Strage, Lunardini in aula: “Tornassi indietro non firmerei quell’atto”. Regione assente

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LUCCA – ( di Letizia Tassinari ) – L’ex sindaco Luca Lunardini oggi al banco dei testimoni al processo della strage di Viareggio del 29 giugno 2009. “Se potessi tornare indietro – queste le sue parole – non firmerei quell’atto”. Accettare, cioè, i due milioni e 800mila euro offerti da Ferrovie dello Stato e Gatx per rifondere i danni subiti dalle infrastrutture, e ricostruire strade, passerella pedonale sui binari, impianti elettrici, idrici e fogne. “Quando mi fu fatta la proposta – ha aggiunto Lunardini – dissi di no, me lo diceva il cuore, poi nonostante il consiglio dell’avvocato Graziano Maffei, accettai, spinto da pareri e atti degli uffici comunali”. Una ammissione di “colpa morale”, quella dell’ex primo cittadino di Viareggio, che ha parlato in aula del suo rammarico: “Oggi, a distanza di 6 anni, valutando il dolore delle famiglie delle vittime, dico che avrei fatto meglio a dimettermi e lasciare al commissario prefettizio la scelta di firmare quell’atto. Il denaro non può valere il dolore”. Nessuno però dimentica quanto fatto da Luca Lunardini dalle prime ore quella notte di inferno: lui, era li, tra i feriti, nell’odore di bruciato, nella disperazione, e ha vissuto con i suoi concittadini l’immane tragedia.  “Il Comune rimase aperto h24, per dare assistenza a chi aveva perso casa e affetti – ha ricordato sempre all’udienza di oggi – e tanti dipendenti rientrarono dalle ferie per dare una mano. Dovemmo evacuare la zona rossa, circa mille persone, sistemandole al Palasport, alle scuole Lambruschini e in case private. Fu aperto un centro di accoglienza, per chi quella notte era fuggito dalle case in fiamme senza nulla addosso, per accompagarli a recuperare le poche cose non distrutte dall’incendio. Delle 31 famiglie rimaste senza abitazione nessuna è stata sistemata in container”. E questa, al di là del processo, è storia.

Tra i testi escussi oggi anche l’ex sindaco Leonardo Betti, che all’epoca della strage era consigliere dell’opposizione, e che durante il suo mandato è sempre stato vicino alle famiglie, sia ai cortei del 29 giugno, in memoria delle vittime, che alle udienze precedenti.

Anche la Regione è parte civile nel processo per la strage di Viareggio, ma il suo presidente aveva da alcuni giorni avvisato il tribunale di non poter testimoniare oggi in aula per precedenti impegni istituzionali e aveva chiesto di essere ascoltato in altra data. Il presidente del collegio giudicante, il giudice Gerardo Boragine, ha ritenuto invece di revocarlo da testimone. Quindi non potrà più comparire in aula. Del resto, come spiegano gli avvocati della Regione, il presidente avrebbe potuto testimoniare esclusivamente in merito ai danni subiti dalla Regione, ovvero riguardo a fatti e circostanze ben note alla corte. Insomma, la sua testimonianza viene ritenuta non determinante dal punto di vista processuale. Riguardo invece al ruolo dell’Ente è lo stesso presidente a far presente che – proprio per sua esplicita volontà – la Regione Toscana ha rifiutato di accordarsi con le assicurazioni e – a differenza dello Stato – si quindi è costituita parte civile, è presente al processo e lo sarà fino in fondo. Nel corso di questi lunghi 6 anni la Regione ha sempre svolto diligentemente il proprio ruolo e si è sempre schierata dalla parte di coloro che chiedono verità, giustizia e sicurezza. “Con il suo comportamento continuamente ci offende e ci umilia” – scrivono i familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio  che criticano la mancata testimonianza del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, al processo in corso a Lucca. “Stamani il signor Rossi – scrive la presidente dell’associazione fra i familiari delle vittime, Daniela Rombi – non un cittadino qualunque, ma il presidente della nostra Regione, dopo ben cinque chiamate a testimoniare, non ha avuto la faccia di presentarsi né il garbo di giustificare la sua assenza”. “Ciò che a noi risulta chiaro – aggiunge – è che dell’incidente ferroviario di Viareggio non gli importa assolutamente niente, né tantomeno di chi è morto in quella strage. Il suo silenzio omertoso, quello del nostro capo dello Stato e del nostro presidente del Consiglio si equivalgono. Con la sua assenza ancora di più ci fa capire da che parte sta: certamente non dalla parte dei più deboli, non dalla parte dei cittadini”. Alle parole di Daniela Rombi si aggiungono quelle di Marco Piagentini, che nella strage ha perso la moglie e due figli: “Il 20 maggio testimonierò, vediamo se ha il coraggio di ascoltare come sono morti i miei figli”.

L’assenza di Rossi al processo per la strage è un altro schiaffo al dolore della città di Viareggio”. Il candidato al consiglio regionale della Toscana per Fratelli d’Italia, Riccardo Zucconi, va giù duro nel commentare la mancata presenza del governatore all’udienza in veste di testimone “un’assenza _ rimarca Zucconi _ oltretutto neppure motivata, dato che non è stata prodotta documentazione in merito ma si è parlato solo di ‘impegni istituzionali'”. “Il fatto che il presidente Enrico Rossi non sia andato in tribunale a Lucca a testimoniare è segno di poco rispetto per un fatto gravissimo che ha ferito profondamente tutta la città di Viareggio, una vicenda per la quale la magistratura sta facendo il proprio dovere con un impegno non da poco per il giudice, il dottor Gerardo Boragine, che è sicuramente uno dei migliori magistrati in cui tutti noi riponiamo fiducia per addivenire ad una soluzione di giustizia. Il comportamento delle istituzioni già in passato si è dimostrato irrispettoso di una tragedia immane: basti pensare all’escalation della carriera manageriale fatta dall’ad delle Ferrovie Mauro Moretti che mai ha mostrato un atteggiamento cosciente del dolore della gente. La posizione tenuta da Rossi _ chiude Zucconi _ è l’ennesimo schiaffo di una mancanza di rispetto che va oltre le questioni giuridiche e gli accertamenti di responsabilità. Assurdo pensare in queste circostanze solo alla campagna elettorale, presenziare a inaugurazioni e taglio di nastri se non si ha il senso del dovere morale di far sentire la propria presenza in un momento in cui non solo la Regione è parte civile nel processo ma ci sono famiglie e cittadini che hanno bisogno del conforto dei riferimenti istituzionali”.

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