Successo a Lucca per lo spettacolo “Giovanni e Paolo, al di là di Falcone e Borsellino”

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LUCCA (di Giacomo Bernardi) – Il 23 maggio 1992 avvenne la strage di Capaci, in cui perse la vita Giovanni Falcone. In occasione del ricordo annuale di tale data è andato in scena, lunedì 25 maggio, al teatro di San Girolamo a Lucca, lo spettacolo “Giovanni e Paolo, al di là di Falcone e Borsellino”. Il testo dello spettacolo è scritto da Alessandra Camassa, giudice di Trapani, per la regia di Dario Garofalo che è anche uno dei tre interpreti assieme a Giusy Zaccagnini e Gaspare Balsamo.

Davanti ad un attento pubblico gli attori hanno interpretato e descritto il rapporto di amicizia tra i due giudici impegnati nella lotta alla mafia. Un legame profondo, intenso, fatto di incomprensioni, dovute alla netta divergenza dei due caratteri, ma accomunato dalla voglia di giustizia che è diventata il fine e lo scopo della loro intera esistenza.

I due giudici hanno raccolto lo sforzo ed il lavoro di tanti altri uomini di giustizia morti prima di loro, arrivando vicino al cuore del potere mafioso. La brutale reazione di Cosa Nostra ha condotto, con due attentati ravvicinati e tremendi, alla morte i due magistrati e le persone incaricate della loro protezione. Da quel momento però qualcosa è cambiato, lo Stato sembra aver impresso una nuova forza alla lotta alla cosiddetta ‘cupola’ e i vertici dell’organizzazione mafiosa hanno spesso scricchiolato negli ultimi anni.

Nel dibattito avvenuto dopo lo spettacolo fra gli attori ed il pubblico è emerso che la lotta alla mafia non deve partire dalle forze dell’ordine, bensì dai singoli cittadini. La mafia teme l’educazione e la cultura, perché con esse il popolo, consapevole delle proprie azioni, potrebbe ribellarsi. Falcone e Borsellino erano due eroi, certo, ma erano soprattutto due persone normali, due professionisti che credevano nella legalità. I due giudici non avevano particolari talenti, avevano, come tutti noi dovremmo avere, una gran voglia di giustizia.

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