Arte: la prima volta di Paolo Ruffini, ecco il suo “Gabbia-no”

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PIETRASANTA – Rompe gli schemi. Farà discutere, farà riflettere. Vivrà attraverso i social, la comunità delle condivisioni e delle espressioni, perché è lì, che il primo messaggio è partito. Vivrà soprattutto nel cuore della gente, dei bambini, della città di Pietrasanta, nel suo centro storico che abitualmente ospita i grandi maestri contemporanei che lavorano il marmo ed il bronzo. Non sarà una mostra convenzionale, non sarà nemmeno un déjà-vu. Sarà qualcosa di completamente diverso nel panorama degli eventi d’arte. Paolo Ruffini si cimenta per la prima volta con le Arti Figurative, non da scultore, non da pittore, ma da artista a tutto tondo, “divulgatore” del messaggio, del concept che le sue installazioni vogliono trasferire ai visitatori. Il simbolo che anima i suoi allestimenti è il gabbiano che dentro il suo nome, ha la negazione stessa della gabbia. Gabbia-no, un inno alla Libertà!

Il Comune di Pietrasanta in collaborazione con la Fondazione Versiliana inaugura il nuovo corso S.T.Art: Grandi Eventi con un percorso innovativo ed originale fino ad oggi mai sperimentato. Un percorso difficile da “ingabbiare” all’interno di una categoria dove il concetto di libertà, in tutte le sue forme, interpretato dall’attore, regista, conduttore e scrittore, si traduce utilizzando le tecniche miste (legno, ferro, cartapesta, resine e poliesteri scolpiti) e la manualità di eccelsi artigiani, i Maestri del Carnevale di Viareggio.

Dall’11 dicembre, e quindi per tutto il periodo delle festività, fino al 7 febbraio, una decina d’installazioni popoleranno Piazza Duomo, il Sagrato e la Chiesa di S. Agostino, con il suo Chiostro. Nella Sala del Capitolo saranno allestiti i bozzetti, i disegni, le testimonianze, le foto degli “Amici di Paolino”, che narreranno, come lo story-board di un film, l’evoluzione del progetto realizzato dal Nido del Cuculo e da Artitaly.

La mostra è stata presentata questa mattina dallo stesso Ruffini e dal direttore artistico della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni suo grande amico di lunga data, alla presenza del Vicesindaco di Pietrasanta Daniele Mazzoni, del Consigliere delegato alla cultura Paola Brizzolari e del Consigliere della Fondazione Versiliana Maria Antonietta Di Benedetto.

Con “Gabbia-no” decolla ufficialmente il progetto S.T.Art, Save Tourism & Art dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Massimo Mallegni, la cabina di regia di eventi che avrà il compito e l’obiettivo di coordinare e promuovere l’arte, la cultura e lo spettacolo per una proposta turistica globale al passo con i tempi (aumento dei flussi turistici).

Il nostro obiettivoha commentato Massimiliano Simoni – è comunicare con i giovani, attraverso questo mostra e Paolo Ruffini è sicuramente la persona più adatta. Pietrasanta è sì la città dei grandi artisti, ma deve riscoprire anche la sua funzione didattica, perché le nuove generazioni devono essere educate all’approccio all’arte”.

Dello stesso avviso è lo anche Paolo Ruffini :Spero che per una volta possano essere i ragazzi a portare i genitori a una mostra. Sarebbe un paradosso. Perché l’arte non entra mai nei social? Perché non può essere su Facebook? Perché non può essere Pop? L’arte è la cosa più pop del mondo, ma i ragazzi la percepiscono come una cosa noiosissima, scolastica. E’ vero che tanti musei sono gratis, ci sono cose bellissime, ma è come se alla bellezza non potessimo avere accesso perché abbiamo un retaggio culturale elitario. Penso quindi che la scelta che ha fatto questa Amministrazione sia per questo molto interessante, popolare ed attuale, e cioè la scelta di liberare anche l’arte. Questo senso di libertà è il senso insito nella mostra: prendere e liberare l’arte dalle sue gabbie estetiche e per certi versi classiste, per poterla consegnare alla cittadinanza più ampia possibile.”

Il Gabbiano. “Gabbiano – scrive Paolo Ruffini – può essere sopracciglia, può essere simbolo dell’infinito se specchiato sul mare, può essere un cuore se unisci le ali, può essere il segno delle forme generose di una donna, può essere il promontorio di un’ isola,

può essere di carta, può essere un abbraccio, la forma di una mezza luna, o di un aquilone, può essere frasi importanti, può essere la mia città, Livorno. Li ce ne sono tanti”.

Il progetto trova spunto nel capolavoro letterario di Richard Bach che nel 1970 scrisse Il gabbiano Jonathan Livingston (nel titolo originale, Jonathan Livingston Seagull) incentrato sulla figura del gabbiano Jonathan e sulla sua passione per il volo come metafora della vita e della libertà.

La gabbia. La gabbia-prigione si dissolverà gradualmente nel percorso che il visitatore sarà invitato a fare. Il Gabbiano librandosi nel cielo della libertà ci affrancherà idealmente dalle costrizioni, dalle imposizioni, dalle paure, dall’ideologie, dai dogmi, dalle guerre, dalla fame, dalla schiavitù. Da tutto ciò che ci tiene prigionieri. E come Jonathan Livingston si dissolverà nel cielo.

Ciò che conta veramente è la salute dell’anima e il volo del gabbiano è la metafora del distacco dal corpo e dal mondo terrestre per abbracciare una dimensione celeste (o metafisica).

 

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