Spiaggiati 15 delfini lungo la costa toscana. L’Arpat lancia l’allarme

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Firenze (di Alba Modugno) – 15 delfini spiaggiati lungo la costa toscana in soli 3 mesi: questo è il bilancio dell’Arpat da gennaio ad oggi e racconta una condizione considerata anomala da imputare molto probabilmente al morbillo.

Ad uccidere infatti in questo primo trimestre del 2017 i piccoli cetacei odontoceti, di cui 13 appartenenti alla specie “stenella coeruleoalba”, sarebbe stato il Dolphin morbillivirus, cosa già avvenuta in passato: nel 2013, sulle spiagge toscane, furono trovati morti 28 delfini (di cui 8 per certo a causa del morbillo appunto), un numero elevatissimo che si spera non venga raggiunto ancora.

Al momento sono stati esaminati tramite autopsia 6 soggetti e in 2 di questi dal parenchima cerebrale è stato isolato proprio il DMV (Dolphin Morbillivirus), mentre dalle analisi di un altro è emerso l’Herpesvirus da milza e linfonodi e da un altro individuo ancora il Listeria monocytogenes.

Comunque, quella del morbillo, fra tutte le ipotesi sembra essere la più accreditata: “Siamo relativamente sicuri che la causa sia il morbillo”, hanno affermato Cecilia Mancusi, biologa Arpat per il settore mare e Giuliana Terracciano, veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (IZSLT).

“Anche se i risultati dell’autopsia sono limitati a pochissimi esemplari sappiamo che è la causa più probabile anche per gli altri. Abbiamo molte informazioni che escludono altri motivi e comunque, in proporzione, i numeri sono interessanti. Nuove informazioni le avremo dagli approfondimenti di tipo istologico che stanno portando avanti i laboratori”.

Infatti, presso l’IZSLT sono ancora in corso indagini tese, insieme al monitoraggio di altri animali spiaggiati, ad ottenere un quadro della situazione fenomenologica il più completo possibile.

Questo perché si crede, inoltre, che il morbillo debiliti ed uccida certamente i delfini, ed in particolar modo le stenelle, ma che non possa essere la sola causa di tale elevata mortalità: secondo il Dott. Silvio Nuti, fondatore del CE.TU.S di Viareggio (Centro di Ricerca sui Cetacei), vi sarebbe un diffuso abbassamento delle difese immunitarie dovuto a tutte le materie plastiche che in mare non si disintegrano, ma si disaggregano “entrando nel ciclo vitale degli animali”, indebolendoli.

Ciò, in parte, spiegherebbe i numeri allarmanti segnalati dall’Arpat in una nota del 31 marzo, in cui si legge che “gli spiaggiamenti toscani sono circa il 31% di quelli a livello nazionale” e che “la percentuale di mortalità di stenelle, rispetto al totale di morti di delfini, è molto elevata (93%), assai più di quanto registrato al livello nazionale che è pari al 60%”.

Restano però ancora aperte una serie di questioni: ad esempio, se è casuale o meno il fatto che i tre delfini ai quali è stato diagnosticato con certezza il morbillo fossero tutti delle femmine; ma soprattutto quali fattori stanno davvero portando ad un incremento di casi di morbillo.

Attualmente, da qualche settimana, gli spiaggiamenti paiono essere cessati, ma gli esperti non possono annunciare con certezza come conclusa quella che, a conti fatti, si presenta come una vera e propria epidemia.

Nel frattempo, il famoso delfino Capodanno che a gennaio nuotava nell’Arno, è scomparso, ma si spera sia riuscito a riprendere il largo.

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