Strage di Viareggio, la parola al perito: “Le barriere avrebbero evitato o ridotto i danni”

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LUCCA  –  L’antisvio e le barriere di contenimento, forse, avrebbero evitato, o ridotto, le conseguenze dell’incidente ferroviario. La strage di Viareggio torna in aula,  e questo è quanto detto, dal banco dei testimoni, questa mattina in udienza al Polo Fieristico di Lucca, da Alfredo Zallocco, ingegnere della Asl di Prato e perito della Procura di Lucca in tema di sicurezza sul lavoro.   “La normativa — ha affermato il teste— rimanda al Rid che è il documento emanato in sede europea. Il Rid però non affronta la questione di incendi ed esplosioni determinate da merci pericolose, delegando la questione ai singoli Stati”. In pratica, esisterebbe  una sorta di “lacuna” legislativa in tema di sicurezza, e il rischio sul trasporto di merci “pericolose”, quale era il Gpl del treno merci esploso a Viareggio la notte del 29 giugno 2009, sarebbe valutato solo alla partenza, e all’arrivo, della merce in stazione, ma non durante il tragitto. “Noi lo abbiamo chiesto a più riprese senza ottenere nulla”, ha agginto Zallocco. Tornando all’antisvio, come ricordato in aula dal perito, lo stesso fu ideato in Svizzera, dopo alcuni incidenti, e il costo si aggirerebbe intorno ai 2milia euro. Pochi soldi, se si pensa alla finalità dell’utilizzo: azione frenante in caso di deragliamento prima che che se ne possano accorgere gli stessi macchinist. Quanto alle barriere di contenimento, Zallocco ha ricordato che a Falconara ci sono, mentre, a Viareggio, in via Ponchielli, distrutta dal fuoco assassino che ha seminato 32 morti, erano assenti. La barriera, secondo il testimone,  avrebbe fatto in modo che il fuoco prendesse una direzione diversa, respingendolo, e al posto delle abitazioni i danni avrebbero riguardato solo la linea ferroviaria.

La barriera, oggi, nella rinata via Ponchielli a Viareggio c’è. Come ci sono i 32 morti, e il lutto per i familiari delle vittime.

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