Sottratti fondi per l’emergenza migranti, due arresti: le indagini si allargano

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I responsabili di una cooperativa campana di assistenza ai migranti sono stati arrestati mentre stavano per lasciare il territorio nazionale. Ai due, vengono contestati i reati di associazione a delinquere, peculato, appropriazione indebita e truffa aggravata per essersi appropriati di ingenti somme di denaro destinate all’accoglienza dei migranti ed utilizzate per acquistare immobili ed attività economiche all’estero, per spese personali ed attività corruttive. I fondi sono stati sottratti sia mediante fatture false relative a prestazioni assistenziali mai avvenute, sia attestando falsamente la presenza dei migranti presso le strutture di accoglienza sia fornendo a quelli realmente ospitati vitto, alloggio e vestiti in modo saltuario ed in misura inferiore rispetto al contratto sottoscritto con la Regione Campania, che ha sinora gestito, per l’emergenza migranti, 56 milioni di euro erogati dalla Presidenza del Consiglio. Le indagini sono tuttora in corso per accertare ulteriori responsabilità, anche tra pubblici ufficiali e soggetti collegati alle attività della cooperativa.
Nel pomeriggio di ieri è stata data esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti dei due, il primo sottoposto alla misura della custodia in carcere la seconda a quella de gli arresti domiciliari,indagati per una molteplicità di reati che vanno dalla truffa aggravata al peculato, dall’appropriazione indebita aggravata all’associazione per delinquere. L’ordinanza è stata emessa dal Gip di Napoli a seguito di indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Napoli e coordinate dalla VII sezione della Procura di Napoli, ed è stato necessario darvi esecuzione anticipata perché gli indagati erano in partenza per il Montenegro. Le investigazioni, avviate da tempo su un vasto giro di complicità e collusioni nella gestione illecita dei fondi pubblici destinati alle spese necessarie per l’accoglienza e l’assistenza dei migranti, in forza di convenzione stipulata tra l’associazione ed il soggetto attuatore della Regione Campania, si sono focalizzate sulla Onlus denominata “Un’ala di riserva” gestita dai due coniugi colpiti dall’ ordinanza e hanno consentito di accertare una serie di numerose condotte illecite tutte volte in ultima analisi a consentire l’appropriazione personale delle somme destinate agli scopi di legge ed il loro reimpiego verso acquisti immobiliari ed attività economiche all’estero. Con la stessa  ordinanza il Gip ha altresì disposto il sequestro di alcuni immobili e di diversi conti correnti bancari. La Regione Campania, per la complessiva gestione dell’emergenza oggetto, ha elargitfondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri per un totale di circa 56 milioni di euro. Le più ripetute condotte, tra quelle finora accertate, sono consistite: nell’ attestare falsamente, anche mediante false fatturazioni, l’esecuzione delle prestazioni cui si era obbligati in virtù della predetta convenzione mentre in realtà non forniti nei confronti dei migranti affidati all’associazione “Un’Ala di Riserva” i servizi previsti dalla convenzione; nell’ attestare falsamente la presenza dei migranti nelle strutture destinate all’accoglienza; nel fornire ai migranti, quando effettivamente ospitati, in luogo delle prestazioni a cui si era tenuti, una minima somma in contanti oltre alla saltuaria erogazione di vitto, alloggio e alla fornitura dei capi di abbigliamento strettamente indispensabili; nel prelievo sistematico di consistenti somme di danaro destinati al pagamento degli immobili personali, alla corruzione di pubblici ufficiali o ad altri investimenti economici. Va sottolineata la piena collaborazione al disvelamento delle attività illecite offerta da diversi dei migranti ospitati, a loro volta penalizzati dalla gestione fraudolenta delle risorse stanziate per fronteggiare la grave crisi umanitaria, peraltro tutt’ora in atto. Le indagini sono in effetti partite da una denunzia di De Martino Alfonso presidente della onlus, che aveva rappresentato ai carabinieri di Pozzuoli le iniziative violente ed estorsive da parte di due cittadini somali che, a suo dire, si erano presentati presso la sede legale dell’associazione e lo avevano minacciato per costringerlo a consegnare loro somme di denaro. I due migranti furono quindi tratti in arresto dai Carabinieri ma dopo qualche settimana, a seguito degli approfondimenti investigativi subito condotti dal PM , assunte le loro dichiarazioni con le quali spiegarono l’effettiva consistenza della vicenda e chiarirono al magistrato una serie di particolari sulla gestione della Onlus da parte del suo Presidente, vennero scarcerati e si aprì quindi la fase delle investigazioni dei riscontri,proceden dosi ad attività di intercettazioni telefoniche e acquisizione di numerosi documenti. Uno degli arrestati rese dichiarazioni a suo dire chiarificatrici ma nella realtà risultate smentite dai successivi approfondimenti documentali e finanziari.I riscontr i effettuati dalla Guardia di Finanza hanno infatti evidenziato l’inesistenza di molte delle prestazioni dedotte nelle fatture giustificative dei costi delle ONLUS tra i quali, a mero titolo di esempio, quelli esorbitanti per “frutti di mare “ oltre alla destinazione per finalitè privatistiche delle somme incassate dalla Onlus. Peraltro, a sottolineare la carenza di controlli già nelle fase di aggiudicazione delle convenzione, va fatto rilevare che la ONLUS aveva destinato all’ospitalità dei migranti un immobile abusivamente costruito e privo quindi di autorizzazioni. Le investigazioni sono tuttora in pieno svolgimento anche per individuare, attraverso la destinazione delle somme oggetto di appropriazione, le più estese complicità e la rete corruttiva nell’area dei soggetti pubblici e privati gravitanti intorno alle attività dell’associazione “ Un’ala di riserva ” sia nella fase della stessa aggiudicazione della convenzione sia nella fase della gestione successiva delle somme erogate.

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