Regina Elena, l’emblematica trasformazione della casa di riposo

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CARRARA Uno dei casi più spinosi e controversi del Comune di Carrara è sicuramente quello della Casa di Riposo “Regina Elena”, recentemente trasformata da Ente pubblico in Azienda Speciale, in maniera frettolosa e superficiale. “Cerchiamo di ragionare insieme sui cambiamenti che hanno portato a tale trasformazione – scrivono da Assemblea Permanente:”Partiamo subito dal direttore Ermanno Biselli, che più volte ha ricevuto elogi e attestati di stima per la buona amministrazione economica dal sindaco Angelo Zubbani, ma che risultano essere incoerenti con la realtà dei fatti. Ermanno Biselli, appena entrato in carica nominato con Decreto del Sindaco del 18 dicembre 2008, si è affrettato fin da subito ad aumentare il numero dei pazienti: ha letteralmente espropriato la saletta per la pausa pranzo di operatori e operatrici e l’ha trasformata in una stanza per cure intermedie ricavandone 7 posti letto. Appena finito i lavori di ristrutturazione nel 2010 arriva il primo aumento delle rette. Se sommiamo questi due fattori insieme si ricava che la strategia economica ha arricchito il gettito annuo in entrata di circa 300 mila euro e nel 2013 l’istituto si ritrova con un disavanzo di bilancio di circa 100.000 euro. Una vera e propria macchina di denaro. Ma qualcosa comincia a destare sospetti. Soprattutto quando , nel settembre dello stesso anno, pesanti tagli al personale, ai servizi, agli addetti alle pulizie cominciano ad arrivare uno dietro l’altro. Personale qualificato e quanto mai importante in tale ambiente di lavoro per la funzione svolta, viene via via dimezzato. Nel novembre 2012 si assiste al licenziamento di tre infermieri con contratti Co.Co.Pro. per motivi di esuberi e bilancio, mantenendo in servizio due infermieri pensionati ASL. Si comprende subito come i motivi di questo licenziamento non siano in linea con il reale profitto dell’azienda, che negli ultimi anni chiude sempre in positivo. Infatti questi tre infermieri vengono reinseriti all’interno in cooperativa grazie alle pressioni del sindacato USI sull’Amministrazione. Ma le mancanze non sono esclusivamente sul piano amministrativo, molti problemi si verificano infatti anche dal clima teso che si respira all’interno della struttura: i dipendenti sono sotto pressione e il direttore non si risparmia di certo scatti d’ira nei confronti di chi opera faticosamente e con stipendi esigui il proprio lavoro. Capiamo quindi come dal suo insediamento il Direttore Ermanno Biselli – che attualmente ricordiamolo ricopre due cariche pubbliche contemporanee: egli è sia direttore della case di riposo comunale di Carrara sia di quella di Massa – abbia applicato una politica manageriale della struttura, portando i profitti alle stelle esasperando e tagliando il personale. Il sindaco Zubbani gira la testa dall’altra parte, come spesso gli capita di fare, ascoltando solo le mendaci relazioni pervenutegli dal direttore e non facendo caso a questo gravissimo modus operandi che non va di pari passo con le modalità attraverso le quali una struttura comunale dovrebbe essere gestita.
Arriviamo così a fine 2014 quando, come sopra accennato, la casa di riposo viene trasformata da pubblica in azienda speciale, una sorta di partecipata con autonomia gestionale diversa, per intendersi un ente pubblico economico (che oltretutto può fallire!). Questo processo è l’evidente inizio di una tendenza alla privatizzazione, come ci dimostra l’aumento spropositato delle rette proposto nelle ultime settimane, con un incremento di 250 euro mensili per i malati di Alzheimer e per il centro diurno al piano terra e 90 euro mensili per i residenti. Questi aumenti, oltre ad essere uno schiaffo dal punto di vista umano, devono ancora essere approvati dal Consiglio Comunale. Ma per il Direttore ciò sembra superfluo dato che, anche se non ancora effettivi, queste maggiorazioni comporterebbero di conseguenza l’allontanamento di alcuni ospiti i quali, spaventati dall’imminente aumento e non potendo sopperire alle spese, potrebbero decidere di non usufruire più dei servizi. E questo sarebbe molto grave e andrebbe a discapito dei pazienti. Inoltre, proprio a fine 2014, il direttore avrebbe dovuto lasciare l’incarico a causa del termine del contratto a tempo determinato e procedere ad una selezione pubblica per l’insediamento di un nuovo direttore dell’istituto. Ma questo ancora non è successo. Un capitolo a parte lo meritano i sindacati confederali, capaci di delegittimare chi ha impedito un atto immorale, illegale e che avrebbe sicuramente messo a rischio i livelli occupazionali. In questa maniera hanno ulteriormente dimostrato di non stare dalla parte di anziani e lavoratori, complici e “protettori” di Comune ed Amministrazione del Regina Elena nel processo di privatizzazione. Tutto ciò, quando si vanno a trattare temi sensibili come la salute e la cura degli anziani, è inaccettabile! L’impegno che l’Amministrazione Comunale dovrebbe prefiggersi deve tendere non alla privatizzazione, ma bensì all’accorpamento da parte del Comune stesso del “Regina Elena”, per un’adeguata tutela dei pazienti e dei lavoratori, sia dal punto di vista della qualità dei servizi che del trattamento economico. Serve sottolineare che un primo passo, doveroso, è quello della sostituzione del Direttore e della sua “collusa” amministrazione, con un dirigente comunale, a costo zero, per l’amministrazione ordinaria.
L’Assemblea Permanente si schiera quindi con anziani e lavoratori, per una struttura pubblica e per il cambio di Direzione e Amministrazione immediato.

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