Reclutano ragazze facendogli credere di essere le loro fidanzate e le avviano al “mestiere”: sgominata la banda, 7 arresti

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FIRENZE  – Gestivano un giro di lucciole alla periferia nord di Firenze, e costringevano decine di ragazze albanesi a prostituirsi per strada, offrendo ai clienti anche la possibilità di consumare i rapporti in casa, in appartamenti nelle vicinanze, sempre gestiti dallo stesso gruppo criminale. I reati contestati ai componenti del gruppo, tutti cittadini albanesi, sono quelli di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Impegnati nell’operazione 60 militari del comando provinciale di Firenze, oltre alle unità cinofile e a personale della compagnia di intervento operativo del sesto battaglione Toscana.

Alle prime luci dell’alba oltre 60 carabinieri del Comando Provinciale di Firenze, supportati anche da unità cinofile e da personale della Compagnia di Intervento Operativo del 6° Battaglione “Toscana”, hanno portato a termine un’attività di indagine eseguendo 7 fermi di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti cittadini albanesi, accusati di aver messo in piedi e gestito un lucroso giro di prostituzione di decine di ragazze di origine albanese, fatte prostituire per le vie di Firenze, in particolare, nella zona di viale XI Agosto, Via Luder, Via Baracca e via di Novoli.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia di Scandicci e coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze – PM Dott.ssa Ester Nocera, sono state avviate nel mese di novembre 2016 e si sono sviluppate per tutto l’inverno, permettendo di ricostruire i legami, i contatti e le condotte di sfruttamento operate dagli arrestati nei confronti delle vittime. L’attività investigativa è nata dall’analisi operativa dei numerosi controlli effettuati nelle strade di Firenze ove da tempo si registra la presenza di prostitute. Obiettivo dei militari era quello di individuare i possibili protettori delle ragazze presenti in strada e da lì approfondire la loro posizione. In questa occasione, nel corso dei vari servizi di osservazione, i carabinieri avevano notato la presenza di alcuni degli odierni indagati i quali, pur essendo spesso presenti nelle citate strade, non venivano mai visti consumare rapporti sessuali con le prostitute ma, al contrario, apparivano sin da subito come registi dello sfruttamento.

Le complesse ed articolate indagini, condotte dai militari del nucleo operativo di Scandicci anche con l’ausilio di mezzi tecnici, hanno permesso di ricostruire la strategia utilizzata dagli sfruttatori per il reclutamento delle ragazze. Il primo passo per sottomettere le giovani era quello di stringere con loro rapporti “sentimentali”,  facendo credere alle ignare ragazze di essere le loro fidanzate, in modo da non far percepire il reale sfruttamento.

Una volta avviate le donne al lavoro su strada, gli arrestati iniziavano poi un’assidua azione di controllo nei confronti delle prostitute, monitorando attentamente il numero dei loro clienti, curando particolarmente sia la protezione fisica che quella dello spazio di lavoro, non disdegnando intimidazioni e pestaggi qualora clienti o altri sfruttatori avessero infastidito le meretrici. I controlli potevano essere visivi, oppure, quando si appartavano con i clienti per consumare la prestazione sessuale, le ragazze dovevano inviare sms o lasciare il telefono attivo in conversazione con il rispettivo protettore. Gli sfruttatori, inoltre, si occupavano ovviamente anche della parte logistica dell’esercizio della prostituzione, rifornendo le donne di preservativi, procurandogli vestiti, adeguatamente succinti, nonché, qualora necessario, cibi e bevande calde portati direttamente su strada. Ai clienti che prendevano contatti con le prostitute veniva invece offerta una sorta di upgrade: nel caso in cui non avevano voglia di consumare il rapporto per strada c’era la possibilità di usufruire di due appartamenti ubicati nella zona di lavoro, utilizzati esclusivamente per lo scopo.

Quanto fosse fruttuoso il giro di prostituzione messo in piedi dagli arrestati è apparso evidente dall’indagine, tant’è che per timore che altri connazionali potessero “sottrarre” le ragazze dal loro controllo, veniva vietato categoricamente a quest’ultime di consumare rapporti sessuali con altri cittadini albanesi. Inoltre, nel corso dell’attività, è emersa anche la concreta possibilità che il sodalizio criminale potesse porre in essere un’azione violenta, probabilmente con l’utilizzo di armi da fuoco, nei confronti di un soggetto, in corso di identificazione,  a causa di screzi con uno dei componenti del gruppo.

Il provvedimento di fermo è stato emesso dal PM titolare dell’indagine a carico di 8 indagati, 7 dei quali sono stati rintracciati e tratti in arresto stamani, mentre per l’ultimo sono ancora in corso le ricerche.

Nel corso dell’operazione dei Carabinieri di Scandicci sono state eseguite anche perquisizioni nei domicili degli arrestati e nelle due abitazioni utilizzate dalle prostitute per consumare il prezzo del mercimonio. Sequestrate infine cinque autovetture utilizzate dagli arrestati per accompagnare e controllare le prostitute sul luogo di lavoro.

Arrestati gli sfruttatori l’attenzione dovrà essere spostata sulle vittime di questo reato, le prostitute, verso le quali dovrà essere intrapreso un percorso di recupero e reinserimento sociale per evitare che possano cadere nuovamente nelle mani di nuovi sfruttatori.

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