Troppi vincoli, il Piano Paesaggistico non piace agli agricoltori

TOSCANA – Il Piano Paesaggistico non piace agli agricoltori. I vincoli contenuti nel Pit, il Piano di Indirizzo Territoriale della Toscana, saranno un “freno a mano” alla sopravvivenza del florovivasmo versiliese, oltre ed un ostacolo al principio di libertà d’impresa. Il già precario stato di salute del settore (400 aziende e 9000 addetti tra diretti ed indiretti) rischia un altro duro colpo. Saranno vietati, così come è strutturato oggi, qualsiasi nuovo insediamento nei pressi dei corsi d’acqua, come le serre, così come non sarà più possibile l’espansione dell’attività vivaistica nelle zone umide. In pratica in tutta la Versilia con particolare “penalizzazione” alla zona di Torre del Lago, Massaciuccoli e Massarosa dove sono concentrate la metà delle aziende specializzate.

Per Coldiretti Lucca (info su www.lucca.coldiretti.it) il Piano Paesaggistico è completamente da riscrivere. Non lo manda certo a dire Cristiano Genovali, Presidente Provinciale Coldiretti sfogliando l’enorme mole di documenti che compongono il piano. La principale organizzazione agricola del territorio conferma di non condividere ne il presupposto culturale, ne la filosofia. Poi c’è tutta la questione legata alle risorse del nuovo Piano di Sviluppo Rurale non certo secondaria: “Da un lato – spiega Genovali – si mettono vincoli con il Pit, dall’altro si sostengono gli investimenti con il Psr. Il piano, così come è oggi, renderebbe vani, inutili ed inefficaci. Il rischio, in definitiva, è quello di non poter spendere, e quindi investire, milioni di euro messi a disposizione dal Psr”. Intanto la Regione Toscana dopo le sollecitazioni arrivate da tutte le parti ha già fatto sapere che a breve convocherà i rappresentanti del mondo agricolo, Coldiretti in prima linea, per proseguire un confronto in merito su tutte le questioni sollevate e invitare tutti gli interessati a contribuire in modo concreto alla messa a punto del Pit. “Il Piano Paesaggistico – spiega la posizione di Coldiretti Genovali – mette la nostra regione dentro una campana di cristallo producendo solo effetti negativi sull’economia, sull’occupazione e sullo stesso equilibrio del territorio. Non possiamo condividere il presupposto culturale, né tanto meno la filosofia: per noi quel Piano è da riscrivere. Non è una questione di osservazioni o di correzioni. Rispetto – precisa Genovali – per le opinioni e per il lavoro degli esperti che hanno redatto il Piano, ma non condividiamo in nessun modo l’impianto culturale. Accettarlo, o semplicemente aggiustarlo, significherebbe negare il principio di libertà d’impresa che il Piano, se approvato, di fatto annullerà”. Ci sono troppi punti poco chiari che se lasciati alla libera interpretazione dell’amministratore di turno rischiano di diventare un handicap. “Il vivaismo è visto come un’attività diversa dall’agricoltura, con un forte impatto negativo sul paesaggio e sull’ambiente: una sorta di paesaggio “artificiale. Nel Pit – analizza ancora – si parla di non consentire l’espansione nelle zone umide: ma quali sono nella fattispecie? Così come si parla di corsi d’acqua generici: si tratta di fiumi, canali di scolo? Non ci siamo”.

Una bocciatura, quella di Coldiretti, senza se e senza ma, per cui non “è sufficiente sistemare una parola o cambiare un aggettivo. Le contraddizioni e gli errori sono molto diffusi ed anche gravi. Il paesaggio è il risultato dell’attività agricola e dell’azione dei nostri padri, nonni, avi ma anche delle leggi, comunitarie, regionali e locali che ci hanno consentito di tutelarlo, e di conseguenza modellarlo. L’obiettivo del Pit non era quello di castrare l’attività agricola e la sua azione sul territorio, ma di tutelare il nostro patrimonio paesaggistico. Il paesaggio non si protegge estremizzando i vincoli, ma trovando un equilibrio; una sintesi”. Nel Piano si fa uso di alcuni termini sbagliati, o quantomeno impropri e la grande mole di pagine che compongono il piano è per lo più frutto di “copia – incolla”. “E’ importante – conclude Maurizio Fantini, Direttore Provinciale Coldiretti – recuperare i contenuti della modifica alla Legge Urbanistica, modifica che è il risultato di un lungo confronto fra mondo agricolo, Regione Toscana e sindaci e che aveva recepito le giuste esigenzedelle imprese.

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