“Viareggio non dimentica, niente sarà piu’ come prima”, il corteo a cinque anni dalla strage

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Letizia Tassinari – Settemila. E forse anche di più. Il corteo, silenzioso, ha sfilato per le vie di Viareggio, fino a raggiungere via Ponchielli. Ricordo, dolore, e voglia di giustizia, quella con la G maiuscola. A cinque anni dalla strage di Viareggio, da quella  notte del 29 giugno del 2009 quando il fuoco distrusse un intero quartiere e provocò la morte di 32 persone.

Una notte di inferno, dove gli angeli del fuoco si gettarono tra le fiamme per salvare piu’ persone possibili. Ma fu l’apocalisse. Il treno merci, carico di Gpl, deragliato. La cisterna che si squarcia. Il gas assassino. La devastazione. Cinque anni passati, e il processo in corso. La rabbia. La forza di andare avanti. Insieme. “I vigili del fuoco che 5 anni fa sono intervenuti nell’immediatezza dell’incendio che è seguito al deragliamento del treno di Viareggio hanno evitato, con grande rischio per la vita, che l’incendio coinvolgesse le altre 13 cisterne di Gpl che si trovavano sullo stesso treno. Oggi piangiamo 32 vittime ai cui familiari siamo vicini, ma va ricordato che senza il coraggio di quei pochi vigili del fuoco gran parte di Viareggio sarebbe stata rasa al suolo”, ha affermato Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, tra i maggiori sindacati dei pompieri, che nel giorno del quinto anniversario della strage ferroviaria di Viareggio, coglie l’occasione per puntare il dito contro i tagli:“Rischiano di essere un boomerang per i cittadini, in quanto tagliare le assunzioni nei vigili del fuoco equivale a non avere certezza dell’immediatezza degli interventi. Il premier Renzi ed il ministro Alfano sblocchino le assunzioni nei vigili del fuoco, i costi di un intervento inefficace dei vigili del fuoco sono di gran lunga superiori ai risparmi dovuti al taglio delle assunzioni. Per non parlare poi delle retribuzioni dei vigili del fuoco che sono di gran lunga inferiori rispetto agli altri Corpi dello Stato”.

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E il serpentone, che si è fermato sul luogo della strage, a due passi dalla Casina dei Ricordi, ha ricordato anche Matteo Valenti, figlio di Gloria Puccetti, l’ex vice sindaco della giunta Betti, morto anche lui, dieci anni fa,  bruciato mentre lavorava come apprendista, alla Mobil Oil. Lui, come le 32 vittime della strage ferroviaria, per mancanza di sicurezza, quella per la quale il Mondo che Vorrei, e la sua presidente Daniela Rombi, e Assemblea 29 giugno, si battono da sempre. E non si fermeranno davanti a niente, e a nessuno.

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Al quinto anniversario c’erano tutti: dal primo cittadino di Viareggio a tutti i sindaci della Versilia,  dal presidente della Provincia Stefano Baccelli, dai parlamentari eletti in Versilia  al sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini. E anche Luca Lunardini, il sindaco della strage, e tanta gente, accanto ai familiari delle vittime, con le immagini dei loro cari morti.

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Verità e giustizia, e non solo per Viareggio. Anche per le tante stragi rimaste impunite, dal terremoto dell’Aquila al Moby Prince.

“Quando ero a Torino alla sentenza della strage dell Thyssen – ha detto commossa Gloria Puccetti – ho condiviso la gioia delle mamme di quei ragazzi, era come se il mio Matteo quel giorno avesse avuto giustizia, perche’ in quel processo ho visto alla sbarra un intero sistema imprenditoriale cinicamente basato sull’ottimizzare la produzione a scapito della sicurezza non solo dell’uomo ma anche dell’ambiente. E guai se ci fosse un ripensamento su quella sentenza. E guai se si pensasse di mandare in prescrizione il processo in corso sulla strage di Viareggio. Guai”.

“Viareggio vuole evitare ad altri il dolore di perdere 32 vite umane a seguito di una strage assurda, causata da imperizia e regole poco chiare”. Sono state le parole di Marcucci del Pd. “Per questo – ha proseguito il senatore del Pd – la citta’ deve ospitare l’Osservatorio permanente sulla sicurezza. Il semestre a guida italiana puo’ essere anche l’occasione per armonizzare le leggi europee. Oggi non e’ il giorno delle polemiche, mi limito ad osservare che Grillo a Viareggio non si e’ mai visto. La citta’ ha reagito stringendosi intorno ai familiari delle vittime,,  il Comune, la Regione Toscana e la Provincia di Lucca hanno fatto la loro parte, intervenendo subito per ricostruire la zona colpita. Il Parlamento ha approvato velocemente una legge che ha garantito maggiore equita’ ai risarcimenti dovuti ai parenti. Il tema della sicurezza del trasporto di merci pericolose e’ diventato la battaglia di una intera città. E’ un atto di amore per evitare ad altri le stesse sofferenze, come ha ricordato il vescovo di Lucca Italo Castellani, lo spirito di giustizia deve prevalere”.

“E’ il quinto anniversario dall’esplosione che ha squassato la citta’ di Viareggio e spazzato via per sempre trentadue vite. Il quinto anniversario da una strage ancora senza verita’, senza responsabili, senza giustizia. In questo giorno di dolore e di ricordo – hanno detto Giuseppe Brogi, coordinatore regionale Sel Toscana, la deputata di Sel Marisa Nicchi, e la senatrice di Sel Alessia Petraglia – ci stringiamo attorno ai familiari delle vittime e alla citta’ di Viareggio, ferita al cuore, rinnovando con ancor piu’ forza, in tutte le sedi, il nostro impegno e il sostegno a quanti, quotidianamente, dal quel 29 giugno 2009, lottano affinche’ venga fatta piena luce su questa tragedia ancora senza verita'”.

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“Eccoci ancora qui –  le parole sono del sindaco Betti – a distanza di cinque anni da quel terribile 29 giugno 2009. Stasera siamo in tanti, tantissimi, segno di una città che ha vissuto quella tragedia con immane dolore ma che oggi la vuole ricordare con un incancellabile desiderio di giustizia e con una profonda vicinanza ai familiari delle vittime”.

Il ricordo indelebile di quella notte, delle fiamme, delle ambulanze, della tragedia,  sotto la pioggia, e con le lacrime, e i fischi dei treni in transito a rendere omaggio a chi non c’è più hanno accompagnato la manifestazione. Fino alle 23.48,  ora della strage, e 32 rintocchi di campana,  con la lettura dei nomi delle vittime.

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Nessuno dimentichi. Niente sarà più come prima.

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