Rsa per anziani? No, “nonni” in affido: la battaglia, vinta, di Pietro Merola

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PADOVA – “Non abbiamo mai mollato perchè eravamo dalla parte del giusto ed alla fine abbiamo vinto”. La vicenda è quella della Casa Famiglia Sandra, a Padova, aperta, assieme alla moglie, da Pietro Merola, ex comandante della Sottosezione della Polizia Stradale di Viareggio. Un’odissea, la sua, con lieto fine. Un progetto “pilota”, quello dell’affido degli anziani, finalmente riconosciuto con tanto di legge regionale veneta, che si auspica poter prendere vita in Versilia, dove trovare un posto in una Rsa è un’impresa, viste le liste di attesa, senza contare i costi, inaffrontabili per i più. La “storia”, uscita anche sulla stampa di Padova, è lo stesso Pietro Merola a raccontarla:

” Circa due anni fa insieme alla mia famiglia, ho avviato questo progetto per cercare di dare una risposta a tutte quelle persone che come me han dovuto gestire una persona anziana in casa. Quindi dalla necessità di creare una alternativa alla case di riposo che seppur utili, anzi indispensabili, agiscono in regime di monopolio. Non esiste nessuna alternativa per tutte quelle persone che o per necessità economiche o per altri motivi non condividono la scelta delle case di riposo come unica possibilità. Gli ultimi anni, infatti, probabilmente segnati dal benessere sociale, hanno spostato l’attenzione popolare verso soluzioni sempre più distaccate dall’esigenza reale dell’individuo, considerando i servizi extra-ospedalieri, per garantire secondo il nostro modo di vedere, una assistenza sanitaria sempre più adeguata alle esigenze dei nostri cari in quanto trattati sempre come persone malate abbisognevoli di assistenza sanitaria. Evidentemente l’attuale crisi ci ha rabboniti, riconsiderando l’amore quale carica affettiva ed emotiva, ingrediente principe per superare periodi depressionari, prodromi e fondamento di tante patologie.
Il valore morale a fondamento, trova spunto e ispirazione da quanto già in uso nelle vecchie famiglie patriarcali dove l’anziano viveva nel contesto familiare e/o comunitario. Probabilmente questo ha animato anche i principi della Legge regionale 9 giugno 1975, n. 72
INTERVENTI REGIONALI PER LA REALIZZAZIONE E IL POTENZIAMENTO DEI SERVIZI SOCIO – ASSISTENZIALI A FAVORE DELLE PERSONE ANZIANE.
Titolo I
Principi generali
Art. 1 – (Finalità).
La Regione del Veneto, con la presente legge, promuove una nuova politica sociale per gli anziani intesa a favorire la realizzazione e lo sviluppo dei servizi socio-assistenziali, per consentire l’autosufficienza economica e la partecipazione attiva degli anziani stessi nella società.
La politica dei servizi socio – assistenziali deve tendere a mantenere gli anziani nell’ambito della famiglia e della comunità di appartenenza, assicurando agli stessi possibilità di scelta tra i vari servizi e favorendo la deistituzionalizzazione.
Dall’analisi delle finalità e dei principi fondamentali di suddetta legge, datata 1975, si evince chiaramente l’intenzione del legislatore a favorire la permanenza dell’anziano in ambito familiare o della propria comunità, proprio per evitare inutili dispendi economici in termini di intervento regionale a sostegno, ed evitare, particolare non trascurabile, che l’anziano venga sradicato dal contesto familiare e ricoverato all’interno di una casa di riposo senza tener conto delle volontà di quest’ultimo. Risultava evidente la necessità dei comuni ad adeguarsi al dettato normativo e/o eventualmente la Regione per sostenere e per favorire la permanenza degli anziani in famiglia o presso la comunità di appartenenza, proprio per consentire l’autosufficienza economica dell’anziano ed evitare la istituzionalizzazione presso case di riposo per evitare di gravare ancora di più sulle finanze della regione già collassate dalla eccessiva spesa sanitaria. Di converso, tutte le azioni poi sostenute, sono mirate ad implementare sempre più case di riposo o grosse comunità, senza nessun riferimento normativo a sostegno alle famiglie o favorire la permanenza degli anziani in comunità. Case di riposo sempre più grandi e dispersive con costi sempre più sostenuti e pensioni sociali sempre più ridotte motivo di costrizione degli anziani a rimanere da soli in casa con tutte le conseguenze finora conosciute. Spesso, infatti, ci indigniamo quando sentiamo che un anziano è morto in casa ed è stato trovato dopo quindici giorni. Immagino che quel poveretto che non riesce a racimolare il denaro sufficiente per una casa di riposo, sia costretto a morire in quel modo.
