A scuola con gusto, il pesce fresco di Viareggio nelle mense scolastiche toscane

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Quali sono gli alimenti che incontrano il minore gradimento nelle mense scolastiche? Risposta facile: il pesce, la verdura, la frutta. Come dire, il cibo che ha migliori caratteristiche nutritive.
Contro questo andazzo, da 9 anni è stato attivato a Viareggio un progetto di educazione alimentare che si propone di insegnare ai bambini, ma anche alle famiglie e ai docenti, i fondamentali del mangiare sano e corretto. Si chiama “A scuola con gusto” e coinvolge l’amministrazione comunale di Viareggio, l’Azienda speciale pluriservizi, che gestisce la refezione scolastica, il Centro educazione del gusto di Prato, la Regione Toscana e il corpo docente dei nidi, delle materne e delle primarie.
Per fare il punto sul programma si è svolta a Palazzo comunale a Viareggio una di confronto e di studio. Fiore all’occhiello del programma è il progetto “Mangiare locale si può”, che prevede il consumo di pesce fresco di produzione locale nelle mense scolastiche. Specie ittiche trascurate dal mercato vengono pescate nel nostro mare e preparate a Viareggio, nel centro realizzato alle Bocchette e gestito dai pescatori della Cittadella della Pesca. Macinato di sugarello e filetti di cefalo vengono distribuiti a Viareggio (comune capofila) e nelle mense di Siena, Bagno a Ripoli, Colle Val d’Elsa, San Miniato e Terranuova Bracciolini.
Una vera e propria eccellenza che deve essere conosciuta meglio e deve crescere ulteriormente, ha detto l’assessore alla pubblica istruzione e vicesindaco di Viareggio Rosella Martina, secondo la quale l’educazione alimentare riveste importanza cruciale: “Per un bambino mangiare correttamente significa garantirsi un migliore stato di salute in futuro”.
Per quanto riguarda il progetto del pesce fresco, Martina ha annunciato un progetto di ampliamento del laboratorio di preparazione del pesce. Una struttura che è già diventata troppo piccola se si vuole estendere la rete dei Comuni che puntano sulla filiera corta del pescato. I
l nuovo laboratorio dovrebbe sorgere nell’attuale mercato ittico, in attesa di essere trasferito nel nuovo, e diventare anche la sede di un’aula didattica – destinata alle scolaresche toscane – per diffondere la conoscenza delle specie ittiche del nostro mare, anche quelle cosiddette “povere”.
Simone Tarducci, del dipartimento agricoltura della Regione Toscana, ha ricordato come da anni la Regione sia impegnata nella valorizzazione della “filiera corta” per le mense scolastiche. L’obiettivo è quello di utilizzare il più possibile prodotti di origine toscana: “Il valore delle mense della nostra Regione è di circa 500 milioni di euro l’anno. Si capisce subito che a servire prodotti locali si fa un buon servizio alla salute dei bambini e si investe nel territorio. Il progetto del pesce fresco, nel quale crediamo fermamente, va in questa direzione”.
Per Alessandro Venturi, del Centro educazione del gusto di Prato, il progetto viareggino è un unicum nel panorama regionale, di cui si deve essere orgogliosi. Centrale, secondo Venturi, l’educazione alimentare che nel caso dei bambini piccoli deve puntare sulla percezione sensoriale: i piccoli devono essere guidati attraverso percorsi didattici allo scopo di far loro accettare colori, consistenza e odori degli alimenti verso i quali mostrano riluttanza.
Marco Franciosi, direttore dell’Asp, ha rivendicato lo sforzo costante attraverso il quale l’azienda persegue la qualità e ha affrontato la questione dei costi: “E’ vero, servire pesce di filiera corta al posto del congelato ci costa 12 centesimi di più a pasto. Ma la differenza si vede, perché il pesce locale viene consumato, mentre l’altro più spesso finisce nei rifiuti”.
Alessandra Malfatti, presidente della Cittadella della Pesca, ha ricordato come si sia passati in poco tempo dal lavorare 1800 chili di pesce al mese agli attuali 4700 chili. Naturalmente parliamo di pescato locale, per cui si è soggetti alla stagionalità. Ma anche questo è un fatto da conoscere e da accettare come parte dell’educazione al consumo consapevole.
In conclusione, è toccato alle amministratrici di due comuni che fanno parte della rete “Mangiare locale si può” dare le loro valutazioni sul progetto. Per Tiziana Tarquini (assessore a Siena) il programma è strategico perché tutela la salute dei bambini, attraverso i quali si possono raggiungere anche le famiglie. Chiara Rossi (assessore a San Miniato): “Si inquadra nel nostro vasto programma di filiera corta, del quale siamo orgogliosi. Sono anche i genitori a chiedercelo”.

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