A Villa Bertelli la mostra “Arturo Dazzi restaurato”

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FORTE DEI MARMI – Sabato 20 dicembre alle ore 18,00 sarà inaugurata la Mostra “Arturo Dazzi restaurato” realizzata in collaborazione con l’assessorato alla cultura. Sono alcune opere della Donazione Dazzi del Comune di Forte dei Marmi completamente restaurate dalla Fondazione Villa Bertelli come omaggio al grande artista per il Centenario .

“Una occasione unica- sottolinea il Presidente Carlo Fontana – per ammirare le opere della collezione di proprieta’ del comune che il CdA della Fondazione ha deciso di recuperare per un grande omaggio a Dazzi “. “ E’ un patrimonio che la Fondazione ha voluto fortemente rivalorizzare – sottolinea il vicepresidente Matteo Raffaelli – Nel 1986, una sessantina di dipinti sono stati donati dalla compagna di Arturo Dazzi, Andreina Vannoni (detta “Gri”), al Comune di Forte dei Marmi.

Selezionate le opere più deteriorate, a causa della presenza di insetti xilofagi, di stuccature e di ridipinture eseguite in passato, è stato condotto il restauro di diciotto opere, con cinque casi di double-face: il pittore, infatti, è ricorso talvolta allo stesso supporto ligneo di recupero dipingendo ambedue le facce della stessa tavola e, in qualche caso, intervenendo anche su immagini già eseguite. Claudio Casini, soprintendente Bapsae di Lucca scrive nella presentazione del catalogo : “Arturo Dazzi si colloca, nel panorama artistico del Novecento, come scultore prima ancora che pittore. Sbozzatore nel laboratorio di famiglia a Carrara e poi allievo presso la locale Accademia di Belle Arti, il giovane Arturo riuscì a vincere due pensionati artistici, uno provinciale e uno nazionale, che gli consentirono di vivere a Roma, dove rimase fino al 1926, anno in cui decise di trasferirsi a Forte dei Marmi.

Qui, “in questa limpida e dolce Versilia che mi fece diventare pittore e dove ogni scultore dovrebbe dipingere e ogni pittore scolpire”, Dazzi, grazie anche alla frequentazione di personaggi folgorati dall’Eden versiliese, quali Ardengo Soffici, Giovanni Papini e Carlo Carrà, maturò l’idea di dedicarsi anche alla pittura, partecipando nel 1930 all’Esposizione Internazionale dell’Animale nell’Arte, che si tenne a Roma presso il Giardino Zoologico. Come un nuovo Courbet e con la sensibilità di un Cézanne, secondo i giudizi della critica del tempo, Dazzi davanti al cavalletto trovò una maggiore libertà di ricerca e di sperimentazione rispetto alla scultura, il cui rigore tecnico fu messo spesso al servizio del potere nazionale e cattolico. La rappresentazione della natura, colta nella sua spontaneità, si libera dalle convenzioni eclettiche e monumentali della scultura coeva, per aprirsi invece ad un più intimo dialogo attraverso veloci pennellate e suggestioni cromatiche che, tuttavia, non tradiscono la solidità delle forme: così sono stati concepiti dipinti raffiguranti scene con cavalli, pesci e cervi; ritratti di donne e nudi femminili; composizioni di fiori e paesaggi versiliesi.”

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