29 Giugno: il senso della memoria

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VIAREGGIO (di Alberto Pardini) – La vita non si ferma, nemmeno rallenta, semplicemente tiene il passo, il suo passo, indipendentemente da gioie e dolori, da momenti meritevoli di più tempo e da altri che invece vorremmo finissero in un attimo. La memoria delle persone, in questo senso, è uno degli strumenti più importanti che abbiamo per portare con noi esperienze, emozioni, ricordi, lezioni che determinano oggi quello che saremo domani. Talvolta la memoria più che una possibilità diviene un dovere, un obbligo morale, umano, soprattutto quando si parla di dolore e morte, di persone innocenti strappate alla vita in modo violento, innaturale.

Bombardati come siamo al giorno d’oggi di violenza e morte, nulla – o quasi – ci sorprende più anzi, situazioni che fino a pochi lustri fa sarebbero state vissute con sdegno e dolore condivisi, oggi scivolano addosso alla corazza di indifferenza che ci è necessaria per superare indenni le quotidiane notizie di dolore e violenza. Indiscutibilmente però, la sensibilità varia da un individuo all’altro in base alla nostra storia personale, a quanto un argomento ci tocca o ci è vicino.

Nel lontano 1969, Viareggio fu teatro di una delle più controverse storie italiane di cronaca nera: il caso Lavorini, giovane tredicenne rapito e ucciso all’ombra dei pini, in un intrigo politico che – col senno di poi – costituiva una delle principali avvisaglie del periodo di sangue e piombo che seguirà. Il caso sconvolse letteralmente non solo Viareggio, ma anche l’Italia tutta, in un condiviso sentimento di angoscia che verrà superato solo da quanto accadrà nel decennio successivo.

Quaranta anni dopo Viareggio torna protagonista della cronaca con la strage ferroviaria del 29 giugno, ma i tempi sono cambiati e già dopo soli pochi giorni i media nazionali cominciano a spostare l’attenzione su altri argomenti, per stare al passo; niente a che vedere con quei martellanti servizi quotidiani che nel 1969 tenevano aggiornato il paese sugli sviluppi delle indagini. A Viareggio invece il tempo sembrava essersi fermato: la città intera è ancora sotto shock, intontita e incredula dopo quella notte di fuoco. I funerali di stato registrarono una partecipazione massiccia nonostante fossimo in piena stagione, un fiume umano che ogni anniversario, quest’anno era il quinto, si è però sempre più rimpicciolito. Certo, non è e non può essere la presenza ad un corteo la discriminante per il ricordo visto e considerato che ognuno affronta – legittimamente – il dolore a suo modo, ma mai come quest’anno si è percepita una tale indifferenza verso il ricordo del 29 giugno, sfociata talvolta in sentimenti di vero e proprio fastidio: dalla gaffe – rimediata – dell’Amministrazione a coloro – e sono più di uno – che si sono pubblicamente lamentati dei fischi con cui i macchinisti hanno dato il loro tributo al ricordo della strage attraversando la città (rito che per inciso, seppur in quantità decisamente minore, avviene ogni 29 del mese, ndr) durante la giornata, molte sono state le note stonate. Certi atteggiamenti sono – purtroppo – un assist alla teoria dello “spiacevole incidente”, un sassolino sul piatto della bilancia di chi vuole che questa pagina venga chiusa il prima possibile, dimenticata, consegnata velocemente al passato.

Come detto in precedenza oggi nulla sembra più sorprenderci, è però vitale non perdere la capacità di indignarsi, di provare quel sentimento di empatia e solidarietà che ci distingue dagli automi, che fa ribollire dentro quella rabbia positiva che ci spinge a pensare, e chiedere, il cambiamento. Quello che Viareggio ha vissuto sulla sua pelle é una pagina che non si può dimenticare. É un film che ogni volta torna alla mente immagine dopo immagine, facendo ancora rabbrividire a distanza di 5 anni. Le esistenze di molti non sono più le stesse dopo quella notte: dai sopravvissuti ai familiari, dai vigili del fuoco agli operatori sanitari, fino a semplici cittadini che quella ferita l’hanno sentita loro, tutti, ognuno a suo modo, hanno quella notte impressa in modo indelebile nel cuore e nella mente; nessuno pretende che tutti vivano il ricordo nel silenzio e nella partecipazione, ma il rispetto del dolore è sacro, e mai come in casi come questi il silenzio è d’oro.  Ogni ferita, analizzata non come singolo evento ma in una visione più allargata può – e talvolta deve – essere una lezione di vita utile a sé e agli altri. Nel giorno del ricordo, il passato diviene importante soprattutto in relazione ad un futuro da creare consapevolmente grazie a quanto imparato da ciò che ci accade, affinché non avvenga più.

Senza memoria, l’esperienza perde di significato. Il difenderla o meno è una scelta, rispettare chi lo fa, un dovere.

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