Da questi presupposti nasce il progetto che di seguito esporrò.
Inizia come esperimento proprio per la sua complessità e impegno cui richiede. Nasce circa due anni fa, quando ho aperto la mia casa e la mia famiglia a degli anziani a noi conosciuti, per accoglierli in casa nostra e farli vivere con noi. Naturalmente in numero limitato e compatibile con gli spazi di vivibilità. Tutto questo, ispirato dalla necessità di dare una mano a tutte quelle persone che loro malgrado, si sono trovate nelle nostre stesse condizioni a gestire un anziano. Questo progetto nasce dopo una attenta valutazione dei profilli legislativi per dare una collocazione giuridica a questo Progetto. Numerosi sono stati gli incontri con tutte le Istituzioni a riguardo per evitare strumentalizzazioni da parte delle case di riposo, ma tutta la legislazione prevedeva solo ed esclusivamente un contesto imprenditoriale. Cosi ho cercato di creare una Associazione Non profit per evitare qulsiasi dubbio informando il Comune, la Regione ed i servizi saanitarie socialli dell’avvio del progetto.
I nonni accolti, sotto il profilo sanitario, seppur con invalidità al 100%, psicologicamente sani, con capacità di agire e nessuna esigenza sanitaria se non la comune assistenza da parte del medico di base. Persone che a priori, per loro necessità non accettano la casa di riposo ed hanno scelto liberamente di venire a stare con noi senza alcun indugio o costrizione da parte di nessuno. Particolare non trascurabile anche l’esiguità della spesa a cui vanno incontro. I fatti sono evidenti e si commentano da soli. Il loro stato di salute psicologico e fisico, va sempre migliorando e non peggiorando rispetto all’età. Ricordo perfettamente il loro arrivo in famiglia ed il risultato dopo pochissimo tempo. Questo lo hanno vissuto sulla loro pelle, pertanto sono sempre più determinati a considerarci, oltre ai loro angeli custodi, componenti della loro stessa famiglia; questa è la nostra gratificazione. Su questo vi sono sia i rispettivi medici di base che i familiari che possono testimoniare.
La mia Casafamiglia è proprio come dice il nome una casa in cui vengono ospitate persone perfettamente in grado di intendere e volere, per loro scelta e senza nessuna necessità di assistenza sanitaria specifica. “Una famiglia” dunque nella quale il medico viene chiamato quando questo necessario, come in una qualsiasi organizzazione familiare. Sarebbe miope non considerare l’alta valenza di questo progetto così impegnativo e proficuo che riesce a dare benessere sociale agli anziani, ridandogli la loro dignità a costo zero per lo stato; progetto, che potrebbe ispirare altre realtà necessarie, data l’alta richiesta che giunge da tutte le parti. Infine ricordo che altri comuni della Puglia e della Liguria, in particolare il comune di Genova, già dal 1995 ha considerato l’istituto dell’Affido, quale valida alternativa a favorire la permanenza dell’anziano nell’ambito familiare, senza dover ricorrere alle case di riposo quale unica alternativa. Di fondamentale importanza, è la convivenza all’interno del contesto familiare insieme ad altri 5/6 anziani. In numero ridotto e con gli stessi, vi è un continuo e reciproco scambio-quadro di riferimento che funge da autostimolo a fare sempre meglio e non dipendere da altri. La famiglia, possibilmente con figli, sostituisce la famiglia naturale creando l’umus necessario. Inoltre, altro ingrediente, è la presenza costante di un adulto collante per la loro convivenza per evitare lunghi periodi di assopimento.

