17 anni fa un delitto analogo, il fratello di Manuele: “Piena fiducia nella giustizia”

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Stupore, indignazione, rabbia. E dolore. Sono questi i sentimenti che trapelano da quanto scrivono su Facebook gli amici e i parenti Manuele Iacconi ancora in coma a seguito della brutale aggressione a colpi di casco subita nella notte di Halloween, dopo la notizia della confessione del 17enne in Commissariato a Viareggio ( leggi anche: Pestaggio in Darsena: “Sono stato io”, un 17enne confessa …). “Diciassette anni fa ad Halloweeen per un diverbio in auto – si legge in un post – un mio carissimo amico è stato  ucciso a coltellate da un ragazzo che si è costituito dopo 4 giorni di latitanza adducendo legittima difesa”. Era il 1 novembre del 1997, e il sangue ruppe la notte di Halloween viareggina al pub Circo Massimo. A perdere la vita fu Francesco Pignati. La vittima e il suo acoltellatore si ritrovarono nello stesso locale e in pochi minuti avvenne l’irreparabile. Con l’assassino fuggito, e poi ricomparso, e processato. “Diciassette anni dopo – prosegue lo script-, per un altro stupido ridicolo diverbio in auto Manu viene preso a cascate in testa con una tale ferocia, malvagità, una crudeltà tale da fracassargli cranio, zigomi e le orbite oculari. Era in terra in una pozza di sangue e l’altro continuava ad infierire nonostante che provassero a toglierglielo da dosso. Ora lotti tra la vita e la morte. e lui, quel ragazzino ( 17 anni, ndr ) dopo quattro giorni si costituisce dicendo che si era difeso perché tu senza motivo sei sceso dalla macchina e l’ hai preso per la maglia. Guarda un po’ ha trovato il casco in terra, guarda un po’dice che non era in branco quando le telecamere ed i testimoni asseriscono che si trattava di una gang punitiva. Costui, 17 anni è a casa, libero in attesa di giudizio, supportato dalla famiglia. Noi tutti, amici, parenti e onesti cittadini chiediamo giustizia. Chiediamo che coloro che si sono macchiati di questo massacro paghino. Forza Manu”. Sono in molti a pregare, e nessuno lo lascia solo.  Il fratello Daniele, per primo, che confida in toto nell’operato degli investigatori e della giustizia.

La versione del 17enne, convince poco gli inquirenti che ormai in questa settimana hanno passato al setaccio le immagini delle telecamere e preso a verbale tutti i testimoni di quella notte. Il bandolo della matassa è ancora da sciogliere, e gli uomini dell’Anticrimine, diretti dalla dottoressa Rosaria Gallucci e coordinati dal pubblico ministero Sara Polino sono al lavoro. La soluzione del caso, da quanto trapela, non dovrebbe essere lontana.

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