Acqua contaminata: “La risposta di Bramerini non chiarisce”

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PIETRASANTA – Il Consigliere regionale dell’UDC, Giuseppe Del Carlo aveva portato nei giorni scorsi il problema della presenza del tallio nell’acquedotto di Pietrasanta all’esame del Consiglio regionale con una interrogazione urgente al Presidente Enrico Rossi in cui chiedeva di conoscere quali fossero le responsabilità dei soggetti  coinvolti GAIA, ASL, ARPAT e COMUNE in merito ai ritardi nella rilevazione del metallo nell’acqua, alla mancata bonifica  delle miniere  di pirite, alla mancata valutazione delle dimensioni del fenomeno  non limitato a Valdicastello ma ben più esteso..

In Aula è dunque intervenuta l’Assessore regionale all’ambiente, Bramerini la quale  ha ricostruito i passaggi della vicenda di Pietrasanta a partire dal 2004, quando, a seguito di una tesi di laurea, furono riscontrati, nelle acque superficiali  del torrente Baccatoio, all’altezza della miniera ex Edem, la presenza di metalli pesanti, saggi di tossicità positivi al 100% e assoluta  assenza di vita animale e vegetale.  Si è  poi passati al 2009 quando  si registrarono l superamenti dei limiti consentiti   nel Baccatoio in prossimità dell’impianto di Falascaia. Solo  nell’aprile  2013  si cominciò a parlare di tallio nelle acque di lisciviazione della miniera ex EDAM  ritenute pericolose  per la  catena alimentare.

“La risposta dell’Assessore – afferma il Consigliere Del Carlo – non è esaustiva. Infatti, al di là della cronistoria, non ci è dato sapere da quanto tempo il tallio era presente nella rete idrica di Pietrasanta  e perchè, nonostante tutti i controlli,  il dato non era emerso prima, quali effetti ci possono essere per la salute dei cittadini, entro quanto sarà avviato lo studio epidemiologico sulla popolazione, quali soluzioni saranno adottate per risolvere le problematiche ambientali legate alla presenza delle ex aree minerarie e delle sorgenti di contaminazioni ad esse connesse”.

“A questo punto – conclude Del Carlo – ci vuole chiarezza e mentre la magistratura va avanti con le sue indagini,    anche le responsabilità politiche e amministrative devono essere individuate, compreso  quelle della Regione che era stata coinvolta nella conoscenza dei dati sin dal 2013”.

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