Prima di addentrarci nelle regole di convivenza, mi preme segnalare che:
Fondamento essenziale è l’autodeterminazione della persona anziana o persona sola; chiunque abbia capacità di agire, deve liberamente decidere poter disporre delle proprie scelte se in convivenza o altro. Per le persone anziane, dove si suppone una attenuata capacità data l’età, sarebbe opportuno che tali scelte siano condivise anche dai familiari che hanno in carico l’anziano.

La regione Veneto, nel momento in cui ho sviluppato il progetto si è dimostrata interessata chiedendomi una struttura legislativa incardinata nel mio progetto. Infatti ho cercato di dare un piccolo contributo alle istituzioni, su quanto è stato da me vissuto riguardo all’affido in convivenza

AFFIDO IN CONVIVENZA
Art.1
La persona anziana, non più in grado di provvedere alle sue necessità quotidiane, si affida ad una organizzazione familiare o similare in grado di sostenerla e di accoglierla in casa propria. Tale nuova situazione, deve essere condivisa dall’anziano, dai propri familiari e dalla parte affidataria.

Art.2
L’organizzazione familiare preposta all’accoglienza in casa propria in accordo con le volontà della persona anziana, redigono un contratto di affido, nel quale vengono stabilite tutte le clausole di convivenza e l’elenco dei servizi offerti.

Art.3
Il periodo di prova deve essere adeguato all’inserimento dell’anziano all’interno del contesto familiare; da questo dipenderà poi la valutazione se l’anziano può continuare a vivere in quel contesto ovvero dovrà ricorrere ad altre soluzioni a lui più adeguate.

Art.4
Il contratto ha validità indeterminata e può essere disdetto da entrambe le parti, con un termine di 90 giorni. Il rapporto può interrompersi anche prima se le condizioni essenziali di permanenza, dovessero mutare considerevolmente e la convivenza risulti insostenibile per le parti.

Art.5
Il medico curante, in accordo con la persona anziana ed i familiari, redigerà un certificato da trasmettere alla competente Autorità per il controllo, dove indicherà la fattibilità dell’affido in convivenza e/o i motivi di diniego incompatibili con la vita all’interno dell’affidataria.

Dall’analisi di quanto sopra si evince:

In premessa, si tiene conto del rispetto delle volontà dell’anziano, lasciando allo stesso ampia autonomia gestionale. Lo stesso può decidere di andare a vivere insieme alla sua “comare” o gente a lui conosciuta con la quale raggiungere la serenità necessaria per evitargli periodi depressionari.

L’art. 1 stabilisce le premesse nelle quali l’anziano da solo in casa, ovvero insieme ai propri figli impegnati per lavoro o altro e questi ultimi non in grado di assicurare la costante presenza in casa, hanno diritto ad appoggiarsi ad altri, proprio per evitare che la solitudine possa prendere il sopravvento. I componenti della famiglia di accoglienza, devono essere in buona salute ed esenti da pregiudizi per reati dolosi ed aver maturato altre esperienze in campo sociale.

Art.2 Viene redatto un contratto in forma scritta, avallato dai familiari, dove vengono riportati tutti i diritti e doveri delle parti.

Art.3 Dall’esperienza testè illustrata, essendo l’affido in convivenza una proiezione dell’anziano all’interno di una famiglia che non è quella di origine, e di contro un anziano con le sue necessità e con le sue volubilità, necessita un lungo periodo di prova anche di alcuni mesi, proprio per verificare l’adattabilità delle parti alla nuova situazione. Allo stato tutti gli anziani sinora ospitati presso la nostra famiglia, stentavano a camminare se non con ausili anche importanti, sono riusciti in poco tempo, spronati dagli altri, ad abbandonare detti ausili e camminare da soli senza alcun sostegno. Inoltre, anziani con periodi di inizio di depressione, sono arrivati a considerare nuovamente il piacere della vita, con tutte le conseguenze di tutto questo. Forte riduzione di alcuni farmaci, nonché assoluto abbandono degli ansiolitici o farmaci per la stitichezza.

