Asbuc, si dimette il CdA

SERAVEZZA – Il consiglio di amministrazione Asbuc Montagna di Seravezza si è dimesso in blocco. Non tanto perché ha perso le votazioni sulla bozza d’accordo con Henraux, “ma – si spiega in una nota – per come si è svolta l’intera vicenda, in particolare per il ruolo del Comitato pro Azzano”. Il cda dimissionario si toglie così qualche sassolino dalle scarpe.”Saremmo tentati – spiega il cda dimissionario – di mandare semplicemente al diavolo tutto questo che non fa onore nemmeno a chi la commenta, ma se ciò potrà orientare meglio le scelte future, riassumeremo i fatti. Dal 2007 al 2012 il comitato usi civici rivendica l’Asbuc, interviene nel giudizio a Roma, lotta contro Henraux per il rispetto della legge sull’apertura della cava Macchietta, sulla marmettola nel canale del Giardino, sul controllo del materiale estratto; cerca di smuovere dal torpore una popolazione montana rassegnata e passiva. In ciò si distingue particolarmente il paese di Azzano che non partecipa mai, diciamo mai, alle decine di assemblee indette dappertutto, compresa la Cappella e Azzano stesso. Nel 2012 nasce Asbuc, a seguito di una sentenza del 2008 del commissario a Roma che identifica un primo nucleo di demanio civico e diventa subito attore nel procedimento stesso e avendo dalla sua parte la perizia del 1983-88 che avevano stilato i periti Corfini, Bartelletti e Pizziolo – ricorda il cda dimissionario -. Nel 2014 il giudice Catalani, sulla base di una corposa Ctu, sentenzia a favore di Henraux riducendo la portata della perizia demaniale e propone di intraprendere una trattativa che definisca i termini finali della questione. E’ una trattativa lunga e sfibrante che vede da una parte un’azienda potente come Henraux che aveva già incassato il sì del giudice sulla validità dei contratti, e dall’altra un’Asbuc lasciata sola, ma che cercava di portare a casa quanto più possibile, anche se molto al di sotto delle aspettative iniziali. Dal 2017 al 2018 – è la ricostruzione di Asbuc – nasce un comitato pro Azzano caratterizzato da un campanilismo esasperato che da subito mostra di non voler minimamente dialogare. Nella consultazione per l’accordo con Henraux, nessuno di Azzano partecipa all’assemblea del Paese, mentre una quarantina di persone corrono a Minazzana all’ultima assemblea munite di due deleghe ciascuna, ribaltando l’esito finale, inficiando così quello che era lo spirito di partecipazione diretta ed espressione della volontà personale. Legalmente forse era possibile farlo: moralmente e civilmente è stata un’azione ripugnante, intimidatoria e preordinata da qualcuno che è rimasto dietro le quinte. Chi c’è dietro Asbuc? Ci siamo noi che abbiamo lottato e impegnato tempo e risorse personali per questi 10 anni e in grande solitudine, con poco successo ma con la coscienza a posto. Chi c’è dietro il pro Azzano? Infine vogliamo ricordare che il consiglio Asbuc ha sempre cercato di difendere e valorizzare i nostri boschi essendo certi che solo un ente trasversale come Asbuc, superando la logica dei campanilismi, potesse risolvere il degrado ambientale e la difficoltà d’intervento del pubblico e del privato”.