Tribunale di Prato in tilt, CGIL: “Accorpatelo a Firenze”

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PRATO (di Chiara Bini) – Migliaia di pratiche, poche decine di impiegati, nessuna assunzione di nuovo personale: questa la condizione critica in cui versa il Tribunale di Prato, che adesso chiede a gran voce l’intervento delle istituzioni. Dalla CGIL una proposta estrema: accorpare il Foro pratese con quello di Firenze.

Con 11.986 fascicoli giunti nel 2014 alla sola sezione civile e 9442 alla penale, il Palazzo di Giustizia di Prato si conferma essere uno dei più attivi dell’intera regione. A far fronte ad una così alta richiesta di procedimenti, però, appena 46 persone, un numero molto inferiore rispetto alle 64 previste dalla pianta organica. Da qui il rallentamento delle normali attività di svolgimento delle pratiche e, come conseguenza ultima, la caduta in prescrizione di decine di processi (una media di 4 ogni giorno).

La soluzione più immediata, ovvero l’assunzione di nuovo personale, è stata scartata già da molto tempo: da oltre 15 anni non si tiene un concorso finalizzato all’integrazione di nuovi impiegati, mentre un solo posto è stato messo a interpello (è stato, cioè, autorizzato un solo trasferimento di personale a questa sezione). Gli impiegati del Tribunale di Prato hanno manifestato il proprio dissenso con conferenze stampa, sit-in di protesta, scioperi, atti dimostrativi, eppure ancora nessun intervento concreto da parte delle istituzioni.

In questo clima di malcontento e sfiducia si è inserita la CGIL, che ha avanzato la proposta di accorpamento con il Tribunale di Firenze attraverso il segretario della funzione pubblica, Giovanni Iorio. Non si tratta di semplice provocazione, bensì di un atto che il sindacato ritiene giusto e di immediata applicazione, per riuscire finalmente a risolvere una situazione diventata insostenibile per tutti i lavoratori.

Non si è fatta attendere la replica del segretario del Pd pratese, Gabriele Bosi, e di Lorenzo Rocchi, capogruppo in consiglio comunale: il Tribunale deve mantenere la propria autonomia. Per fronteggiare tale problema si è riunito il Tavolo Prato, che si è fatto portavoce non solo dei lavoratori ma anche di cittadini e imprese, i quali hanno il diritto di poter contare su un efficiente sistema giudiziario.

Da un lato la possibilità di alleggerire il carico di lavoro per i funzionari, dall’altro l’accorpamento dei tribunali di Prato e Firenze potrebbe rivelarsi macchinoso per la ripartizione delle competenze territoriali delle due circoscrizioni e avere ripercussioni su cittadini e avvocati, costretti a spostarsi di volta in volta nel capoluogo regionale con conseguente lievitazione delle parcelle (come già accaduto con la chiusura delle sezioni distaccate dei Fori di Pistoia e Lucca per decreto legislativo del 2012).

Una situazione complessa e non di facile risoluzione, ma ormai arrivata al proprio limite: a questo punto urge una risposta rapida e concreta.

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