Art.4 Naturalmente il contratto può essere sciolto in qualsiasi momento se dovessero venir meno le condizioni di benessere per parti.

L’Associazione serve per l’autofinanziamento. Ogni anziano deve partecipare, e ci riesce tranquillamente con la sua esigua pensione alle spese di gestione famigliare, tutti i parenti, possono donare fare delle donazioni e donare il cinque per mille. Tutto questo per sopperire alle spese extra. Per assumere qualcuno e per dare uno stipendio anche ai componenti della famiglia. A costo zero per lo Stato, il quale risparmierà 1500,00 euro per ognuno solo di contributo alle case di riposo, oltre al risparmio su tutti i farmaci che gli anziani assumerebbero se non necessari.

Il 18 settembre dello scorso anno, alle 10.00,  si presentano otto persone qualificatisi tutti Dirigenti dell’Ulss, accompagnati da personale del Nas di Padova. Premetto che avevo già avuto un precedente controllo un anno prima da parte della Polizia Locale, senza alcun rilievo. Rispettoso delle Istituzioni, ho subito assicurato qualsiasi tipo di supporto nonostante in quel momento impegnato con mia moglie ad assicurare l’igiene dei nonni che ospitiamo.
Il controllo è stato accurato, esteso a tutta la mia casa con tutto quello che vi era all’interno, armadi, mobili e frigoriferi compresi. Mi sono posto a completa disposizione, pregandoli però che qualora avessero preso qualsiasi documento mi avrebbero dovuto avvisare. Così è stato fatto, ricevendo assicurazione da parte di tutti che non vi era nessun problema, anzi i dirigenti dell’Ulss avevano manifestato il loro apprezzamento per l’igiene e la pulizia ed una di queste al momento dell’ingresso aveva proferito la frase “ al di sopra di ogni aspettativa”. Frase sussurrata con un fil di voce però condivisa da tutti. Un altro di questi, e non l’ultimo dei responsabili dell’Ulss di cui per onestà intellettuale non riferisco il nome, in camera caritatis mi riferiva che un suo parente me lo avrebbe affidato senza alcun problema. Alle ore 13.00, terminato il controllo ci chiedevano la disponibilità ad uniformarci a quello che ci avrebbero indicato. E’ stato poi rilasciato un verbale di acquisizione degli atti, con l’indicazione di quanto acquisito.
Il 6 ottobre 2014, il Nas di Padova mi notificava un’informazione di garanzia per esercizio abusivo di attività sanitaria ed esercizio abusivo di circolo insieme a mia moglie. In data 16 ottobre 2014, il Comune di Albignasego, ci informava di aver avviato il procedimento amministrativo per chiusura della Casafamiglia, su specifica richiesta del Nas, quindi due giorni dopo, nella quale indicava i coniugi Merola responsabili di reati. A dire che tutto questo era inverosimile è poco, comunque tranquillo della mia onestà ho accettato tutto questo considerando che era giusto che la Giustizia facesse il suo corso, anche se mi sembrava una forzatura per cercare di ostacolare il progetto. Infatti avevo avviato una fitta corrispondenza con le Istituzioni sulla mia volontà di avviare un progetto innovativo utile per tutti ed in grado di dare sollievo alle famiglie in difficoltà ed agli stessi anziani; creare un’alternativa alle case di riposo che come ho sempre sostenuto sono di vitale importanza. Progetto che sviluppa legami solidali tra generazioni, creando una rete solidale con altre famiglie. Progetto molto complesso ed oneroso sia sotto il profilo dell’impegno che della responsabilità; un progetto che non si affronta per denaro ma solo condividendo il senso di aiutare il prossimo, in quanto lo stress sarebbe tanto da riuscire ad andare avanti solo per qualche mese.
Dall’acquisizione degli atti presso il Comune di Albignasego, è da evidenziare corrispondenza tra Nas e l’Ulss 16 dove quest’ultima con nota del 26 settembre 2014, valutando tutto il contesto, riferisce che sotto il profilo igienico-sanitario non vi sono condizioni critiche per gli anziani ospiti e anzi gli stessi e i loro familiari interpellati sulla loro collocazione in casa di riposo, hanno declinato l’offerta, per iscritto, manifestando l’intenzione di rimanere nell’attuale sistemazione. Inoltre, sempre l’Ulss ha inoltrato una richiesta di valutazione presso i rispettivi medici di base sulle condizioni di salute degli anziani trovandoli in ottima forma e, risponde sempre al Nas che per quanto attiene i profili sanzionatori, la legge regionale 22/02, non prevede sanzioni. Riguardo ad un precedente controllo avuto da parte della Polizia locale nello scorso anno, la Direzione Sanitaria di Padova, su normale scambio di informazioni con il Comune di Albignasego, evidenzia che: “la condivisione temporanea di spazi abitativi e di attività di vita quotidiana, possono rientrare nelle libere determinazioni e volontà delle persone e che lo scambio di uso abitativo con corrispettivo economico rientra nell’attività alberghiera. Solo qualora venga fornita, in qualsivoglia modalità, assistenza sanitaria la fattispecie di unità di offerta deve rientrare nella normativa di autorizzazione e accreditamento, ex L.R. 22/02 e successivi provvedimenti attuativi. Pertanto, per quanto di competenza di questa Azienda Ulss, fatta salva la garanzia dell’assistenza e vigilanza di natura sanitaria da assicurarsi per il tramite dei medici di medicina generale e da altri servizi istituzionali, qualora richiesti non si ravvisa la necessità di autorizzazione sanitaria di qualche natura rinviando la competenza riguardante gli aspetti sociali e tecnici, quali agibilità e idoneità dei locali ad uso abitativo, a codesto Ente locale.” Di questo non ho mai ricevuta alcuna comunicazione.
