Uccise il fratello, arrestato: era già stato condannato in primo grado

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PISTOIA – Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato di Pistoia ha tratto in arresto Luigi Orefice, cittadino italiano di anni 49, già condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del fratello Rosario.
L’arresto è avvenuto in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale distrettuale del riesame di Firenze l’11/09/2015, a seguito di appello sul rigetto della richiesta precedentemente presentata dal Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Pistoia dott. Claudio Curreli alla Corte d’assise di Firenze. Contro tale provvedimento era stato presentato ricorso in cassazione dal difensore Luigi Orefice , dichiarato inammissibile nella seduta di ieri pomeriggio.
Come si ricorderà Rosario Orefice scomparve da Pistoia in data 30 aprile 2010 ed il fratello Luigi ne denunciò l’allontanamento presso la Questura il successivo 7 maggio 2010. Il successivo 20 maggio, visto il perdurare dell’assenza dello scomparso, la Squadra Mobile venne investita del caso per i necessari approfondimenti investigativi.
Da quel giorno furono svolte approfondite indagini, sviluppatesi attraverso l’assunzione di informazioni da numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione e l’analisi di tabulati telefonici e di documenti bancari relativi ai conti correnti intestati allo scomparso, alla sua ditta ed a suo fratello, l’esecuzione di intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché di accertamenti tecnici da parte della Polizia Scientifica.
Benché furono esplorate tutte le possibili piste riconducibili all’ipotesi di un allontanamento volontario di OREFICE Rosario, o della sua morte per suicidio, malore o incidente, ad esito dell’articolata attività investigativa compiuta emerse un quadro indiziario, fatto di elementi logici che resistenti a qualunque interpretazione alternativa portarono a ritenere, al di là di ogni ragionevole dubbio, che lo stesso era deceduto in conseguenza dell’azione omicidiaria del fratello Luigi Orefice, premeditata e messa in atto per ragioni prevalentemente di tipo economico. Dopo il fratricidio, evidentemente soppresse il cadavere che, in un primo momento, non fu rinvenuto.
Il mancato ritrovamento del corpo di Rosario, sul quale Luigi Orefice aveva comunque fatto affidamento come escamotage per sfuggire alla propria responsabilità penale, non impedì un’approfondita e complessa attività investigativa compiuta da questa Squadra Mobile grazie alla quale si arrivò a:
a. definire la figura di Rosario e del fratello Luigi, la loro personalità, le loro amicizie e frequentazioni ed i loro spostamenti nei giorni precedenti alla scomparsa;
b. escludere l’ipotesi di un allontanamento volontario di Rosario o della sua morte per suicidio, malore o incidente;
c. individuare con precisione ben dieci gravi e tra loro concordanti indizi di colpevolezza a carico di  Luigi in ordine alla sua responsabilità per l’omicidio volontario del fratello  Rosario e la soppressione del suo cadavere;
d. disporre di precise prove documentali relative al movente alla base del fratricidio.
Il GUP del Tribunale di Pistoia, ad esito di udienza camerale, con ordinanza del 11/10/2013 ritenendo sufficienti gli elementi raccolti dispose il rinvio a giudizio dell’indagato dinanzi la Corte d’Assise di Firenze per rispondere dei reati ascrittigli, anche in assenza del cadavere.
La sera del 26 marzo 2014, a processo iniziato, all’interno del capannone industriale di proprietà di  Luigi sito in Serravalle Pistoiese,  via Pierucciani 8, nel corso di alcuni lavori di manutenzione per conto dei nuovi affittuari, celato in una intercapedine situata a circa due metri di altezza, fu rinvenuto un bidone metallico dal quale proveniva un forte odore di materiale organico in decomposizione. Dopo l’apertura dello stesso, effettuata alla presenza del personale della Squadra Mobile intervenuto sul posto, si constatò che al suo interno vi era il corpo depezzato privo della testa e delle mani, appartenuto in vita ad una persona di sesso maschile.
I campioni di materiale organico prelevati dal medico legale nel corso dell’autopsia disposta dalla locale A.G. furono stati analizzati dal Servizio di Polizia Scientifica, Div. III^ sez. Genetica Forense di Roma che estrasse dagli stessi il DNA comparandolo con quello acquisito da alcuni spazzolini da denti sequestrati all’epoca della scomparsa nell’abitazione della vittima.Ad esito di tali accertamenti emerse che il corpo rinvenuto nel bidone metallico e immerso in sostanze acide era appartenuto in vita a Rosario.
Ad esito del processo di primo grado, Luigi Orefice, in data 16/06/2015, fu riconosciuto colpevole, dalla seconda sezione penale della Corte di Assise di Firenze, dei reati di omicidio aggravato e sottrazione aggravata di cadavere e condannato alla pena dell’ergastolo oltre al pagamento delle spese processuali come per legge. Contestualmente fu dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale nonché decaduto dalla responsabilità genitoriale, ma non venne accolta la richiesta di misura cautelare avanzata del pubblico ministero.
Esperite le formalità di rito l’arrestato è stato ristretto presso il carcere di Sollicciano.

“Dopo la sentenza di primo grado di condanna all’ergastolo, emessa dalla Corte d’assise di Firenze, con l’ingresso in carcere di Orefice Luigi si chiude la fase investigativa del procedimento. E’ stata un’indagine lunga e complessa su fatti dolorosi, portata avanti mettendo insieme indizi, che sono poi diventati prove, utilizzando i tradizionali metodi di investigazione basati sul ragionamento logico deduttivo. Con tutte le difficoltà derivanti, come accade spesso in questi casi, dall’assenza del cadavere e dalla dichiarata scomparsa per allontanamento volontario.”

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