riportate, mentre in Marina di Pisa la bancaria, dopo aver preso pugni alla schiena, è stata gettata in terra e tenuta da un rapinatore sotto minaccia di un cutter puntato alla gola mentre il complice incitava a sgozzarla.

Singolare il modus operandi della banda, che prevedeva il sopralluogo all’interno dell’istituto, effettuato da parte di uno dei fratelli entro i tre giorni precedenti il colpo, attraverso il quale si studiava la disposizione degli ambienti e la collocazione delle casse; la verifica delle vie d’accesso alla banca effettuata da parte degli altri due fratelli, con percorsi a piedi delle arterie stradali prospicenti le sedi delle banche, in modo da analizzarne, a seconda delle fasce orarie, le criticità dovute dal traffico e/o dalla presenza di ostacoli come i passaggi a livello, i sottopassi; l’approntamento di accessori idonei al travisamento, quali parrucche, cappellini, sciarpe o pashmine e occhiali da sole; l’ingresso in banca da parte di un primo rapinatore, solitamente ben vestito, il quale, fingendosi titolare di impresa interessata all’apertura di un conto corrente, induceva il bancario a sbloccare il dispositivo d’accesso ai locali per consentire l’ingresso del secondo rapinatore spacciato per un dipendente del primo,  l’utilizzo di cutter per minacciare i dipendenti, nonché l’esercizio di pratiche di violenza idonee a scoraggiare eventuali reazioni dei bancari e costringere le vittime ad aprire le casseforti;  l’uso di fascette di costrizione in plastica idonee a legare i polsi delle vittime, che venivano così immobilizzati e rinchiusi in un locale in modo da ritardare l’afflusso delle forze dell’ordine.

Fatale si è rivelato il sopralluogo effettuato da uno degli arrestati il 26 giugno 2014, il giorno precedente la rapina  a Cascina, durante il quale l’uomo ha lasciato l’impronta nel sistema biodigit, di cui la banca era dotata, che è risultata poi, da accertamenti condotti al RIS di Roma, appartenere ad uno dei fratelli.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati dai Carabinieri gli accessori utilizzati dai malviventi per il travisamento, tra cui le parrucche, i cappellini, gli occhiali da sole, i cutter ed i dispositivi di costrizione. Tra gli aspetti maggiormente inquietanti emersi nel corso dell’inchiesta, ripresi e descritti dal Giudice delle indagini preliminari nel suo provvedimento, figurano le modalità di condotta aggressiva di carattere allarmante mostrata dagli arrestati, data la gratuita violenza perpetrata nei confronti delle vittime, che accentua e moltiplica l’effetto del timore ingenerato dall’utilizzo di armi e dalla presenza di più persone.

I destinatari del provvedimento restrittivo, Alessandro, Fabio e Valerio Dell’Aquila, tutti e napoletani, sono stati rinchiusi nelle case circondariali di Pisa e Livorno.

 

 

 

 

 

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