Il 13 ottobre 2014 il corriere del Veneto riportava ampio spazio sulla cronaca di Albignasego sul controllo effettuato da parte del Nas e della Polizia locale ad un pensionato sessantenne che ha aperto un ospizio abusivo nella frazione di Carpanedo. Premetto che nell’ambito dei comuni limitrofi, siamo conosciuti non per pubblicità ma per la nostra onestà e correttezza, riceviamo continuamente richieste di aiuto da parte di famiglie in difficoltà che non riescono a gestire il loro caro e sia per ragioni economiche che per altre ragioni non accettano l’offerta della Casa di riposo. Proprio due giorni prima avevo ricevuto una richiesta di aiuto da parte di una donna anziana di Conselve, la quale non volendo ricorrere a badanti o casa di riposo, attraverso il suo medico, ha chiesto il nostro aiuto; aiuto che non posso fornire per ragioni di spazio. Il Comune di Conselve, attraverso l’assistente sociale, assicura due visite settimanali per la spesa, ma la stessa avrebbe bisogno soprattutto di compagnia perché in solitudine. Queste situazioni sono all’ordine del giorno e le istituzioni non sanno e non vogliono affrontarle.
In data 3/11/2014, nuovamente un controllo da parte di due dirigenti dello Spisal, e due dirigenti dell’Ispettorato del Lavoro, sempre accompagnati da personale del Nas. Sempre nell’occasione, mia moglie che stava preparando da mangiare per tutti, spontaneamente riferiva che quel sugo cui stava preparando, era stato conservato dai nonni e da lei. Anche per questo i Nas, elevavano due verbali di contravvenzione, uno da 1500 a 9000 euro, e l’altro da 1000 a 6000 euro. In ultimo, al momento di andare via dopo tutta la mattinata, mi chiedevano le autorizzazioni per la privacy. Gli rispondevo che i nonni al momento del loro ingresso mi autorizzavano già nel contratto e per quanto concerne i loro dati sensibili, non li ho mai trattati in quanto a me non necessari, ma i loro documenti erano custoditi su disposizione dei loro figli, all’interno di un raccoglitore insieme ad altri raccoglitori, all’interno di un mobile armadio chiuso e di non facile accesso ad altre persone. Preciso che i mobili non sono dell’associazione ma sono ancora di mia proprietà, come anche l’abitazione dove viviamo, un appartamento privato e non pubblico dove chiunque possa accedere. Inoltre, noi siamo sempre e costantemente a casa. Nonostante tutto, senza dirmi nulla, mi contestavano anche questa violazione. Violazione condivisa anche dagli altri due del Nas che avevano fatto il controllo il mese prima, senza che nell’occasione ci venisse chiesto o contestato nulla a riguardo.
In questo caso la contravvenzione si aggira dai 10.000,00 ai 100.000,00 Euro.
Dire che tutto questo mi sembrava inverosimile.
Si erano scatenate tutte le Istituzioni solo per aver cercato di portare avanti un progetto che dà giovamento a tante persone e crea i presupposti per nuovi posti di lavoro, ed in ultimo particolare non da sottovalutare, far risparmiare alla Regione Veneto tanti soldi. Basta pensare che per 6 anziani che ospito, la Regione risparmia solo di rette euro 9000, per non parlare del benessere degli anziani e del sollievo ai familiari.
I soldi con i quali i nonni contribuiscono, vengono in larga parte impiegati per sopperire alle spese di gestione familiare, il resto viene devoluto all’associazione la quale deve sostenersi per le ulteriori spese; pagare lo stipendio della persona che ci viene ad aiutare, acquistare il mobilio già pagato con la mia liquidazione, gite con i nonni, ferie con gli stessi, pranzi in ristorante e durante l’estate quasi ogni giorno, uscite ad Abano o altre località, consumando pasti e quant’altro necessario presso esercizi pubblici del posto (di questo può essere depositata anche documentazione fotografica attestante quanto indicato); questo perché oltre all’anziano dobbiamo vivere anche noi.
Nel progetto viene indicato tutto quello che viene fornito e penso che il loro benessere sia testimone di quello che dico: non conoscono stitichezza, né usano sedativi o ansiolitici.
L’alimentazione è rigorosamente genuina, con abbondante frutta e verdure fresche. Questo lo possono testimoniare i loro medici di base: gli anziani che risiedono presso la mia famiglia anziché regredire, stanno sempre meglio.
Fino ad ora, tutto l’occorrente impiegato nel progetto è stato anticipato da noi, come l’abitazione, la mia disponibilità, quella di mia moglie e dei miei figli, nonché il furgone che utilizziamo negli spostamenti.
L’obbiettivo era quello di capire se era fattibile come progetto, e regolarizzare il rapporto con i familiari e i nonni stessi sia sul profilo amministrativo che legale.
Infatti ho provato tanti accordi o contratti con i parenti proprio per cercare di tutelare sia il nonno che noi stessi.
Senz’altro potrò aver commesso qualche errore, ma questo in assoluta buona fede proprio per l’incertezza di poter adeguatamente realizzare un progetto così innovativo nel rispetto della normativa vigente e delle istituzioni, come da me sempre fatto.
Tutto quello che abbiamo sperimentato è stato tutto a nostre spese, per le finalità cui ho creduto dall’inizio. Gli anziani non devono essere merce di scambio o di business, avviare questo progetto, sostenuto poi dall’Associazione, per un sano benessere di tutti, creare un futuro ai miei figli e assicurare qualche posto di lavoro.
Infine, la mia famiglia di 5 persone dei quali tre meravigliosi figli di anni 11, 16 e 17, parte integrante del progetto, hanno avuto la fortuna di crescere insieme agli anziani che ritengo sia stato molto importante sotto il profilo educativo e questo per me è molto importante.
Tutto si volge in un contesto famigliare, ognuno dà il suo apporto in termini economici e di presenza, le ferie sono insieme, mangiamo sempre insieme e mai nulla di diverso.
L’anziano continua a fare il nonno partecipando anche all’educazione dei miei figli ed alla serenità famigliare.
Il profilo legislativo trova fondamento nell’introduzione alla legge regionale nr.72 del 9.6.1975, e negli articoli del codice civile:
* art. 1703 c.c. Mandato dell’anziano ad un volontario, ad un’Associazione etc..
“…è quel contratto con il quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto di un’altra”.

