Violenza di genere: Toscana seconda in Italia per i reati contro le donne. Oltre 2mila le richieste d’aiuto nel 2014

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FIRENZE (di Marta Del Nero) – Regione Toscana,  culla del rinascimento artistico e culturale italiano, oggi al secondo posto nazionale nella graduatoria sulla violenza di genere, dopo l’Emilia Romagna.

Ne è un esempio recente il caso della venticinquenne carrarese che il 4 aprile scorso avrebbe tentato il suicidio gettandosi dal terrazzo della propria abitazione successivamente alla pubblicazione online, da parte dell’ex fidanzato, di un video, girato nell’intimità, di cui era protagonista. Fortunatamente la ragazza, dopo un periodo di convalescenza all’ospedale di La Spezia, ha fatto rientro a casa, pronta a dimenticare l’accaduto.

Sorte non altrettanto favorevole per Irene Focardi, ex modella 43enne, scomparsa da Firenze il 3 febbraio e ritrovata il 29 marzo dentro un sacco della spazzatura. Per l’omicidio è  indagato il compagno, Davide di Martino, 50 anni, già ai domiciliari per percosse nei confronti della donna.

Sono solo alcuni di una lunga serie di crimini che vedono vittima il sesso debole. Ancora in Toscana i casi di maggiore rilevanza nazionale, come la scomparsa di Roberta Ragusa, nella provincia di Pisa, che ha visto di recente il proscioglimento del marito Antonio Logli, e la scomparsa di Guerrina Piscaglia, nell’aretino, per la quale è indagato un religioso.

Aberrazioni che negli ultimi anni  hanno gettato un alone di amarezza sull’area Toscana, tanto da spingere la Regione a istituire, nel 2008,  un osservatorio sul fenomeno. Annualmente, in occasione della giornata sulla violenza femminile, l’osservatorio presenta i risultati ottenuti, parte dei quali provenienti dal coordinamento Tosca (formato da 12 centri antiviolenza regionali gestiti da associazioni di donne). Scopo di Tosca è quello di costituire un’azione politica che sia in grado di promuovere un cambiamento culturale e di trasformazione nella regione  attraverso azioni di sensibilizzazione e corsi di formazione per amministratori ed enti locali. “Casa della donna (Pisa) – spiega Giovanna Zitiello, coordinatrice dell’omonima associazione – è uno dei centri parte del protocollo Tosca e presenta un iter preciso; dopo un primo colloquio telefonico con un’ operatrice ne seguono altri tre per mettere la richiedente  a conoscenza del pericolo, offrirle supporto psicologico e legale e metterle a disposizione, se necessario, una casa rifugio a indirizzo segreto. Il ciclo di violenza – prosegue – è molto complesso. Il processo si può riassumere in due differenti atteggiamenti assunti dall’uomo: l’isolamento, che vede la vittima privata del proprio lavoro e dei propri affetti, a cui fa di solito seguito un primo atto fisico e la cosiddetta luna di miele, durante la quale il “carnefice” , conscio del proprio comportamento, tende a mostrarsi estremamente romantico dicendosi cambiato. Col proseguire del ciclo gli atti fisici diventano più brutali e la donna si convince a cercare aiuto”.

La Zitiello sottolinea il rilievo assunto dai maltrattamenti psicologici e a sfondo economico, che frenano  la donna a denunciare per paura o per incapacità di mantenersi da sola, e precisa che solo nel 2014 si sono rivolte al coordinamento 2539 donne, a maggioranza italiane. I dati rilevano, inoltre, la trasversalità del fenomeno ed evidenziano come la maggior parte delle vittime abbia un titolo di studio medio-superiore.

Il consiglio rimane quello di confrontarsi con un esperto fin dalle prime avvisaglie, evitando di trovarsi in futuro “l’una a soffrire e l’altro a far soffrire”.

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