29 Giugno 2018: l’intervento del Sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro

VIAREGGIO – «Ci sono giorni nella vita che trascorrono senza nulla ricordare: lasciano segno solo del tempo che passa. Nessuna immagine, nessun colore, come non fossero stati vissuti.

Il giorno prima del disastro ferroviario di Viareggio, per me fu un giorno così. Un giorno anonimo, di cui anche adesso sforzandomi, non ricordo nulla. Era una domenica: forse assolata, forse di pioggia. Una domenica persa.

Eppure avremmo dovuto gustarla fino in fondo quella domenica. Dal mattino presto, nel pomeriggio, fino alla sera tardi: perché fu l’ultimo giorno della “vita di prima”.

Perché il giorno seguente era il 29 giugno 2009. Una data spartiacque per Viareggio ma che dovrebbe, e deve, segnare un confine per l’Italia intera. L’Italia dei luoghi di lavoro, del trasporto di materiale pericoloso: l’Italia dell’impegno, l’Italia della solidarietà.

Un giorno chiave, dopo il quale niente è più stato lo stesso.

Prima la vita, con le sue incrinature, a tratti spensierata, assolata come sa esserlo solo a giugno, spesso ingenua. E poi d’un tratto la morte. Il buio, il fuoco, l’urgenza dei soccorsi, la concitazione delle notizie che si rincorrono nelle edizioni straordinarie. La voce rotta dei macchinisti che rimbalza in ogni tg.

E le vittime. E l’alba su una città insonne, che si scopre bombardata. Incredula di fronte a tanto dolore.

Sono passati 9 anni: 9 anni della “vita di dopo”. C’è stato un processo e una sentenza di primo grado che ha individuato nomi e precise responsabilità. Ci sono state le condanne.

Ma quel che più conta, è che in questi 9 anni si è parlato di Giustizia e di Sicurezza.

Due parole intorno alle quali sono ruotati i giorni e gli anni della nostra città e dei familiari delle vittime: e mi permetto di sottolineare che è soprattutto grazie a loro se quella di Viareggio non è una delle tante stragi impunite di quest’Italia che ha un grande cuore ma poca memoria.

Giustizia che si appresta al secondo grado di giudizio in un processo di appello che sarà difficile e più lontano, ma non meno partecipato.
Noi saremo nelle aule di Firenze come siamo stati in quelle di Lucca. Perché bisogna esserci in quelle stanze alte e bianche, per capire l’enormità di quello che è accaduto e quale battaglia si sta portando avanti. Faremo la nostra parte per rappresentare sommessamente o a tutta voce, la dignità di una città ferita.

E poi la Sicurezza, presente nei dibattiti e latitante sui binari: troppo spesso sottovalutata, con protocolli incerti o addirittura inesistenti, con infrastrutture che sapevamo datate ma che mai e poi mai avremmo voluto scoprire pericolose.

Di nuovo quest’anno, dopo 9 anni, abbiamo chiesto a Ferrovie cosa è stato fatto: di nuovo aspettiamo una risposta che tarda ad arrivare. Ma attenzione, perché se c’è una cosa che a Viareggio non manca è la perseveranza di chiedere ancora.

Sicurezza che è una sensazione, uno stato d’animo: un diritto. Diritto di sapersi protetti in casa propria: il gesto familiare di chiudere la finestra di fronte a un temporale. L’sms rassicurante di un figlio lontano.

Attimi quotidiani spazzati via, questo rimane: e un coro di assenze che pesano come macigni, grandi come il dramma ha investito Viareggio e che ha giocato con la vita delle persone, come fossero marionette.

E’ dura parlare di fronte a questi volti.

Volti, inchiodati per sempre nella vita di prima, che oggi assistono muti ad ogni traguardo raggiunto, ad ogni nuova commemorazione. Che tuttavia sostengono e danno forza e rammentano abbracci o saluti mancati, una lite irrisolta, una mano aperta in alto a salutare da lontano. Una gita al mare o una giornata solitaria. Il riso e il pianto, il grande nulla della vita e il piccolo tutto: la nostra storia, personale e collettiva, a cercarla bene, può essere trovata in queste foto.

Vorrei concludere citando Johnny Welch, e pensando a questi 32 sorrisi che ci ammoniscono amari, col senno di poi. A ciò che gli dobbiamo, a tutto quanto diamo per scontato, a quello che sorvoliamo disattenti, a quei giorni che scorrono via come quella domenica anonima di 9 anni fa.

«Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene ancora.

Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo e che mai ti dimenticherò».

Da stamani i treni fischiano in stazione:
sono passati 9 anni ma Viareggio non dimentica».

Il sindaco
Giorgio Del Ghingaro