* art. 1655 c. c.. Contratto di mandato tra l’anziano e Casafamiglia + contratto di appalto di servizi tra Casafamiglia ed un’agenzia di lavoro, cooperativa e altro… “…è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro”.
Il 15 gennaio 2015. l’Ordinanza del Comune ci imponeva di chiudere e mandare i nonni a casa. Un danno veramente grande. Alcuni, oltre a non sapere dove andare, non avevano risorse economiche sufficienti per pagare una retta in una casa di riposo, altri nonni, avendo già i famigliari anziani, non potrebbero avere un’assistenza adeguata. Ho avviato ricorso al TAR, naturalmente con delle spese a mio carico.
Di tutto questo, la stampa locale ha dato ampio risalto tanto da suscitare l’interesse sia della popolazione che da parte di alcuni consiglieri regionali del Veneto Ruzzante Pietro e Santino Bozza, l’On.Paola Goisis, nonché il Presidente del Consiglio Regionale Veneto che per accertarsi della bontà del progetto sono venuti a trovarci, manifestandoci la loro solidariertà ed apprezzamento per il progetto. Il giorno 15 gennaio il Sosttituto Procuratore della Repubblica Dr. Sergio Dini chiedeva l’archiviazione dei capi di imputazione nei nostri confronti, e manifestava l’assurdità delle contravvenzioni riguardo alla privacy dichiarando che la nostra attività era una attività meritoria da sostenere.
Dopo qualche giorno il Dr. Ruffato Clodoaldo, Presidente del Cons. Regionale Veneto mi chiamava dicendomi che ll 18 febbraio avrebbe presentato per l’approvazione l’Istituto dell’Affido anche per il Veneto e mi ringraziava per quello che avevamo fatto. Il 18 effettivamente anche in Veneto veniva votato e introdotto l’affido. Una grande vittoria per tutti gli anziani che finalmente possono riacquistare la loro dignità di persone che con la loro capacità di agire possono autonomamente scegliere dove andare a passare il resto della loro vita senza nessuna costrizione. Sono contento di tutto questo, anche se un po’ amareggiato in quanto ci lamentiamo sempre della burocrazia e per fare qualcosa anche se utile dobbiamo aspettare che il politico debba normarcela. Eppure la costituzione garantisce che non tutto ciò che non è normato è vietato, invece ho dovuto constatare che purtoppo siamo ancora lontani dalla nostra libertà”.

