29 Giugno 2009, ore 23.48. Lunardini: “Impossibile dimenticare, ora occorre giustizia”

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29 Giugno 2009, ore 23.48. Se mai dovesse esistere da qualche parte una assurda graduatoria del dolore, quella notte ne sarebbe al vertice.

“Chi tra di noi, che lì eravamo quel 29 Giugno, potrà mai dimenticare gli inconcepibili boati che spezzarono la calma di una notte di inizio estate? O il bagliore di quelle fiamme assassine?”. La lettera, toccante, piena di ricordi di dolori, indelebili, è dell’ex sindaco di Viareggio, Luca Lunardini, che quella notte da apocalisse, era li. Tra i primi, con i soccorritori, a cercare di portare aiuto ai feriti e a consolare i familiari delle vittime, morte bruciate dalle fiamme sprigionate dalla cisterna dilaniata dalla quale, dopo il deragliamento del treno merci, si era sprigionato il Gpl.

Non dimentica, l’ex primo cittadino di Viareggio, le urla di chi investito, ustionato, da quel rossore rovente, cercava di fuggirne e  le sirene che laceravano la notte e gli sguardi persi di chi, impotente, vedeva la propria casa crollare su se stessa, mentre eroi sconosciuti in divisa si gettavano tra le fiamme per strappare corpi e cose al delirio.

“E come scordare, – scrive Lunardini -, impossibile, la vista di quei poveri resti carbonizzati che fino a pochi attimi prima respiravano la vita? Sono un medico, dovrei essere abituato alla morte. Ma non ci si può abituare a questa morte. Come non ci si può abituare al dolore inimmaginabile di chi, nei Centri Grandi Ustionati, vedeva spengersi, nonostante il prodigarsi del medici, figli, genitori, parenti. Inutile medicina di fronte alla follia degli uomini. Perché tutto questo è stato il prodotto della follia dell’uomo, con responsabilità che attendiamo di conoscere, e non un evento naturale ed imprevedibile. Chi non c’era forse può illudersi di dimenticare quella notta. Chi c’era sa che questa Città non lo dimenticherà mai. Una Città meravigliosa la nostra, che in quelle ore, giorni, settimane ha saputo stringersi attorno ai propri morti, feriti e ai loro familiari. Una Città che, per una volta dimenticate le sue divisioni, ha saputo ottenere e dare molto. Dalla assistenza agli sfollati, alla Ricostruzione, alla Legge Viareggio.  Ricostruzione e Legge che, a fronte di tante brutture nazionali, possono essere motivo di orgoglio per i viareggini ed esempio per la Nazione tutta. Eppure, nonostante tutto questo, se errori, ieri o oggi, fossero stati fatti o comunque un qualsivoglia motivo di disagio è stato arrecato a chi ha tanto sofferto, posso e possiamo solo piegare il capo e ammutolire. Perché tutti i risultati materiali ottenuti a nulla varrebbero se anche una sola scelta fatta, ieri o oggi, fosse motivo di malessere per anche uno soltanto dei superstiti o dei familiari. Tutto è stato fatto con il cuore, il cuore grande di ogni viareggino, ma se perfino il cuore avesse talvolta sbagliato, mai si abbia a dubitare dell’amore che abbiamo provato e proviamo per chi ha tanto sofferto. Oggi non ho ruoli amministrativi o politici, sono un viareggino come tanti, ma proprio perché viareggino, nell’inchinarmi di fronte a chi tanto ha perso, ho un’unica preghiera: che, anche adesso, a ricostruzione avvenuta, la Città non smetta mai di ricordare, in ogni modo e forma possibile, e continui a chiedere, urlare, con la voce che nasce dal dolore, quell’unica, ma irrinunciabile, cosa che rimane da chiedere: Giustizia”.

Questa mattina, alla Messa alla “Casina dei Ricordi”, luogo simbolo della strage alla stazione di Viareggio di 5 anni fa, per ricordare i 32 morti, il vescovo di Lucca, Italo Castellani ha detto che “va fatta giustizia, che non significa vendetta” e che bisogna “evitare che il profitto vada a scapito del valore del bene della persona umana”.

Stasera, come ogni anno, corteo e fiaccolata per ricordare le vittime.

 

 

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