2 comments

  1. Maria Angela Legnani 24 febbraio, 2015 at 08:32 Rispondi

    Da figlia mi sono ritrovata, da un giorno all’altro, a decidere se dall’Ospedale mia mamma doveva andare direttamente in Casa di Riposo.
    Così, senza preavviso, come lo è stata la sua malattia, mi sono trovata a spezzare un legame forte come quello di madre/figlia.
    I medici sono stati molto chiari: “Sua mamma rifiuta la sua casa, non tornerà a mangiare e a stare bene li…”.
    La scelta era solo, a mio malincuore la Casa di Riposo. Ma io non volevo….. lei così fragile in mezzo a persone che non avrebbe riconosciuto…. (mia madre aveva l’Alzhiemer e non sarebbe riuscita, con il continuo cambio di turni del personale, ad affezionarsi e ad avere un unico punto di riferimento).
    Per fortuna il neurologo mi da una settimana di tempo… e .. soprattutto un numero di telefono!
    Ecco era proprio una persona che come voi ha deciso di offrire la sua casa ai “nonni”, bene prezioso che purtroppo non è sempre possibile gestire.
    Sono stata molto sollevata. Mia mamma aveva una nuova casa, una famiglia, degli amici.. ma non solo lei… Io ero una di loro e sono stati i più bei Natali e compleanni della mia vita! Eravamo una grande famiglia allargata!!!
    In bocca al lupo per questo grande successo e complimenti per la tenacia e l’amore che vi ha permesso di vincere.
    Grazie anche alle persone che vi hanno conosciuto e capito l’amore che c’è in questo progetto!
    Con affetto e tanta stima.
    Mariangela

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